Abbath
Outstrider

2019, Season Of Mist
Black Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 08/07/19

Abbath è un personaggio a tutto tondo, uno di quelli che non lascia di certo indifferenti, capace di suscitare sorrisetti di scherno e genuflessioni di profondo rispetto. Dopo il congedo, non scevro di polemiche, dagli Immortal, il singer norvegese torna in carreggiata con il suo secondo album solista, a tre anni dal convincente esordio omonimo. Servendosi di una line-up rinnovata dalle fondamenta, priva dell'ingombrante presenza di King Ov Hell e composta da onesti strumentisti, tra i quali spicca comunque l'ottima bassista  Mia Wallace, lo scandinavo plasma un LP a immagine e somiglianza delle proprie passioni musicali: e un titolo come "Outstrider", d'altronde, calza a pennello per un uomo simpaticamente egocentrico e poco avvezzo a pacate convivenze artistiche.

 

Nonostante i testi, opera del paroliere Simon Dancaster, mastichino misticismo e psicoanalisi junghiana, le atmosfere rinviano alle leggende del lontano Nord, al mondo coperto di ghiaccio e neve cantato nelle splendide pagine del libro sacro di Blashyrkh, e ora rivisto e corretto in chiave old school. Le rapsodiche cadenze di "Calm In Ire (Of Hurricane)", dunque, danno il significativo segnale d'avvio a una salva di proiettili esplosi da breve distanza.

 

"Harvest Pire", "Land Of Kherm", "Hecate", "Outstrider" rappresentano il sospirato back to the roots ai primi Eighties: di fatto, malgrado ogni pezzo appaia intriso di un black diretto e tagliente, ciascuno di essi ostenta non soltanto bicipiti heavy metal nei riff e negli assoli, ma si adorna altresì di svolazzi epici degni dei padrini Bathory, da cui, non a caso, viene ripresa "Pace 'Till Death". Al centro della piramide troneggia la voce nasale e crocidante del buon Olve Eikemo, abile nel muoversi con disinvoltura tanto nel NWOBHM trasheggiante di "Scythewinder", quanto nei cambi di tempo delle più canoniche "Bridge Of Spasm" e "The Artifex".

 

"Outstrider" conferma che Abbath riesce ancora a graffiare: al di là dei consueti e speciosi confronti, sfornare dischi solidi e accattivanti costituisce il modo migliore per competere con l'ex sodale Demonaz. Una sfida a colpi di chitarra, e non di sterili diatribe, non può che rallegrare la nostra sensibilità uditiva.

 

 

 





01. Calm In Ire (Of Hurricane)
02. Bridge Of Spasms
03. The Artifex
04. Harvest Pyre
05. Land Of Khem
06. Outstrider
07. Scythewinder
08. Hecate
09. Pace 'Till Death

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