Deaf Havana
All These Countless Nights

2017, So Recordings
Alternative Rock, Pop - Rock

Il potenziale artistico alle volte risiede nella versatilità a reinventarsi, costruendo nuove sonorità inattese che all'inizio di un viaggio in musica non ci si sarebbe mai aspettati di definire come proprie.
Recensione di Alessandra Manini - Pubblicata in data: 02/02/17

I Deaf Havana, band inglese nata nel 2005 nella contea di Norfolk, in più di dieci anni di attività hanno spaziato fra i generi, dal post-hardcore all'emo. In seguito ad alcuni cambiamenti nella formazione, riescono a trovare una nuova identità artistica, risultato della tenacia e della ricerca che ha portato la band fuori dai soli apprezzamenti di un pubblico di nicchia.
James Veck - Gilodi alla voce e chitarra ritmica, Matthew Veck - Gilodi alla chitarra solita, il tandem batteria - basso trova rispettivamente Tom Ogden e Lee Wilson alle quattro corde, entrambi membri fondatori della band, a differenza della new entry, il polistrumentista e corista Max Britton, unitosi ai Deaf Havana nel 2013, che trova spazio al pianoforte, tastiere e percussioni.
Una band che ha affrontato a viso aperto le difficoltà, facendo capire al destino quanto la loro musica abbia ancora da dire.
 
"All These Countless Nights" è un lavoro strumentalmente raggiante che regala vibrazioni positive e momenti di intensa riflessione, il tutto avvolto dalla voce del frontman, cristallina e sincera. Un disco che prende a tutti gli effetti le sembianze di una rampa di lancio per un 2017 che vedrà i Deaf Havana impegnati in un tour europeo, nel quale non mancherà una data italiana: Sabato 8 Aprile presso La Tenda di Modena ed il 23 Giugno al Firenze Rocks, come band di apertura per una giornata in cui seguiranno Placebo ed Aerosith. 
Le dodici tracce che compongono l'album si raccontano tra le note, tessendo una storia tra luoghi reali come "England", "Seattle" ed altri luoghi nascosti, accessibili da uno squarcio nel cuore.
"Ashes, Ashes" è la canzone d'apertura oppure, in un certo senso quella di chiusura con il passato, nella scelta di un riferimento alle rovine, forse di un tempo ormai lontano del quale non restano che le ceneri dalle quali risorgere. Come traccia di presentazione possiamo cogliere nell'immediato la scelta di fare dell'alternanza fra chitarra acustica ed elettrica un vero punto di forza, come i cori seppur velati di Matthew Veck - Gilodi, Max Britton e del batterista Tom Ogden. 
Nei mesi precedenti all'uscita dell'album, era già stata presentata "Sing", attraverso un video che si anima del messaggio per il quale cantare è un po' come vivere, a modo proprio, oltre i limiti che vengono imposti, nella ricerca di un denominatore comune da gridare a pieni polmoni: sing, chanter, chanadh, cantare, spiewac. 
L.O.V.E mette in risalto la ritmica di Lee Wilson, proponendo una scena sonora che alterna la distorsione delle chitarre e la profondità armonica del basso, che troviamo più decisa e grintosa nell'intro di "Fever". Segue "Happiness", un brano acustico che si lascia ascoltare sotto la pioggia, perché il pizzicare sottile delle corde è l'impersonificazione della pioggia battente dopo la quale si nasconde come l'arcobaleno: la felicità.
"Seattle" e "St.Paul's" impreziosiscono l'album dandone uno stravolgimento emotivo amplificato dalla prestazione in crescendo del frontman, attorniata dagli arpeggi curati delle chitarre e la prova di sottigliezze in cui si esprime il batterista Tom Ogden.
Nell'esecuzione di "St.Paul's" troviamo un solo tecnicamente impeccabile di Matthew Veck - Gilodi, sofferto ed allo stesso tempo variopinto nella scelta dei toni che richiamano stati d'animo differenti.
 
"All These Countless Nights"è un album da scoprire nelle sue dodici tracce, lasciandosi raccontare dalle note una storia camaleontica che si può adattare ad ognuno di noi. Fra città che nascondono lacrime ed altre che riportano ricordi capaci di strappare un sorriso, il tutto nell'evolversi temporale di un cammino interiore che affronta vittorioso il passato, abbracciando un presente da scrivere o cantare, senza alcuna remora per il futuro.
I Deaf Havana, ci regalano un album capace di essere una quotidiana colonna sonora, attraverso la scelta di riff riconoscibili, testi che arrivano nell'immediato e sonorità tra l'alternative ed il pop-rock. 

 





01.Ashes, Ashes
02.Trigger
03.L.O.V.E
04.Happiness
05.Fever
06.Like a Ghost
07.Pretty Low
08.England
09.Seattle
10.St. Paul's
11.Sing
12.Pensacola

LiveReport
Black Anima - Live from the Apocalypse 2020 - Milano 11/09/20

Recensione
Napalm Death - Throes Of Joy In The Jaws Of Defeatism

Speciale
L'angolo oscuro #9

Recensione
Finntroll - Vredesvšvd

Recensione
Marilyn Manson - We Are Chaos

Intervista
Ihsahn: Ihsahn