Amahiru
Amahiru

2020, earMUSIC
Melodic Metal

Tra leggere influenze dalla Terra del Sol Levante e una forte tradizione metal occidentale, la nuova creatura di Frédéric Leclercq e Saki va a segno
Recensione di Lucia Bartolozzi - Pubblicata in data: 30/11/20

Probabilmente sarebbe stato più semplice per gli Amahiru, progetto ideato Frédéric Leclercq e da Saki, creare col proprio album di debutto una cocktail di suoni proveniente in egual misura dalla tradizione giapponese e da quella melodic metal. Ascoltando però l'ominimo album di debutto della band, tuttavia, questi dubbi possono essere messi da parte. Leclercq (di cui possiamo ricordare la militanza nei Kreator e nei Dragonforce) si mette in gioco con questo nuovo progetto non solo come musicista, ma anche come produttore, al fianco della chitarrista giapponese, militante nelle Mary's Blood e insieme i due danno vita a dieci tracce (più due bonus) caratterizzate complessivamente da un’atmosfera grintosa e aggressiva, con la sola eccezione della strumentale “Waves”, che costituisce una piacevole nota di quiete.

 

Ad aprire le danze è “Innocent” ma, attenzione, le iniziali note di koto non devono trarvi in inganno: passano solo pochi secondi prima che l'insieme di tastiere e chitarre pesanti investano l'ascoltatore. La seguente “WTTP” è invece un pezzo fortemente elettronico e risulta estremamente conivolgente, come anche sotto lineato dal testo, perfettamente interpretato da Archie Wilson, personalità ancora poco nota, ma che riesce a rendersi comunque protagonista per tutta la durata dell'album. Il pezzo che più esemplifica la componente nipponica dell’album è sicuramente “Ninja No Tamashii”, che per l’appunto cerca forse di richiamare l’anima del ninja con l’insieme di koto e shakuhachi, magistralmente accompagnati da una base orchestrale che esplode poi in una sezione chitarristica e un vistoso assolo di tastiere, realizzato da Coen Janssen (Epica), presente anche in molti altri brani dell'album. Il pezzo è strumentale e riesce bene a evocare molte immagini e per questo può ricordare quasi un’opening di successo qualche anime.

 

Altra traccia di livello è “Bringing Me Down”, caratterizzata da un fantastico assolo e che, nella seconda versione, vede Mike Heller dei Fear Factory sostituito da Sean Reinert, responsabile della batteria su “Screaming Bloody Gore” dei Death e militante nei Cynic, tristemente scomparso lo scorso gennaio. La seconda bonus track, “Zombi”, è un'altra strumentale e omaggia apertamente il film italiano del 1979, reinterpretando i Goblin con delle percussioni che acquistano un accento più orientale, con un risultato a dir poco interessante. Brani invece più convenzionali e di primo impatto sono "Lucky Star", caratterizzata dal magnifico duetto tra Wilson e Elize Ryd degli (Amaranthe) e “Hours”, molto catchy e, per questo motivo, scelto come primo singolo della band.

 

Tirando le somme, questo primo lavoro degli Amahiru scorre bene, riuscendo ad attraversare diversi territori musicali rimanendo coerente e compatto. Proprio per questo, la nuova creatura di Saki e Leclercq può definirsi adatta ad un pubblico che va dal metallaro al fanatico del Giappone. Nonostante l’iniziale titubanza che potrebbe sollevare questa strana coppia, il lavoro si sposa bene con le intenzioni dei due e, a questo punto, un sequel potrebbe essere auspicabile.





01. Innocent
02. WTTP
03. Hours
04. Way Out
05. Ninja No Tamashii
06. Vanguard
07. Bringing Me Down
08. Lucky Star
09. Waves
10. Samurai
11. Bringing Me Down (Alternative Version)
12. Zombi (Bonus Track)

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