Black Moth
Anatomical Venus

2018, Spinefarm Records
Stoner rock

Recensione di Isadora Troiano - Pubblicata in data: 01/08/18

Lo stoner è sempre una risposta musicale gradita e gradevole contro il logorio della vita moderna anche se, è cosa nota, il genere ultimamente latita e non offre più i fasti di un tempo. Cosa può fare dunque un amante dello stile roccioso per godersi un po' di novità? Tra le varie opzioni, può sicuramente affidarsi ai Black Moth e al loro ultimo lavoro "Anatomical Venus". La band inglese, alla terza prova in studio, è l'esempio perfetto di come il genere abbia ancora qualcosa da dire e che non vada semplicemente bollata come "quelli con la cantante donna". In un genere già parecchio sviscerato negli anni, la presenza femminile gioca un ruolo chiave, questo è indubbio, ma si rivela un valore aggiunto alla qualità totale dei brani prodotti e da un tocco di originalità e di novità che si sposa alla perfezione con il sound del gruppo.
 
Bastano le prime note di "Istra" per capire; il primo brano sorge dalla nebbia di atmosfere rarefatte per portare alla luce un riff accattivante e un ritmo possente che completano la voce spiritata della cantante Harriet Bevan. Altro pezzo di rilievo è "Sisters Of The Stone", che mette di base lo stile Kyuss e lo reinterpreta in chiave più attuale in una cavalcata tutta voce effettata, chitarre distorte e batteria incalzante. Nel disco trovano spazio varie influenze, dai Fu Manchu a PJ Harvey, ai Queens of the Stone Age più recenti come si nota da brani come "Screen Queen" o "Pig Man" o ancora "Moonbow"; insomma il disco è una ventata di aria fresca per gli amanti del genere, non necessariamente del tutto nuova, qualche elemento che sa di "già sentito" emerge qui e là nella totalità dell'album, ma è un peccato perdonabile vista la qualità complessiva di musica e testi.
 
I Black Moth sono di sicuro sulla buona strada per consolidare il proprio nome nella scena ma è anche evidente, coi i loro ritornelli più catchy, che il desiderio sia quello di fare il salto verso un bacino di pubblico più ampio, sulla scia di gruppi più blasonati come i già citati QOTSA. Tra i due intenti è sicuramente più certo il primo ma non è detto che i Black Moth non riescano, portando al massimo la propria attitudine compositiva, anche nel secondo.




01. Istra
02. Moonbow
03. Sisters Of The Stone
04. Buried Hoards
05. Severed Grace
06. A Lovers Hate
07. Screen Queen
08. Tourmaline
09. A Thousand Arrows
10. Pig Man

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