Bring Me The Horizon
Sempiternal

2013, Epitaph Records
Alternative Metal

Recensione di Lorenzo Brignoli - Pubblicata in data: 03/04/13

Se avete fretta vi chiedo venia in anticipo, ma sento il bisogno di fare una breve introduzione prima di parlare di “Sempiternal” , quarto full-length dei Bring Me The Horizon. I britannici sono forse il tipico esempio di band per cui è raro provare una posizione di indifferenza: se non ti piacciono, è molto probabile che ti stiano sulle scatole, così a pelle perlomeno. Ed è normale che sia così: popolarità altissima (specie tra i più giovani), pettegolezzi ogni due-tre mesi (ultima la diatriba con l’ex chitarrista Jona Weinhofen) ed un’immagine esuberante son tutti ingredienti che han portato Oli Sykes e soci al centro dell’attenzione e quindi più o meno tutti ormai si sono fatti un’opinione a loro riguardo.

Onestamente c’è una cosa che non sopporto nel mondo della musica, specie in questi anni (al tempo di Internet per intenderci) ed è l’importanza data all’immagine di un gruppo. Non ha effetti positivi, distoglie l’attenzione dalla musica e induce al pregiudizio, qualunque sia il genere. Del tipo “Che fighi, mi piaceranno per forza” o, soprattutto, “Ah che facce da pirla, non li ascolterò mai”. Quando si parla dei Bring me the Horizon, l’idolatria o l’ostracismo del pubblico, anche per via del modo in cui i nostri si presentano, è all’ordine del giorno. Non mi nascondo dietro un dito, ci siamo cascati tutti nella fase “true metallara” o “true rocker” in cui non si ascoltano certe band per principio e altre si ascoltano perchè fanno più “figo”. Poi però fortunatamente si cresce e si aprono i propri orizzonti.

In aggiunta a tutto questo, dal 2006 (anno della pubblicazione del folgorante “Count Your Blessings”) ad oggi i britannici hanno cambiato il proprio stile radicalmente, il che fornisce ulteriori argomenti di discussione tra fan e detrattori della band. Dopotutto, è difficile avere una posizione oggettiva, super-partes sull’evoluzione di un gruppo, varia da persona a persona o da artista ad artista. Preferite una band che decide di cambiare il proprio sound poco alla volta, disco dopo disco, una che suona la stessa cosa da 20 anni, oppure un’altra che cambia completamente genere nel giro di un anno? Non credo sia facile rispondere, così, su due piedi. Voglio dire, ogni artista fa quello che lo mette più a proprio agio, quello che gli riesce meglio, e ai Bring me the Horizon evidentemente fa bene cambiare, di continuo.

Dico così perchè già i due precedenti album avevano dimostrato la capacità dei nostri di poter proporre musica diversa, di poter inserire elettronica e altri elementi “profani” all’interno della loro musica e quest’ultimo “Sempiternal” non fa altro che confermare la maturità e il coraggio del quintetto inglese. Si coraggio, perchè alla fine, se uno ha già il proprio seguito, non c’è niente di male a mantenere lo stesso sound e tenersi buona la gran parte dei fan. Ora, l’audacia è sicuramente un pregio, ma da sola non basta per produrre musica di qualità. Serve altro, chiamatela ispirazione, personalità, talento quello che volete, la cosa importante è che ai Bring me the Horizon non manca, lo hanno dimostrato in passato e lo confermano anche questa volta con “Sempiternal”.

Il disco attacca in modo quasi inaspettato, con l’elettronica che la fa da padrone nei secondi iniziali di “Can You Feel My Heart?”, opener e tra le tracce migliori dell’album: la canzone è permeata, come gran parte delle composizioni dei nostri, da un misto di malinconia e rabbia nella quale gli effetti si fondono alla grande con le chitarre e la batteria. L’uso dell’elettronica talvolta è quasi ai limiti dell’industrial, come in “Empire (let them sing)”, che strizza l’occhio ai Rammstein, mentre le vocals di Oliver Sykes cambiano ancora, ma non perdono il lato passionale ed espressivo che le caratterizzava in passato, anzi, la riduzione all’osso dello screaming a favore di un uso maggiore di puliti “sporcati” e cori aumenta l’effetto emotivo dell’album.

Come tutti e tre i suoi predecessori “Sempiternal” è sicuramente un album diretto, vario (nonostante un chiaro filo conduttore che collega le 11 tracce tra loro) ma che non esaurisce la sua inerzia con un paio di ascolti. Ovviamente mantiene più di un punto di contatto con “There is a Hell...” (abbreviato per comodità) ma non ne è un clone o una brutta copia; nel complesso, è infatti meno pesante del suo predecessore che a sua volta lo era meno di “Suicide Season”, il quale pestava meno dell’esordio, nonostante una produzione più potente. Un passaggio graduale che sembra dirci che i britannici si siano stancati di schiacciare sull’accelleratore e di regalarci sfuriate tipiche del Deathcore degli esordi. Certo, qualche sprazzo che rimanda al passato e mette tutti d’accordo lo si trova (specialmente nell’ottima “Antivist”) ma in generale dove le chitarre hanno un peso rilevante sono i mid-tempo a prevalere sui a riff rapidi. Del resto già da un primo ascolto si nota un ampio uso di parti melodiche, simbolo dell’ammorbidimento operato dai nostri: le due tracce conclusive “Crooked young” e “Hospital for Souls” sono due perfetti esempi a riguardo, entrambe evocative e passionali, rabbiose e malinconiche, perfette per concludere l’album.

Venendo ad un giudizio complessivo, “Sempiternal” è un prodotto di ottima qualità, praticamente senza passaggi a vuoto o riempitivi anche se globalmente, a mio modo di vedere, è un pelo al di sotto del suo predecessore (il preferito del sottoscritto nella loro discografia). Tuttavia è sicuramente una bella dimostrazione di talento e coraggio da parte dei britannici; come sempre lascerà un po’ di amaro in bocca ad alcuni e farà arrabbiare altri, ma sono sicuro che la maggioranza di chi ha apprezzato l’evoluzione dei nostri fino ad ora troverà l’ultimo parto dei Bring me the Horizon di suo gradimento. Insomma, nel teaser dell’album la band cantava “Can you tell from the look in our eyes? We’re going nowhere” ma sembra proprio che i Bring me the Horizon abbiano le idee chiare su dove andare a parare e per questo è giusto premiarli.



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