Cavalera Conspiracy
Pandemonium

2014, Napalm Records
Thrash

Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 04/11/14

Prendiamo l’abaco e mettiamoci a contare i dischi in cui figura l’ex Mr Sepultura Max Cavalera. E potrebbe non bastare, perchè districarsi tra Soulfly, Cavalera Conspiracy, Killer Be Killed, varie ed eventuali non è affatto facile, vista l’omogeneità (o meglio trademark, se gli volete proprio bene), che il brasiliano mostra a ogni uscita.

Stavolta è il turno dei Cavalera Conspiracy, insieme al fratello Igor alla batteria, al fidato e bravissimo Marc Rizzo alla chitarra solista e al bassista Nate Newton dei Converge. Una formazione bomba sulla carta, che associata al monicker che più di tutti dovrebbe avvicinarsi ai Sepultura che furono, dovrebbe mandare in brodo di giuggiole gli appassionati dei due Cavalera. A questo ci aggiungiamo le dichiarazione di Max, il quale affermò di voler dare una svolta grindcore al nuovo disco, il presente “Pandemonium”, il terzo in carriera per la “conspirazione”.

Fughiamo subito i dubbi: il grindcore è lì ben distante, se proprio volessimo prendere per buone le parole del buon Max potremmo certamente riconoscere una maggiore velocità dell’insieme, una buona influenza hardcore, ma niente più. Trattasi infatti della solita, l’ennesima, “cavalerata” con tutti i suoi pregi e difetti. Fughe thrash/death, riffoni groovy, anatemi ripetuti fino allo sfinimento come ritornelli (i quali sono spesso e volentieri i titoli dei brani), pezzi quadrati e feroci, che colpiscono dritto e forte. Purtroppo niente che possa regalare sussulti particolari, vista la minuziosità dell’opera di riciclaggio dello stile tipico del brasiliano, il quale, se vogliamo lanciarci in un’analisi più approfondita, dopo i primi minuti comincia a instillare dosi di Soulfly neanche troppo velate (fino ad ora i Conspiracy e i Soulfly avevano mantenuto ancora dei labili segni distintivi) che donano quel quid che permette di non skippare furiosamente ala traccia successiva.

Innegabili infatti le qualità di alcune soluzioni che pur nella loro prevedibilità riescono a strapparci un sorriso di soddisfazione, vedi “Scum” (bella), “I, Barbarian”, “Cramunhao”, o “Apex Predator”, in cui tutto il mestiere dei nostri riesce ancora a difendersi alla grande. Buon valore aggiunto poi il lavoro di Marc Rizzo, ormai sempre presente e sempre ammirevole coi suoi assoli. In fin dei conti non ci potevamo aspettare molto altro da Max, non sembra ma gli vogliamo bene anche noi (la riconoscenza musicale ha ancora un valore) e non possiamo che augurargli di trovare la giusta ispirazione, perchè da quella bomba chiamata “Enslaved” sono solo passati due anni...



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