Chamber
Cost Of Sacrifice

2020, Pure Noise Records
Hardcore, Metalcore

Recensione di Giampiero Pelusi - Pubblicata in data: 28/10/20

Già con il buonissimo "Ripping / Pulling / Tearing", EP pubblicato nel 2019, i Chamber hanno attirato prepotentemente i riflettori del mondo metalcore su di loro, generando grande attesa per l'uscita dell'album d'esordio "Cost Of Sacrifice", pubblicato da Pure Noise Records, da anni reclutatrice di talenti nel panorama hardcore e derivati. Ciò che viene fuori, una volta fatto partire il disco, è prepotenza sonora, aggressività viscerale che smuove gli equilibri e fa tremare il terreno. Una manata in pieno volto che stordisce sì, ma non dà tempo di smarrirsi poichè tutto risulta centrato, compattato in schemi ben precisi, nonostante la struttura di molti pezzi sia piuttosto complessa. È proprio la ricerca di una maggiore stratificazione delle tracce il maggiore punto di innovazione di questo album rispetto al suo predecessore, che aveva tastato in maniera più timida questi territori e risultava più diretto e fruibile. Le influenze che gravitano attorno al full-length sono moltissime e proprio per questo incanalare la musica dei Chamber verso un unico genere sarebbe dannatamente riduttivo: si avvertono chiari richiami al grindcore e al mathcore dei primi The Dillinger Escape Plan, alle tecniche compositive dei Gojira e a tutto il movimento metalcore a partire dal 2000 fino ai giorni nostri.

 

"Fracture" comincia a scuotere l'ascoltatore con un'introduzione lenta, che sfocia in chitarre impazzite e tempi accelerati, con passaggi death di grande impatto. Gabe Manuel, leader del quartetto di Nashville, è una macchina programmata per sfornare riff selvaggi scagliati senza remore. C'è anche un accenno di melodia, anche se tastata timidamente, in "Scars In Complex Patterns", pezzo molto ritmato, sicuramente tra i più riusciti del lotto. "Paranoia Bleeds" e "Visions of Hostility" travolgono istantaneamente l'ascoltatore: schitarrate acide, precise e serrate sopra una batteria sanguinaria cavalcata da Taylor Carpenter, che picchia indemoniato e fa viaggiare la doppia cassa con mitragliate dritte al petto. La strumentale "Impulse" fa da apripista a "In Cleansing Fire", dove i quattro iniettano in vena all'ascoltatore un velenoso intro che fa breccia esplodendo con riff granitici alternati a dissonanti sezioni noise. "Numb (Transfuse)" segue la scia della precedente, martella per tre minuti abbondanti per poi tramutarsi, con un insolito outro pulito, in "The Edge Of Every Lie", altra traccia spaccaossa. "Disassemble Reassemble", di cadenza insolitamente più felpata e di stampo industrial, stende il tappeto rosso alla furiosa title track, il cui riff inizale sembra fuoriuscito direttamente dalla charvel di Joe Duplantier: anche qui ritroviamo un abbozzo di melodia nella parte centrale, per poi ritornare ai ritmi canonici fino alla chiusura del disco.

 

Ascoltare Cost Of Sacrifice è come tenere a bada quattro cani rabbiosi legati ad una catena arrugginita: stare fermi è impossibile. Ma l'album non si riduce ad un'accozzaglia di riff sufficiente a qualche headbang, ma risulta omogeneo nel suo essere comunque articolato. Questo perchè le chitarre si legano molto bene tra di loro e sono suonate perfettamente, gli scream di Jacob Lilly sono ancorati ad una solida componente strumentale e danno spazio anche a dei piccoli momenti di distensione, con voci pulite alla Randy Blythe in "Ashes Of The Wake". Randy LeBoeuf al mixaggio esegue un lavoro eccellente conferendo il giusto lustro ad un album coi fiocchi.
La band di Nashville, seppur giovanissima, con questa uscita si ritaglia uno spazio importante nelle prime file della scena hardcore contemporanea. Ora sta a loro difendere il posto con gli occhi iniettati di sangue.





01. Fracture
02. Scars In Complex Patterns
03. Paranoia Bleeds
04. Visions Of Hostility
05. Impulse
06. In Cleansing Fire
07. Numb (Transfuse)
08. The Edge Of Every Lie
09. Disassemble Reassemble
10. Cost Of Sacrifice

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