Papa Roach
Crooked Teeth

2017, Eleven Seven Music
Metal

Un'altra mossa vincente della band statunitense di "Last Resort": il nuovo album "Crooked Teeth", fra innovazioni e sguardi al passato, convince e diverte con una trackist per tutti i gusti.
Recensione di Paolo Stegani - Pubblicata in data: 28/05/17

Non sempre la carriera di un artista si semplifica col passare degli anni: i fan continuano a pretendere una qualità elevata che non è facile garantire, un cambio di sound potrebbe essere apprezzato o biasimato, c'è il rischio di diventare troppo commerciali... Lo sanno bene i Papa Roach che, come la maggior parte delle band nate negli anni 2000 (ma non solo), è spesso costretta a stare sul chi vive per evitare di cadere nel banale, nel già sentito. La fedeltà nei loro confronti è un segnale dell'appagamento del pubblico di cui possono essere più che soddisfatti, e anche questa volta se li terranno ben stretti: nel nuovo lavoro in studio ce n'è davvero per tutti.

 

Con l'album "Crooked Teeth", uscito lo scorso 19 maggio per Eleven Seven Music, non corrono alcun pericolo. I tratti caratteristici delle hit che li hanno portati al successo, come l'alternanza fra le parti melodiche e quelle rappate, rimangono a rassicurare i più tradizionalisti, anche se il sound moderno dimostra la consapevolezza della band che siamo nel 2017. La canzone che dà il titolo all'album è un vero pugno sui "denti storti", tanto da mettere in secondo piano la coinvolgente apertura regalata da "Break The Wall": il videoclip del brano, con i 4 membri che fanno casino in una camera minuscola, è la trasposizione video perfetta del messaggio che il brano vuole trasmettere: "Rinchiuso nella mia testa-uragano / nocche sanguinanti / dipingono l'intero posto di rosso / Camicia di forza, legato stretto nel letto / Tutto solo in una stanza piena di disadattati."

 

Una tracklist equilibrata in cui qualsiasi canzone potrebbe tranquillamente essere il punto di partenza dell'intero album. "American Dreams" e "Help" vincono il premio di brani più easy dell'intero lavoro, mentre "Born For Greatness", "Periscope" e la conclusiva "None Of The Above" sono quelle in cui emerge maggiormente la voglia di Shaddix e soci di spingersi oltre, attraverso una ricercatezza che è impossibile non cogliere. Laddove le due cose si mescolano, amalgate dalla distorsione, nascono ibridi convincenti come "My Medication" e "Traumatic". Fresco, cattivo, arrogante: insomma, un album alla Papa Roach. Promosso.





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