Death
The Sound Of Perseverance

1998, Nuclear Blast
Death Metal

Il canto del cigno dei Death, indimenticabile come da copione
Recensione di Federico Mainardi - Pubblicata in data: 07/07/14

Strano genere il death metal: quello maggiormente soggetto allo sfoggio di cattivo gusto, ma anche il genere da cui sono sbocciati esiti progressivi interessantissimi (cronologicamente anteriori alle filiazioni progressive del black, per una questione tutta anagrafica). La genesi del death metal è chiara: quando anche il thrash aveva raggiunto il mainstream, l’implacabile sete di trasgressione e di appesantimento sonoro che da sempre anima il mondo del metal doveva trovare un’altra forma di appagamento. Come il black metal dopo di lui, il death è rimasto dapprima appannaggio di poche band pioniere, poi la sua temperie si è estesa a dismisura. Sono così proliferati i combo validi, che hanno consapevolmente ed innocuamente portato avanti l’estremismo stilistico e tematico degli esordi; altrettanto rapidamente si sono diffusi gli imitatori al di sotto della decenza; infine ci sono quelle band mirabili che hanno saputo evolvere in qualcosa di inaspettato, cambiando le regole dell’intero genere. Tra queste, ai soli Death spetta la palma di gruppo ad un tempo pioniere ed innovatore: la loro traiettoria creativa, che raggiunge la vetta con lo stupefacente “The Sound Of Perseverance”, li inscrive di diritto nella ristretta cerchia di quelle band davvero imprescindibili per l’evoluzione del metal. Una rotta simile, si noti, a quella percorsa dai Judas Priest, eroi dell’heavy classico dal seminale “Sad Wings Of Destiny” fino al capostipite di una nuova era “Painkiller” (e oltre); proprio i Judas Priest a cui i Death scelgono di rendere omaggio con una delle pochissime cover dell'ardua “Painkiller”.

 
Dopo “Painkiller” i fan dei Judas Priest dovettero registrare la temporanea uscita dal gruppo di Rob Halford; dopo “The Sound Of Perseverance” la scomparsa del leader Chuck Schuldiner, afflitto da tumore al cervello, mise fine al corso della band. Parliamo dunque del canto del cigno dei Death, indimenticabile come da copione, anche se esso rappresenta in effetti solo metà del testamento spirituale di Schuldiner: per capirne gli ultimi sviluppi come artista sempre più maturo, e come uomo intento alla riflessione sulla fatale precarietà della vita, bisogna affiancare “The Sound Of Perseverance” al quasi coevo “The Fragile Art Of Exsistence” dei Control Denied, suo progetto parallelo.

 
Musicalmente ci troviamo all’apice della curva evolutiva dei Death: il sound tagliente dell’opener “Scavenger Of Human Sorrow” presenta un’originalità che ne problematizza, sulle prime, l’inquadramento stilistico. Ad indicare chiaramente che si trova tutt’ora nel dominio del death metal stanno il cantato in sceaming (marchio di fabbrica di Schuldiner destinato ad avere un’influenza enorme, quando la maggior parte dei gruppi coevi usava la voce in growl) ed il blast beat della batteria, spina dorsale dei frequentissimi cambi di tempo. Soprattutto, il gusto marcato per la complessità strutturale dei brani e per le ritmiche articolate rispondono all’identikit del death tecnico e progressivo; è rilevabile, però, un certo sconfinamento stilistico verso i territori dell’heavy (e non poteva essere altrimenti, dato l’imminente esordio dei Control Denied), mentre non sono riscontrabili quelle influenze spiccatamente jazz tanto care agli altri maestri Atheist e Cynic. In effetti “The Sound Of Perseverance”, pur essendo un disco progressivo al 100%, è lontano dalle rischiose commistioni extra-metal dei Cynic, o dall’assoluta stravaganza raggiunta talvolta dagli Atheist. Proprio qui, credo, sta il parallelo definitivo con “Painkiller”: sia il capolavoro dei Judas Priest sia quello dei Death hanno saputo rinnovare il proprio genere dall’interno, trasformandolo e predisponendolo ai futuri sviluppi, ma senza mai stravolgerlo. Ad altri è spettata l’impresa della commistione totale, all’insegna della massima fluidità e del crollo delle frontiere anche minime: con costoro, però, non si parlerà più di puro death metal, mentre menzionando i Death lo si farà sempre.

 
Un'ultima nota meritano gli ottimi testi, di una negatività intelligente, esistenzialistica, che per l’intensa sensibilità di Schuldiner costituiva un modo per esorcizzare le abiezioni della vita e della società. Insomma, “The Sound Of Perseverance” è la prova definitiva che il genere brutale per antonomasia può, espandendo ma non annullando la propria identità stilistica, assurgere ad espressione artistica elevata sia musicalmente che tematicamente. Per un genere nato coi bagordi sanguinari di “Scream Bloody Gore”, non è poco davvero.




01. Scavenger Of Human Sorrow
02. Bite The Pain
03. Spirit Crusher
04. Story To Tell
05. Flesh And The Power It Holds
06. Voice Of The Soul
07. To Forgive Is to Suffer
08. A Moment Of Clarity
09. Painkiller (Judas Priest cover)

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