My Regime
Deranged Patterns

2017, Scarlet Records
Thrash Metal

I My Regime, frutto dell'unione di Mushroom River Band e Spiritual Beggars, sfornano un disco appetibile nell'immediato, ma destinato fatalmente a un rapido oblio
Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 22/06/17

All'indomani del trascurabile debutto "Dogmas" (2016), i My Regime continuano zelanti nel ripercorrere le orme del thrash più ortodosso: ben saldi nell'alveo del glorioso passato, la band apporta sì qualche interessante variazione, senza però confutare pienamente la tesi secondo la quale la nuova creatura concepita da Spice difficilmente disporrà del coraggio necessario a raggiungere l'identico rilievo di Spiritual Beggars e Kayser.

 


"Deranged Patterns"
, nuova fatica dell'iperattivo musicista svedese, possiede le stigmate del side project professionale: sebbene la reputazione dei personaggi coinvolti promettesse esiti migliori rispetto a quelli effettivamente ottenuti, tuttavia la veste moderna conferita a un sound di chiara ascendenza ottantiana non lascia del tutto apatici. Prodotto con cura e attenzione al dettaglio, l'album si candida alla dubbia fama di dilettevole fruizione dal respiro corto: sentiero condiviso con numerose formazioni sbocciate a guisa di progetti paralleli, fra pulsioni affettuosamente reazionarie e clima da vacanza attiva. Devoti alla tradizione, i nostri profondono il proprio spirito conservatore in un lotto di tracce dalla durata complessiva di quaranta minuti: impadronendosi delle aggressive progressioni dei primi Slayer come dei pachidermici rallentamenti dei Sepultura di "Beneath The Remains", gli scandinavi volteggiano simili a corvi affamati su secolari carcasse ancora edibili.

 

 

L'abbrivio sfoggia il côté pregevole dell'opus: le percussioni tribali di Bob Ruben signoreggiano ipnotiche nella strumentale title-track, mentre i fantasmi della coppia King/Hannemann conducono le danze in "Time Slipping Out Tune", un omaggio neanche troppo nascosto ai maestri losangelini dell'estremismo sonoro, tra fraseggi indiavolati e ritmi adrenalinici. "Rays Of Grey" procede flessuosa e massiccia, in un alternarsi di rapidi assoli e tempi cadenzati, formula a cui si attiene in parte anche "Off To War", impreziosita da un lungo breakdown evocativo e da un successivo segmento di sapore stoner rock, retaggio comune del gruppo. Gli arpeggi acustici zampillanti nei cupi anfratti di "I Am" plasmano un brano composito non immune da influenze della scena di Palm Desert, mentre il basso di Alexander Sekulovski si erge a principale mattatore nell'inserto atmosferico della robusta "The Sound Of Dying Dreams".

 

La seconda metà del disco ha il difetto di mal canalizzare l'energia propulsiva della prima parte, disperdendone gradualmente lo slancio creativo: le cavalcate thrash "Nervous Fort", "The Smiling Dog" e "The Cage" ricalcano pedissequamente la schiatta prodromica dello stile, fungendo da grigio antipasto a una sezione finale priva di particolari guizzi. Sfumature cupi forgiano la malinconica "Silver", instrumental pleonastico nell'economia del platter; Spice d'altro canto eleva di tono la mid-tempo "Surrel Reality", altrimenti monocorde nel consueto intreccio di pause e accelerazioni.

 

Full-length che non brilla certo per coesione interna e soluzioni audaci, "Deranged Patterns" si iscrive nel corposo registro dei prodotti estremi nati nella prolifica Svezia, con la sensazione diffusa di cangiare presto in pallido ricordo. Occasione sprecata dunque per i My Regime: benché le potenzialità siano indubbiamente da primi della classe, i risultati altalenanti e la mancanza di un'identità definita li proiettano nell'ambiguo meccanismo freudiano della coazione a ripetere, relegando il quartetto nel simpatico ed effimero cono d'ombra della tribute band di lusso.





01. Deranged Patterns  
02. Time Slipping Out of Tune
03. Rays of Grey
04. Off to War
05. I Am
06. The Sound of Dying Dreams
07. Nervous Fort
08. The Smiling Dog
09. The Cage
10. Silver
11. Surreal Reality

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