DGM
Momentum

2013, Scarlet Records
Prog Metal

Ottavo disco, ottavo centro...
Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 19/04/13

Ottavo disco in studio per i DGM, esperta formazione nostrana tra le più meritevoli e paradossalmente sottovalutate nel mondo del prog metal, il cui taglio artistico è chiaramente riconoscibile, frutto di un’identità andata via via affinandosi nel corso della carriera e che oggi si arricchisce di un album dallo spessore internazionale: "Momentum". Non più un suono catalogabile sotto la voce “italian style”, che all’estero è considerato quasi come un’offesa, ma molto molto di più, e qui c’è da ringraziare il chitarrista Simone Mularoni ormai diventato a pieno merito il numero uno dei produttori heavy metal italiani.

Appurato quindi che il nuovo disco sia la perfezione del suono, andiamo a verificare se anche la sostanza ha un valore che si attesta su pari livello. La capacità tecniche dei singoli musicisti non sono discutibili, chi è avvezzo a certe sonorità sa infatti che i DGM  rappresentano l’eccellenza tricolore in questo campo, piuttosto, sarà ancora una volta la qualità delle composizioni l’ago della bilancia. L’album non presenta segni di divergenza rispetto al passato più recente, può essere  tranquillamente considerato un “Frame” Vol. 2, l’apice della loro discografia a detta dei fan, e ci attendono al varco undici pezzi validi, intrisi della solita gran classe e bravura.

Tutte le canzoni mostrano i segni della maturità e i pregi di cui la band si è impossessata nel tempo, resta l’unico difetto che riscontriamo ormai uscita dopo uscita, "Misplaced" escluso: la mancanza di una vera e propria hit che riesca a farli emergere definitivamente. Il parco brani è di buon livello, a partire dalla primissima “Reason”, qui cantata dal “cristallino” Mark Basile in condivisione col grande Russell Allen: il dubbio che il gruppo possa dare di più con un vocalist di questo tipo sorge, sia chiaro, ma c’è da ammettere che Basile non ha nulla da invidiare ai nostri cantanti più conosciuti (Luppi, Tiranti, Conti e compagnia bella) e la sua prova è davvero convincente dall’inizio alla fine. Ottime anche “Trust”, “Universe”, “Numb”, con le migliori concentrate tutte ai primi posti ma, come detto, senza filler da segnalare.

Un signor disco che, evidentemente, non ha punti deboli. Certo, forse manca un songwriter funzionale al decollo vero e proprio, ma la carne al fuoco è tanta e questa volta li vogliamo valutare, come detto, da band che ha raggiunto una caratura internazionale. Basta e avanza.



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