Editors
Violence

2018, Play It Again Sam
Pop Rock

Mai come oggi l'immagine del nuovo disco degli Editors è puramente indicativa rispetto all'effettivo contenuto.
Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 09/03/18

La carriera degli Editors, oramai, segue uno schema geometrico tanto prevedibile quanto stimolante. Perché sappiamo che ad ogni disco dark/electro in cui la band inglese porta avanti maggiormente la sua anima artistica, segue sempre un episodio maggiormente rock/pop oriented quasi a volersi scusare di aver osato “alzare la voce” in precedenza.
Ed è altrettanto significativo constatare come il capolavoro risieda nella metà commerciale della discografia (l’american rock driven “The Weight Of Your Love”), mentre il tonfo più clamoroso nella parte più indomita ed istintiva (“In This Light And On This Evening”).
Almeno fino ad oggi, dove “Violence” arriva tragicamente a pareggiare un conto che avremmo volentieri fatto a meno di onorare.

Seguito di un “In Dream” dove, tra spennellate cariche di dark wave gli Editors cercavano di ritrovare un’identità ancora oggi piuttosto misteriosa ed indecifrabile, questo sesto inciso in discografia si dimostra sì prevedibilmente pop, ma di quel pop svilente e troppo poco interessante, che assottiglia gli arrangiamenti, priva di energia il contesto melodico, rende un artista la caricatura di se stesso e l’ascolto un accanimento terapeutico.
Basta ascoltare la tremenda melensaggine con cui l’opera si presenta (“Cold”, forse il testo più ripieno di oscene banalità scritto da Smith, che non è certo paroliere di eccezione già di suo), o una tripletta degli orrori che parte con “Darkness At The Door” e finisce con il primo singolo “Magazine” (dove il livello delle melodie è talmente piatto e prevedibile che viene da scrivere – con molta provocazione – che siamo a livelli da “suoneria del cellulare” o “ottimo sottofondo per un aperitivo alternativo”), o le code strumentali totalmente electro-wave ‘80s che chiudono la titletrack e “Counting Spooks”: tanto inopportune quanto necessarie a ridare brio a brani altrimenti immediatamente dimenticabili.
 
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Tutto da buttare, dunque? No: Pizzomo & Bellamy che si uniscono virtualmente agli Editors per far nascere una “Hallelujah (So Low)” è una collaborazione spirituale decisamente ben riuscita, che mette in luce una produzione – curata dalla band stessa con la collaborazione di Leo Abrahams – sfavillante, un suono stellare di cui tutto “Violence” è pregno.
Poi c’è la ballad per piano e voce “No Sound But The Wind” che è impossibile da sbagliare, quando alla voce hai un Tom Smith con quel tono caldo ed emozionale. Infine, una cover art tanto splendida quanto ingannevole sul reale contenuto del disco.

Certo, concludere una recensione declamando le qualità della cover art dell’inciso oggetto di critica è un chiaro segno di quanto la band abbia compromesso la propria integrità, rilevanza e portanza nel panorama musicale attuale. Rimane la consolazione che gli Editors ci hanno abituati a cambiare ad ogni disco, per cui “Violence” potrebbe essere un caso isolato nella loro carriera…oppure potrebbe essere il loro “Mylo Xyloto”. O il loro “Pop” post “Achtung Baby” (sebbene gli Editors, nella loro discografia, non abbiano mai avuto un “Achtung Baby”. O un “X & Y”). 
 
Ai posteri l'ardua sentenza. 





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