Enuff Z'Nuff
Clowns Lounge

2016, Frontiers Music
Hair Metal

Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 13/12/16

Articolo a cura di Simone Muzzoni 

 

Questo 2016 si chiude con un viaggio nel passato grazie agli Enuff Z'Nuff, band ottantiana che fece parte del versante più easy-listening del glam-street metal, distinguendosi per un'attitudine scherzosa e irriverente (più di Poison e Danger Danger), evidente già dal monicker (gioco di parole per "enough is enough"), oltre che dal nome d'arte del bassista e seconda voce Chip Z'Nuff.

 

Provenienti da Chicago, i quattro rockers condivisero con tanti altri esponenti della scena anche il fatto di giungere tardi al grande pubblico, per un successo purtroppo solo accarezzato (il debut album omonimo è datato 1989, mentre il secondo e più famoso "Strenght", uscì già nel '91, con il grunge ormai alle porte, ed il genere che viveva gli ultimi sprazzi di luce). In seguito, il gruppo continuò il proprio cammino con la pubblicazione di diversi album a cavallo tra le due decadi (ben 9 tra il '93 ed il 2004) che, pur senza lasciare eccessivamente il segno, furono una dimostrazione di costanza, oltre che un'indubbia prova di coraggio della band, di fronte ad una scena che si stava spopolando, con lo scioglimento uno dopo l'altro dei complessi che avevano dominato le classifiche made in USA fino a pochi anni prima.


Arrivati dunque al 2004, con alterne fortune, dopo l'uscita del dodicesimo album "?", la band andò incontro a gravi problemi line-up, con la drammatica perdita in quello stesso anno del chitarrista storico Derek Frigo, seguita nel 2007 da quella del batterista Rick Parent, dopo una triste battaglia contro il cancro. Si delineò quindi un periodo difficile, che portò i nostri vicini allo scioglimento. Questo pericolo venne dissipato nel 2009 con l'uscita di "Dissonance", cui seguirono però altri 7 anni di silenzio. Da qui la scelta dei membri rimasti di affidarsi alla revisione di alcune demo risalenti ai primi anni di attività, con l'aiuto dell'etichetta Frontiers Music, sempre attenta, in questi ultimi anni, al recupero di album dimenticati nello sterminato panorama hard-AOR, nella speranza di rilanciarsi attingendo alla carica degli esordi, oltre che di rievocare la memoria ed il ricordo dei compagni scomparsi, per un'ultima volta.

 

La band si gioca subito le carte migliori con l'opener 'Dog On A Bone': riff hard rock taglienti e sezione ritmica prorompente sempre in primo piano, per un brano riuscito, mentre linee melodiche più riflessive e intimistiche distinguono le successive "Runaway" (con qualche eco dei White Lion di "Mane Attraction") , e "Back In Time", dalle strofe più punk-oriented, oltre a "She Makes It Harder"; tutti brani frizzanti e gradevoli, forse non sufficientemente diversificati, che aggiungono poco a quanto di buono avevano proposto in quel periodo d'oro: "Clowns Lounge" è un disco di brani già noti che non si distinguono, quindi, per la loro freschezza. Uno dei brani di maggiore rilievo arriva a metà disco e presenta diverse peculiarità prima a partire dal titolo, "Devil Of Shakespeare", e poi con la presenza di James Young (Styx), oltre al compianto Jane Lane (ex Warrant), in qualità di guest star al microfono. Ed è proprio Lane che con il suo timbro, seppure a volte sguaiato e sgraziato, prende in mano la canzone, portandola dal delicato arpeggio acustico iniziale al ritornello sofferto ed emozionante. Da qui in poi è semplice routine, con altri 6 pezzi, alcuni più riusciti, che ci portano alla fine dell'album; tra questi colpiscono maggiormente la divertente e molto "teenage" "Radio" e la tripletta finale (soprattutto "Backstreet Kids"), nella quale si alternano sferzate di pura adrenalina rock e un lieve tappeto di nostalgia.

 

In definitiva, questo "Clowns Lounge" può dirsi un tentativo apprezzabile di riportare alla luce ancora una volta la freschezza e la spensieratezza delle origini del gruppo, ormai persa e definitivamente affossata dai problemi e le perdite all'interno della line-up.
Tutti i brani si dimostrano comunque gradevoli, nonostante il lavoro di riarrangiamento e mixing fatto su demo di fine anni '80, non dia sempre risultati ottimali, lasciando alcuni pezzi come sospesi in un limbo, al confine tra epoche diverse ed inconciliabili.

 

Il "ritorno" degli Z'Nuff, dunque, non mancherà di suscitare un sincero sorriso tra i fan storici della band e gli appassionati del genere, ma comunque non potrà, a maggior ragione dopo quasi 30 anni, nel 2016, scolpire e lasciare quel segno indelebile che già la band non seppe imprimere nei tempi che furono.
Semplice tuffo nel passato, oppure trampolino di lancio per proiettarsi verso il futuro? Solo il tempo potrà risponderci.





01.Dog On A Bone
02.Runaway
03.Back In Time
04.She Makes It Harder
05.Rockabye Dreamland
06.The Devil of Shakespeare (feat. Jani Lane & James Young)
07.Radio
08.Good Love
09.Round 'n Round
10.Nothing
11.Backstreet Kids
12.One More Hit

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