Kormak
Faerenus

2018, Rockshots Records
Folk Metal

L'infanzia vive di paure sincere e non mediate, la maturità di incubi consapevoli: la musica da loro forma gettando le fondamenta di una profonda catarsi
Recensione di Marco Migliorelli - Pubblicata in data: 19/08/18

L'infanzia vive di paure sincere e non mediate, la maturità di incubi consapevoli: la musica dà loro forma gettando le fondamenta di una profonda catarsi. Nasce così "Faerenus", debut album dei pugliesi Kormak per Rockshots Records.

 

"Lies and faults
master your psyche
Faceless creatures feed of your fears
Forced to save those
who are already lost
Forced to save those
who deceived her"

 

Coriacea e variegata la prima parte del disco, grazie anche al missaggio limpido e ben bilanciato dei Divergent Studios. Dopo l'intro "Amon", il ritmo narrativo dei brani è tutto giocato fra una tensione poetico-lirica intrisa di folklore e artigliate melodiche di death metal, esplosive già nella opener "March of Demise", là dove il viaggio introspettivo dei testi indulge meno nel ritratto di intense memorie personali.
Non manca l'elemento divino, "Sacra Nox" con il suo unicum del ritornello in latino, "Mulier florum locuta est/ Carnifex tuus ero", presenta anche un approccio completamente lirico, sostenuto da una solida base di batteria e un bel riffing di chitarre. Il racconto drammatico dell'ottima "The Goddess' Song" dal tiro più folkeggiante e con una voce più grintosa e ruvida, apre invece alla suggestione dell'elemento pagano, con la sua promiscuità passionale, tragica, di umano e divino insieme.


"Let me tell you a story
of a goddess that knew a man
for whom she left her world
She gave him her life
She was forced to endure lies
violences and abuses
she decided to kill
all that belonged to him"

 

Protagonista è un Io tutto al femminile, incarnato dalla poliedrica voce di Zaira de Candia, fondatrice del gruppo. Zaira alterna in modo raffinato e deciso canto lirico, growl e clean vocals, fino a dipingere un vero e proprio luogo della psiche, più modernamente una dimora dell'inconscio.

 

Forte di un bel solo di chitarra ed un lavoro di flauti che qui come in tutto il disco dona coesione e armonizza lo strappo emotivo tra brani acustici e pesanti, "Patient N° X" sembra suggerirci che di questo luogo le mani non potrebbero mai, a filo, identificarne il perimetro, quei confini tratteggiati dall'ombra delle storie che ospita. Questa sembra un po' la poetica dell'atto secondo di Faerenus che si presenta meno incisivo e in debito di idee verso la prima rocciosa parte del disco, più coesa e autoriale. "July 5th"non riesce infatti, come in precedenza, ad armonizzare l'inizio di chitarra e voce con la deriva gotico-lirica del suo finale, mentre la conclusiva "Eterea El" ci lascia forse troppo presto, privando l'album di un congedo forte e significativo.

 

Nella danza delle personalità che è "Faerenus", le voci possono attraversare i vuoti, contendere i ricordi al tempo e cantare tanto l'incubo che irrompe nella modernità quanto i timori ancestrali, rinchiusi nella suggestione del racconto archetipico. Questo "The Hermit" lo fa con quella dolcezza che sola proviene dal proprio vissuto quando è fatto immagine, sia nella versione in inglese che in quella molto più bella e personale cantata nel dialetto di Molfetta.


Il silenzio invece? il silenzio è un'opera audace ed i 19:43 minuti di silenzio racchiusi negli oltre ventidue di "The Hermit" ne pagano il prezzo.
Il brano è posto al centro della tracklist; la cesura, durante l'ascolto, è inevitabile. La sua centralità impone una piccola digressione.

 

Da una parte è la memoria storica, ossia il bombardamento di Bari e dintorni ad opera della Luftwaffe nel 1943, dall'altra quella personale, che è anche memoria collettiva, quando si tratta degli anni di guerra vissuti dai propri nonni con i loro intensi racconti di fame e sopravvivenza, morte e sacrificio. Nel mezzo c'è la musica che cede ad una scena muta composta da motori di bombardieri, deflagrazioni e battito cardiaco accelerato: un paesaggio sonoro che senza un adeguato contesto narrativo alle spalle, non basta a veicolare il messaggio emotivo dell'artista al di fuori della sua fruizione personale.

 

La musica, come la poesia, ha il potere di trascendere l'artista proprio mentre ne racconta il vissuto ma senza tradirne l'autenticità. Accade allora che il racconto personale diviene qualcosa che vive indipendentemente dalla mano creatrice, ed è quindi in grado di raggiungere chiunque. Mai tanto come nella ghost track "1943" avremmo avuto bisogno della musica a narrare una materia così intensa e sentita!

 

"When you close your eyes,
the war began
It is not over yet
hold my sword,
I will be your shield
I wish I could save you"

 

"Faerenus" paga il prezzo di quello che è anche il suo pregio maggiore: un'irruenza giovanile che si presenta generosamente carica di tanti contenuti, quanti sono gli sviluppi cui potrebbero dar adito in futuro. La voglia di non fossilizzarsi nello schema di un genere e la determinazione nel cercare un approccio ai testi personale e intenso sono le migliori premesse lasciate da un debut comunque interessante.





01. Amon
02. March Of Demise
03. Sacra Nox
04. The Goddess' Song
05. The Hermit
06. Faerenus
07. Patient N° X
08. July 5th
09. Eterea El

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