Flying Colors
Second Nature

2014, Mascot
Progressive Rock

Recensione di Giulio Beneventi - Pubblicata in data: 22/10/14

Never a still moment. Mai un momento fermo: questa sembra essere la frase da tatuarsi per Mike Portnoy, Steve Morse, Neil Morse, Dave LaRue e Casey McPherson che, tra i mille impegni con le rispettive band principali, riescono a trovare anche il tempo di "andare in vacanza" e dedicarsi nuovamente al progetto Flying Colors, producendo velocemente un nuovo album, "Second Nature". Il supergruppo nasce proprio come avventura parallela appena due anni fa, quasi per divertimento, ma oggi, dati i risultati positivissimi dell'esordio discografico (Flying Colors, 2012), sembra prendere forma sempre più stabile.


Anche questa volta, assolutamente nulla da dire sulle (sempre onorevoli) prestazioni dei singoli componenti (nessun uomo dotato di ragione poteva dubitare di questo aspetto), se non soltanto sottolineare su tutti le splendide linee di Dave LaRue, vero esempio di bassista completo, sempre presente ma mai soverchiante. Il discorso sta quindi tutto nelle composizioni: salta subito all'orecchio la nuova scelta stilistica, che rinuncia in parte a quel connubio originale tanto acclamato di prog cristallizzato sotto uno strato di pop accattivante, optando per una formula più "semplice"; tenete immediatamente conto però che la concezione di "semplice" per questi mostri della tecnica strumentale non ha la stessa valenza di quella di noi comuni mortali. Si cambia pelle dunque, scegliendo appunto una "second nature", ossia una materia progressive senz'altro elegante, dalle sfaccettature però diverse traccia per traccia: il prog più puro in certi frangenti viaggia addirittura tra sfumature inaspettate di folk-country fino ad accenni di soul.


Il trademark ne beneficia ovviamente in varietà, camminando a volte però sull'orlo di quella eccessiva artificiosità che ci si era posti di evitare. Ad ogni modo, l'album scorre fluido per tutta la sua (lunga) durata: "Open Up Your Eyes", una composizione dalla qualità di una sontuosa suite (di quasi 12 minuti), introduce in modo consono, mentre la seguente "Mask Machine", primo singolo estratto, colpisce per l'incedere moderno e duro ma lascia un po' spiazzati dai coretti che ricordano a tratti gli Winger più recenti. Tra sincope e slap, "Bombs Away" assicura comunque una ripresasolida, seguita da "The Fury Of My Love" che aggiunge ancora più colore alla tavolozza già strabordante, con l'unica colpa di calmare fin troppo le acque. La scaletta procede con un crescendo privo di limiti ("No sky can hold / No end, no border"), trovando ilsuo picco massimo con "A Place In Your World" e "Peaceful Harbor", vero diamante dai riflessi gospel: peccato però che questi due veri esempi di prog moderno siano intervallati da "Lost Without You", composizione fiacca che doveva essere posizionata da un'altra parte (o su un altro cd) e "One Last Forever", interessante fino al ritornello dispersivo. Ci pensa la lunga e articolata "Cosmic Symphony" a far sparire i dubbi accumulati chiudendo in grande stile sinfonico questo nuovo capitolo.


Non li stiamo a chiamare i nuovi Yes, per carità, perché difettano totalmente di quella magica epicità. E, certo, serpeggia nel mio subconscio anche la consapevolezza che musicisti di tal calibro insieme potevano fare qualcosa di più, come avevano dimostrato a più riprese nel primo album. Ma, non fraintendiamoci, non c'è neanche da criticarli più di tanto; "Second Nature" è pur sempre il prodotto di signori compositori/musicisti e fa davvero piacere avere tra le mani un cd del genere nel 2014: un lavoro che, nonostante i difetti, riesce ancora a rendere la musica panorama e l'ascolto visione.





01. Open Up Your Eyes
02. Mask Machine
03. Bombs Away
04. The Fury of My Love
05. A Place in Your World
06. Lost Without You
07. One Love Forever
08. Peaceful Harbor
09. Cosmic Symphony
I. Still Life of the World
II. Searching for the Air
III. Pound for Pound

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