Green Day
Father Of All...

2020, Reprise Records
Punk-Rock

Nuovo decennio, nuovi Green Day.
Recensione di Dario Fabbri - Pubblicata in data: 09/02/20

Parlare di Green Day accostandoli a termini di novità potrebbe sembrare improbabile, ma questo "Father Of All..." lascia poca scelta. La band capitanata dall'icona del punk rock Billie Joe Armstrong ha cambiato pelle, è quasi irriconoscibile rispetto agli ultimi album in studio, soprattutto per chi se li ricorda come quelli di "American Idiot". E forse è proprio questo il punto da cui partire: dopo aver segnato il rock del primo decennio degli anni 2000 con due lavori iconici, i nostri si sono persi pericolosamente negli anni successivi con la trilogia "Uno", "Dos" e "Trés", per poi riprendere vigorosamente la bussola in mano con "Revolution Radio" nel 2016, facendo ricredere anche i più scettici. Il taglio col passato allora risulta inevitabile: nuovo decennio, nuovi Green Day (o quasi).

   

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I Green Day non abbandonano definitivamente il proprio marchio di fabbrica, ma cambiano approccio nei confronti del genere di cui sono storici artefici. Dalla voce di Armstrong, alla batteria di Tré Cool, passando per canzoni dalla durata sempre minore, il cambiamento è evidente e il primo singolo, "Ready, Aim, Fire", è una summa perfetta di queste novità.
Se da un lato si può percepire un'omogeneità piuttosto marcata del sound, è innegabile che alcuni brani richiamino in modo più esplicito il punk-rock à la Green Day (in primis l'opener "Father Of All..." e l'energica "Sugar Youth"), mentre altri contengono contaminazioni più contemporanee (il singolo "Oh Yeah" e "Junkies On A High" tra le altre). Il tutto, non c'è quasi bisogno di dirlo, viene condito da quella leggerezza e da quella freschezza che hanno fatto la fortuna dei nostri e da un minutaggio davvero esiguo (appena 26 minuti). Ma le sorprese non sono finite: è sul finale che Armstrong e compagni piazzano i due pezzi più interessanti e meglio realizzati, "Take The Money And Crawl" e "Graffitia": i rocker di Berkeley non rallentano mai, nemmeno alla fine.

 

"Father Of All..." corre e non poco, ma non inciampa, sperimenta il giusto, ma senza esagerare. Ai 9 minuti di "Jesus Of Suburbia", i Green Day di oggi contrappongono canzoni che durano poco più di 90 secondi: non una mancanza di ispirazione, ma una scelta stilistica. Il tentativo è da ammirare, il prodotto è di qualità, ma in questi 26 minuti forse manca quel qualcosa che renda il tutto veramente memorabile. In ogni caso, non possiamo che considerarlo il ritratto dei Green Day del nuovo decennio.





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