Grey Daze
Amends

2020, Loma Vista Recordings
Alternative Rock

Un'ottima produzione e prestazioni vocali da brivido di Chester Bennington: sono queste le colonne portanti di "Amends"
Recensione di Dario Fabbri - Pubblicata in data: 26/06/20

"I will be waiting

With a song in my soul"

 

Sono passati quasi 3 anni dalla scomparsa di Chester Bennington, celeberrimo frontman dei Linkin Park e dei Dead By Sunrise. Poco prima di togliersi la vita, Chester aveva riunito il gruppo di quando era adolescente, i Grey Daze, per riscrivere e modificare alcune delle loro canzoni. Il progetto era stato sospeso a causa della morte del cantante, ma è stato comunque portato a termine grazie alla decisione di Sean Dowdell, storico batterista della band nonché uno dei migliori amici di Bennington. Dowdell ha richiamato i restanti membri del gruppo, alcuni colleghi e amici di Chester (James "Munky" Shaffer e Brian "Head" Welch, chitarristi dei Korn, Dave Navarro dei Jane's Addiction e altri ancora) e infine Jaime Bennington, figlio maggiore del frontman, per finire il lavoro iniziato anni fa e creare un disco di 11 tracce dal titolo "Amends".

 

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La direzione presa dai Grey Daze per "Amends" è ora quella di un alternative rock orecchiabile e fresco, che attinge a piene mani dalle sonorità pop contemporanee, ma che comunque non disdegna soluzioni più aggressive, in alcuni casi tendenti al metal (gli esempi più lampanti sono il bridge di "The Syndrome" e i muri di chitarre di "She Shines"). La vera e propria punta di diamante del lotto, però, è rappresentata da una produzione curata in ogni minimo dettaglio e che ha saputo creare suoni davvero suggestivi e dalla voce di Chester Bennington, che ha il merito non solo di adattarsi ai vari generi presenti nel disco, ma anche di garantire intensità e solidità. Potente e aggressivo in "Just Like Heroin" e nella già citata "She Shines", estremamente delicato in "In Time" e "Soul Song", mentre in "B12" estrae dal cilindro strofe a metà strada tra rap e R&B, donando ulteriore varietà a un disco che già di per sé è tutto fuorché ripetitivo: Chester Bennington si conferma il mattatore assoluto di "Amends" e i suoi compagni confezionano basi che esaltano e accompagnano con maestria la voce del leader.

 

Già dall'opener "Sickness" è possibile notare come i tecnicismi e le complicazioni siano ridotte all'osso: l'obiettivo della band pare sia quello di creare basi ricche di strumenti e suoni, ma senza strafare dal punto di vista tecnico. Questo non implica in alcun modo l'assenza di canzoni di alta qualità: al contrario, su tutte spicca "Morei Sky", brano dal quale prende il titolo l'album ("If I had a second chance I'd make amends"); pur durando una manciata di minuti, "Morei Sky" riesce a contenere una commistione di generi sbalorditiva, per di più viene ulteriormente impreziosita da una prestazione vocale a dir poco emozionante: un brano che trasuda dolore, rabbia e la volontà di voltare pagina in maniera sempre più intensa, fino ad esplodere nel finale.

 

"Amends" si conclude con "Shouting Out", una canzone leggermente più scarica e meno efficace se confrontata alle precedenti, caratterizzata da sonorità prettamente pop e diametralmente opposta rispetto alle iniziali "Sometimes" e "What's In The Eye": quest'ultime, d'altro canto, richiamano fortemente le origini hard rock e grunge dei Grey Daze tramite un'interpretazione più moderna di questi generi.

 

Se l'obiettivo dei membri attuali della band è quello di rendere omaggio a Chester, quest'ultimo chiede, a sua volta, semplicemente di avere una seconda chance per fare ammenda e ritrovare sé stesso. Purtroppo, però, come ormai è ben noto, non c'è stato alcun lieto fine alla sua storia. Anche se forse è proprio da questo punto che  emerge la vera natura dell'album: gli amici e i colleghi del frontman hanno pubblicato "Amends" per far sentire al mondo intero le parole che Chester avrebbe voluto comunicare, per renderci partecipi dei suoi pensieri e di come lui vedeva il mondo, per fargli esprimere concretamente il desiderio di ritrovare sé stesso: in sintesi, per permettere a Chester Bennington di chiedere ammenda per davvero. Una scelta davvero nobile quella dei Grey Daze, e il prodotto finale lo è altrettanto.



01. Sickness

02. Sometimes

03. What's In Eye

04. The Syndrome

05. In Time

06. Just Like Heroin

07. B12

08. Soul Song

09. Morei Sky

10. She Shines

11. Shouting Out

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