Doomsday Outlaw
Hard Times

2018, Frontiers Music
Hard Rock, Blues Rock

Recensione di Simone Muzzoni - Pubblicata in data: 16/05/18

Provenienti da Derbyshire, i Doomsday Outlaw arrivano meritatamente, dopo il primo disco autoprodotto del 2016, al debutto sotto major con questo "Hard Times" grazie a Frontiers. L'etichetta italiana, non paga d'aver salvato dall'oblio una buona fetta del movimento AOR, veglia sui giovani talenti anche nel Regno Unito, come dimostrano i recenti casi di Inglorious, Bigfoot e Wayward Sons, tutti astri nascenti potenziali aggiunti ad una già nutrita scuderia.


Il quintetto britannico era salito prepotentemente alla ribalta con il precedente "Suffer More", che aveva collezionato recensioni entusiaste e cariche di aspettative da parte della stampa specializzata, tra le quali spiccarono quelle dei magazines Powerplay ("dubitiamo potrete sentire un album migliore quest'anno") e Worship Metal ("i Doomsday Outlaw potrebbero registrare un album ogni sei settimane, e sarebbe sicuramente migliore del 99% delle altre band"). Dopo simili dichiarazioni degli addetti ai lavori, la band non poteva certo fallire la prova del nove: dalla collaborazione dell'intero quintetto in fase di songwriting nasce "Hard Times", che riparte dalle radici hard-rock/blues e southern-rock del debutto, ispirandosi tanto alle band storiche degli anni '70 e '80 (Led ZeppelinCreedence Clearwater Revival, Blackfoot, ZZ Top e Molly Hatchet), ma cercando anche una connessione con gli stili dei colleghi più affermati nell'attuale panorama rock-blues e roots (tra cui gli Electric Boys, i Rival Sons ed i Black Stone Cherry).


Dati i presupposti, ciò che salta all'occhio è la capacità compositiva del gruppo che trova nel vocalist Phil Poole il proprio vero asso nella manica. Come ammesso dallo stesso batterista John "Ironfoot" Willis, che ha recentemente definito Poole "il tassello indispensabile per portare la band al livello successivo", ascoltando il frontman destreggiarsi attraverso i diversi brani del disco è impossibile non constatarne la versatilità del  timbro canoro, capace a tratti di ricordare il miglior Glenn Hughes d'annata.

 

L'album sembra quasi a dividersi in due parti, diverse ma complementari tra loro: la prima metà è all'insegna di un rock-blues più convenzionale e "da classifica" ovvero capace di restare ancorato ai canoni più tipici del genere. La band spazia infatti tra brani di stampo più tradizionale, tra cui la titletrack e "Spirit That Made Me", ed altri più frizzanti e canticchiabili come "Over And Over" and "Bring It On Home", in cui la pesante citazione del titolo è omaggiata da un pezzo esaltante e tra i più significativi del disco. In mezzo, a fare da spartiacque sta la breve "Into The Light", lento pianistico dotato di un canto struggente e di un'atmosfera settantiana di forte impatto. Da qui in avanti i Doomsday Outlaw cambiano le carte in tavola, alzando il livello della proposta e cimentandosi con tracce ben più elaborate e complesse. E' il caso di "Will You Wait" che, nei suoi oltre 7 minuti di durata, condensa quanto di meglio proposto nel disco: dal claustrofobico arpeggio iniziale, il brano va in crescendo di pathos ed atmosfera, tra riff di chitarra acustica e sferzate puramente rock, mentre il registro di Poole spazia tra parti quasi sussurrate e struggenti acuti disperati; nel lungo finale c'è spazio per partiture sinfoniche che fanno da contraltare ad un lungo e lancinante assolo. "Come My Way" è invece un rock-blues dalle atmosfere più oscure e cupe, scandite da un basso martellante e da un solo molto bluesly nel finale, replicate in parte nelle conclusive e più rockeggianti "Too Far Left To Fall" e "Were You Ever Mine", che si distingue per i riff granitici partoriti dall'accoppiata Broughton e Mills, oltre ad un ritornello inconfondibile che si pone tra i più riusciti del disco.


"Hard Times" è una release che non tradisce le attese della vigilia, la cui qualità si percepisce soprattutto nel buon livello tenuto dai cosiddetti fillers (quali ad esempio "Days Since I Saw The Sun" e la quasi bluegrass "Break You"), ma anche nella capacità di osare, proponendo pezzi elaborati e dalla complessità non indifferente. Se una pecca si può rimproverare ai Doomsday Outlaw, è quella di una certa ridondanza e ripetitività stilistica che risalta in buona parte dei pezzi, facendo sorgere qualche dubbio sulle concrete possibilità di evoluzione della band, forse schiacciata da un genere incapace di offrire troppi nuovi spunti in questo senso. Ciononostante, ci riserviamo di seguire con interesse i passi futuri della band, a partire dal debutto sul palco al prossimo Frontiers Rock Festival, dopo aver mancato per un soffio l'ultima edizione appena conclusa. Will you wait?





01.Hard Times
02.Over And Over
03.Spirit That Made Me
04.Into The Light
05.Bring It On Home
06.Days Since I Saw The Sun
07.Will You Wait
08.Break You
09.Come My Way
10.Were You Ever Mine
11.Too Far Left To Fall

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