Last In Line
II

2019, Frontiers Music
Hard'N'Heavy

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 03/03/19

Il 16 maggio 2010 un'icona della musica mondiale, Ronnie James Dio (Elf. RainbowBlack Sabbath,) venne a mancare dopo una lotta, durata diversi mesi, contro il cancro allo stomaco. Trascorrono due anni e il chitarrista irlandese Vivian Campbell, membro della prima versione del combo guidato dal defunto singer oltre che di Def Leppard, Sweet Savage e Whitesnake, decise di contattare gli ex compagni della formazione originale per dare inizio a una nuova, e si sperava, eccitante storia. Così i Last In Line, moniker tratto da un famoso album dei Dio, dopo aver pubblicato, nel 2016, il non straordinario "Heavy Crown", ritentano la carta del long player d'impatto con "II": obiettivo questa volta raggiunto grazie a una produzione, sempre opera del fido Jeff Pilson, più potente e moderna rispetto all'esordio e a un songwriting sobrio e calcolato, meno in balia dell'emotività e del desiderio di liberarsi ad ogni costo di una scomoda ombra.
 
La sincopata "Black Out The Sun", le orecchiabili "Landslide" e "Love And War", le esplosive "Year Of The Gun" ed "Electrified" rappresentano piccole pepite hard animate dal fuoco sotterraneo dell'heavy metal. Se Vinnie Appice maneggia cassa e piatti come lui soltanto sa fare, senza inutili stravaganze, ma con precisione e rigore, Phil Soussan al basso fornisce una prova esemplare, issandosi, in qualche a caso, ad assoluto protagonista ("False Flag"). Intanto la Les Paul di Campbell inanella riff energici e assoli zeppeliniani ("Gods And Tyrants"), mentre dietro il microfono Andrew Freeman appare tutt'altro che una pallida copia dello scomparso interprete di Holy Diver, mostrandosi a proprio agio principalmente su rocciosi mid-tempo quali "Sword From The Stone"' e "Give Up The Ghost". E lontano dalla nostalgia dei momenti che furono, il quartetto insabbia la pesante eredità lasciata dalla leggenda che rese popolare il segno delle corna del diavolo avventurandosi in oscuri territori progressive ("The Unknown"). 
 
Solido e vario, "II" permette ai Last In Line di siglare la pace con il controverso passato: il rimosso viene finalmente a galla e pur, non gridando al miracolo, i nostri firmano un lavoro che costituisce qualcosa che va al di là di un semplice tributo per il folletto di Portsmouth. Il processo di separazione può dirsi compiuto.




01. Intro
02. Blackout The Sun
03. Landslide
04. Gods And Tyrants
05. Year Of The Gun
06. Give Up The Ghost
07. The Unknown
08. Sword From The Stone
09. Electrified
10. Love And War
11. False Flag
12. The Light

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