ionnalee
Everyone Afraid To Be Forgotten

2018, To whom it may concern
Elettronica / Pop

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 25/02/18

Separatasi (momentaneamente?) dal compagno di avventure musicali Claes BjÖrklund, la cantante, produttrice, performer Jonna Lee si imbarca in un progetto solista che oggi più che mai assume il valore di un parto artistico totale ed assoluto.
I semi di questo “Everyone Afraid To Be Frogotten”, difatti, furono gettati 10 anni orsono, e man mano la carriera degli iamamiwhoami proseguiva sull’onda della viralità e del modello di distribuzione che da due anni a questa parte viene copiato pressoché da chiunque, il disco è stato pian piano rifinito, completato e, quindi, dato in pasto prima del web, poi della discografia più tradizionale.
Cominciamo da qui, da un punto di vista anomalo per la recensione di un disco, ma è piuttosto ordinario quando si scrive di una donna che ha il controllo assoluto della propria arte.

Jonna, difatti, non solo cura musica e testi dell’opera, ma come sempre anche di tutta la parte visuale dei propri progetti artistici, e questo disco non si dista di un millimetro dal modus operandi tipico della bionda svedese: primo singolo a marzo 2017 (rigorosamente accompagnato da video), quindi un brano ogni circa 30 giorni, sino ad arrivare ad oggi.
Delle differenze però sono rilevabili: innanzitutto, a questo giro non abbiamo avuto 15 singoli per 15 brani in scaletta, secondariamente il film accompagnatorio dell’opera non è più una raccolta dei video promozionali delle diverse canzoni come accadeva con gli iamamiwhoami, ma assume di più i connotati di un vero e proprio mediometraggio.

Everyone Afraid To Be Forgotten – The Movie”, difatti, presenta per la prima volta una trama propriamente strutturata, e seppur sia vero che non sono presenti dialoghi, il voiceover di Jonna ci accompagna nell’interpretazione personale di un’opera visuale che, come da tradizione ionnalee, è estremamente simbolica ed arty, tanto nella scenografia, quanto nella sempre più meravigliosa ed espressiva danza contemporanea che prende vita con gli inserti occasionali dei brani (e se avete amato una serie come “The OA” per la strabiliante “Angel Dance”, allora preparatevi a multipli orgasmi in compagnia di Jonna e del suo corpo di ballo).
E’ quindi più un musical propriamente detto questo filmato, in cui solo alcuni brani e solo a tratti (meno che “GONE”, la cui proposizione completa alla fine ne fa l’emblema dell’intera operazione) vengono proposti, e anche quando si tratta di canzoni che furono singolo, non ci vengono mai proposti i video promozionali, ma piuttosto parte di essi, e sempre gli sprazzi maggiormente “narrativi” rispetto a quelli più “musicali”.
L’intento, quindi, è quello di raccontarsi mediante una fiaba pregna di atmosfere alla “Handmaid’s Tale” che oggi piacciono a tutti (furba Jonna), e specialmente di esprimere come la paura di essere dimenticati ci accompagna costantemente oggi, e ci porti a sconsiderati atti di vanità e vacua superficialità, senza considerare che l’amore e l’arte, ciò che veramente conta, riuscirà a rimanere sempre e comunque dopo di noi, se sceglieremo questo due sagge guide lungo la nostra esistenza.

Bene, e della musica che si scrive? Paradossale arrivare ad analizzarla adesso, ma con la svedese non c’è nulla da fare: non considerare l’immaginario sarebbe primariamente castrante, e secondariamente criminale, vista l’importanza che ha nell’economia dell’insieme.
Possiamo cominciare con lo scrivere che “Everyone Afraid To Be Forgotten” è, in pratica, un figlio illegittimo musicale di “Blue” degli iamamiwhoami. Abbiamo, quindi, di nuovo un’elettronica tipica del Grande Nord totalmente votata al pop, senza tuttavia più richiamare gli ‘80s in modo esplicito, quanto piuttosto una certa istintività d’insieme molto apprezzabile nella struttura melodica.
Ma al di là di autocitazioni più o meno esplicite (si veda “BLAZING” o la base ritmica di “GONE”, che è in pratica la stessa di “Shadowshow”) che mitigano di parecchio il senso di novità della proposta, ciò che veramente dà fastidio di questo primo passo solista di Jonna è la classica voglia di strafare.
Gargantuesco nella proposta di 15 brani per oltre un’ora di durata, il disco non è sempre a fuoco, soprattutto nelle ballad dove, ad eccezione dell’intensa lettura alla ionnalee dell’astrattismo ambientale “SundfØriano” di “DUNES OF SAND” (in duetto con Jamie Irrepressibles che dona tutta la sua emozionalità al brano), è quando il disco diventa eccessivamente intimista che si fa scarsamente interessante.
Ed è un peccato, perché quando i ritmi ed i toni si alzano, allora il volo diviene stratosferico.
Basta ascoltare il pianoforte in chiave di basso e gli ottoni (tutti rigorosamente sintetici) che spiritati muovono la ritmica sregolata di “SAMARITAN”, oppure il ritmo sincopato militare da cui è impossibile farsi travolgere che sostiene “JOY”, o l’accelerazione techno ‘90s che ci permette di surfare su una nordica aurora boreale in “HARVEST”.
Singolare anche la prosecuzione in forte odore di stramberia di “MEMENTO” (dove torna di nuovo Claes ai synth col monicker Barbarelle col quale è conosciuto sulla scena) dell’epica tribaleggiante di “GONE”.

Ed è proprio in questa incapacità di ionnalee di essere pienamente cantautrice che si nasconde il limite principale di tutta l’operazione, soprattutto quando essa viene venduta (a carissimo prezzo) come una sorta di diario di vita di un decennio d’artista.
Ed ecco che l’opera si rivela “tragicamente” pop, sorretta da uno scheletro artistico/visuale di spessore che innalza una valutazione che, altrimenti, sarebbe stata decisamente più severa.
Certo: sempre di un pop di estrema qualità si tratta, e quasi sempre di rara raffinatezza.  Ma ciononostante spesso anche convenzionale e a tratti davvero poco ispirato.





01. WATCHES WATCHES
02. JOY
03. WORK
04. LIKE HELL
05. NOT HUMAN
06. TEMPLE
07. SAMARITAN
08. DUNES OF SAND (Ft. Jamie Irrepressibles)
09. BLAZING
10. SIMMER DOWN
11. HERE IS A WARNING
12. GONE
13. MEMENTO (Ft. Barbelle)
14. HARVEST (Ft. TR/ST)
15. FOLD

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