Iron Maiden
Iron Maiden

1980, EMI
Heavy Metal

"A look at love, a dream unfolds

Living here, You'll never grow old."

Recensione di Sophia Melfi - Pubblicata in data: 14/04/18

E' il 1980 quando tra un Dio salvi la regina e qualche chiamata persistente da Londra, qualcosa di nuovo arriva in scena. Steve Harris e compagni, ancora per la maggior parte ignoti al grande pubblico, decidono ostinatamente di pubblicare il loro primo album d'esordio: "Iron Maiden". E se è vero che il resto è storia, l'inizio di questa fu piuttosto un incubo. Con alle spalle una prima demo ("The Soundhouse Tapes"), la quale anticipa la rivoluzione che la vergine di Norimberga avrebbe apportato al sound di quegli anni, gli Iron Maiden si fanno strada tra le maggiori etichette e case discografiche che imponevano un solo ed unico target imperversante nella città da cui tutto dipendeva, Londra e il punk, un binomio che negli anni ‘80 sbaragliava ogni tipo di concorrenza. Il disco è stato concepito in un'epoca in cui non vi era ancora un tipo di heavy metal come quello inaugurato dagli Iron Maiden, un po' troppo rispetto ai canoni dell'hard rock fissati da band quali Led Zeppelin e Deep Purple ed eccessivamente alternativo rispetto a "British Steel" o al thrash che andava sviluppandosi in quegli anni. Contro tutto e tutti, gli Iron Maiden conquistano la EMI e un posto tra i maggiori gruppi rappresentativi della "New Wave of British Heavy Metal", oltre ad essere i primi a coniare un nuovo tipo di sound che l'omonimo album illustra alla perfezione. Heavy Metal e rivoluzione, è questo lo scenario da cui gli Iron Maiden decollano dando vita al suono metallico per eccellenza, oltre i tempi, oltre l'immaginabile.

 

Il marchio di fabbrica del primo album in studio dei Maiden è senz'altro la combo Harris-Murray/Stratton-Di'Anno che, con composizioni strumentali di un'intensità straordinaria, inaugurano "the new british metal" per antonomasia. Nel sound di questo primissimo capolavoro si respirano riff ripresi dalla tradizione dell'hard rock con sostanziose ed evidenti reminescenze blues, dall'heavy metal di quegli anni e influenze dal punk (seppur rivisitate) che concorrono a plasmarne l'unicità. Il cammino della band è già segnato con questa nuova pubblicazione che ne racconta minuziosamente il percorso, da sempre travagliato, da sempre predestinato a diventare storia. La storia, costantemente intrecciata ai testi della band, inizia con "Prowler", il primo singolo dell'album. Qui, è la combinazione vincente di cui sopra che costruisce il tratto distintivo della sonorità alternativa ed eccezionale celebrata dagli Iron Maiden. A farla da padrona sono infatti i potenti riff di chitarra di Murray e gli intensi bassi di Harris in grado di evocare atmosfere sognanti e malinconiche che combaciano perfettamente con la struggente voce del cantante, al massimo della propria estensione vocale. In quei riff pungenti e in quegli assoli magistralmente concepiti, gli occhi di Eddie trafiggono come lame e raccontano:"I've just got to find my way..." Segue "Remember Tomorrow", brano in cui vita e musica si fondono per creare qualcosa di unico e memorabile. Il testo di questo è stato ideato da Di'Anno e tratta di alcune vicende relative al padre. Si prosegue con "Running Free", traccia che funge da dimostrazione della permeabilità della band rispetto al contesto in cui sono esplose sonorità ed inevitabili divergenze con i generi imperversanti all'epoca. Brano dall'estro ribelle che, tramite la ruvida e potente voce di Di'Anno, ricalca lo spirito punk di allora (seppur stravolto secondo il sound caratteristico della band), esso è teso a provocare quell'emozione unica e indescrivibile che solo un disco degli Iron Maiden sa suscitare.  

 

Nonostante manchino ancora un paio d'anni all'arrivo di Dickinson, la storia e la letteratura hanno da sempre fatto parte del background musicale dei Maiden. Né è la prova "Phantom Of The Opera", brano che si rifà al celebre racconto di Gaston Leroux di cui ricrea atmosfere noir e momenti salienti di angoscia e solitudine del protagonista tramite ritmiche accelerate e angosciose che contraddistinguono il celebre intro e l'assolo, "Keep your distance, walk away don't take his bait, don't you stray don't fade away". La traccia si ispira inoltre al celebre ed omonimo film con Loan Chaney, noto per le sue magistrali interpretazioni nei film dell'orrore dell'epoca del cinema muto statunitense. "L'uomo dalle mille facce" avrebbe infatti influenzato la copertina del singolo live del 1985, raffigurando la mascotte Eddie intenta a levarsi la maschera proprio come il celebre attore americano e richiamando apertamente quegli stessi scenari horror e grandguignoleschi in cui la musica degli Iron Maiden ha da sempre trovato terreno fertile. Ritmi insostenibili e cambi di tempo strabilianti caratterizzano il solo pezzo interamente strumentale dell'album, "Transylvania", a cui non serve voce o testo alcuno per esprimersi in tutta la propria fierezza e comunicabilità, nonostante l'iniziale incertezza del gruppo che si convinse in seguito a lasciare il brano senza liriche. Dall'intro fantascientifico è invece la meravigliosa ballata "Strange World", che racconta di un mondo fantastico immaginato da Steve Harris. Seguono la monumentale "Sanctuary" e "Charlotte The Harlot", brano dedicato ad una prostituta, dalle melodie graffianti e ironiche che precedono il ritornello stile "ballad", dalle sonorità nostalgiche e malinconiche, "Charlotte The Harlot let me see Love". Nulla da dire sull'omonimo pezzo di chiusura del primo album degli Iron Maiden, destinati ad un successo le cui gesta saranno perpetuamente ricordate.

 

"Iron Maiden's gonna get you, no matter how far!"
 





1. Prowler
2. Remember Tomorrow
3. Running Free
4. Phantom of the Opera
5. Transylvania
6. Strange World
7. Sanctuary
8. Charlotte the Harlot
9. Iron Maiden

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