John Fogerty
Premonition

2018, BMG-Ada
Southern Rock/ Classic Rock

Recensione di Sergio Mancuso - Pubblicata in data: 29/07/18

"Premonition" è un long play speciale. Non è quindi così sorprendente ritrovarsi a parlarne dieci anni dopo la sua uscita, nel 1998. Fu un lavoro di qualità e la musica, come un buon liquore, non perde certo il proprio aroma se rimane ad invecchiare per qualche anno. Mettere su questa ristampa e ascoltarla è un po' come versarsi due dita di vecchio scotch. Si ha bisogno di prendersi il giusto tempo per assaporare entrambi.

 

"Premonition" è speciale perché è un album in cui un artista ritrova la propria musica dopo anni di beghe legali con le major. John Fogerty, voce, chitarra, songwriter e cuore pulsante dei Creedence Clearwater Revival può ritornare a cantare le proprie canzoni e lo fa con tutto il trasporto, l'amore e l'energia possibile che il suo timbro crudo possa contenere. Una voce che è il filo conduttore di tutto l'album perché di voci come quella di Fogerty se ne trovano poche: potente, arrochita come un vecchio blues e energetica come una dose di rock and roll.

 

I CCR erano la terza cuspide della corona del Southern, i più country, decisamente bluegrass. La loro era swamp music (musica da palude, ndr.) e, non a caso, questo live inizia con una delle loro canzoni iconiche: "Born On The Bayou", mistica e bellissima. Nel tempo ha ispirato i Blue Öyster Cult nella stesura di uno dei loro capolavori, i Foo Fighters e molti altri; viene riproposta in questa chiave live con una verve sorprendente. Il contrappunto delle cicale che friniscono, all'inizio del brano, è un colpo che impreziosisce.

 

"Green River" segue e fa il paio con l'apripista continuando a narrare della vita cajun, della palude e del voodoo seguendo il ritmo lento, sonnacchioso e cadenzato di un riff di chitarra divenuto un classico. In definitiva non è solo la canzone iniziale a colpire ma anche tutte quelle che seguono: "I Put A Spell On You" non tradisce con l'assolo centrale ma è ancora una volta il canto a non lasciare spazio di manovra all'ascoltatore. Lo attira come il miele e lo intrappola con la sua ragnatela sonora. Non resta quindi da lasciarsi trasportare mentre John narra dell'incantesimo che ha scagliato sulla sua bella per non lasciarla scappare.

 

"Who'll Stop the Rain" ha un'intensità tale da colpire con la sua malinconia e non c'è bisogno di aggiungere altro su di essa se non che è eseguita in maniera magistrale da tutta la band. I classici qui riproposti sono da annali della musica, nessun ascoltatore di rock può dire di non averli sentiti, apprezzati e introiettati come, ad esempio, il terzetto "Bad Moon Rising" (francamente una delle canzoni preferite, di ogni tempo, di chi sta scrivendo) che preannuncia un tempo di sventura all'orizzonte ma in maniera così fantastica che cominci quasi a sperare che questa luna malvagia spunti davvero nella notte. Troviamo poi "Fortunate Son", una delle canzoni di protesta contro il Vietnam più famose di sempre e "Proud Mary" che ha ispirato una versione favolosa di Ike & Tina Turner a trasportarci in un lungo viaggio sopra il torbido Mississipi in maniera così vivida e reale che, quasi, si riescono a sentire le pale dei battelli a colpire l'acqua.

 

Non mancano comunque le produzioni soliste tra le quali spiccano la title track, la scanzonatissima "Almost Saturday Night", finalista per il Grammy, quando uscì nel '75, e una versione estremamente briosa di  "Rockin' All Over The World" perfetta da ballare e cantare in coro con l'artista, magari sotto la doccia o in macchina quando nessuno potrà giudicare i nostri sforzi vocali.

 

"Premonition" si conclude con "Travelin' Band", lasciata per ultima per la sua energia straripante, per chiudere in bellezza un Live con i controfiocchi.

 

"Playin' in a travelin' band
Playin' in a travelin' band
Won't you give myself a hand?
Playin' in a travelin' band
Well, I'm flyin' 'cross the land, tryin' to get a hand
Playin' in a travelin' band" (Travelin' Band.)

 

Molto altro si potrebbe dire ma in realtà bastano poche parole: questo è un disco di musica dal vivo da possedere, coccolare e ascoltare ogni qual volta ci si sente giù per farsi investire dalla potenza grezza di un rock sporco ma estremamente accattivante e magari immaginarsi sopra la Interstate 69 diretti in un viaggio che, probabilmente non porterà da nessuna parte, ma sarà sicuramente divertente.

 





01. Born On The Bayou
02. Green River
03. Susie Q
04. I Put A Spell on You
05. Who'll Stop the Rain
06. Premonition
07. Almost Saturday Night
08. Rockin' All Over the World
09. Joy Of My Life
10. Down On The Corner
11. Centerfield
12. Swamp River Days
13. Hot Rod Heart
14. The Old Man Down the Road
15. Bad Moon Rising
16.Fortunate Son
17.Proud Mary
18.Travelin' Band

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