Jorn
Heavy Rock Radio

2016, Frontiers Records
Hard Rock/Heavy Metal

Non necessitano dettagliate presentazioni quando si sta per parlare di una delle voci heavy e power metal più avvincenti ed entusiasmanti dei nostri tempi: Jørn Lande .
Recensione di Laura Gervasini - Pubblicata in data: 28/05/16

Ex Masterplan, ex Ark e dopo le varie collaborazioni con il supergruppo Avantasia, Jørn Lande continua la sua carriera da solista, imponendosi nel panorama musicale internazionale grazie alla sua sua vocalità strepitosa e al suo talento nel songwriting.

 

Chi ricorda il tribute album a Ronnie James Dio datato 2010? Nel suo nuovo album, "Heavy Rock Radio" torna ad affermarsi quello stesso modus operandi, con il quale Jorn si guadagnò rispetto per il modo di riarrangiare e reinterpretare le canzoni del compianto idolo dell'hard rock degli anni settanta.
"Heavy Rock Radio" è un album di cover di grandi classici e band che significano qualcosa per il cantante scandinavo e che hanno aiutato nel corso degli anni a formare il suo talento.
Non è un album di cover ordinario: è veramente un songbook di hits: è attraente al'ascolto soprattutto per gli appassionati di suoni hard rock classici ma anche che coloro che spingono di più sul pedale dell'heavy metal.
Sono notevoli le versioni di "Hotel California" degli Eagles e della più pop rispetto al complessivo di "Running Up That Hill" di Kate Bush, nelle quali Jørn dimostra di essere all'altezza dell'epicità dei titoli mostrati. Si continua con dei grandi classici, quali "Killer Queen" degli adorati Queen e "Don't stop believin'" dei Journey. Quanto coraggio cimentarsi nell'olimpionica estensione vocale di Freddie Mercury, e il risultato è addirittura esilarante. E spieghiamo anche il perchè: l'obiettivo principale di Jorn nel momento della sua produzione musicale di cover è quello di trattare queste canzoni con rispetto verso le versioni originali, dandone una versione alternativa molto valida, senza competere con l'artista. Questa è decisamente la chiave della sua riuscita positiva, senza presunzioni e con molto self-style.

 

Per variare incredibilmente il sound dell'album, vi sono inserite anche tracce un po' più heavy, per abbracciare un pubblico più vasto: è il caso di "The Final Frontier"degli Iron Maiden, "Die Young" dei Black Sabbath, "Stormbringer" dei Deep Purple e "Rainbow in the dark" di Ronnie James Dio.
Anyway, il concetto originale dell'album è stato quello di creare una sorta di jukebox di hit radiofoniche: le aspettative non sono state deluse, anche se tutto ciò sembra leggermente scontato, ma, da come è stato già detto, sono tracce che hanno articolato, creato e plasmato il carattere pungente e ben consolidato dell'artista Jørn Lande , in tutte le sue accezioni.





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