Karenina
Verso [EP]

2013, Autoproduzione
Indie Rock

Recensione di Riccardo Coppola - Pubblicata in data: 09/03/13

Meno di un anno fa i Karenina ci stupivano con lo splendido “Il Futuro Che Ricordavo”, un esordio di rara bellezza, privo d’inutili prolissità, per poco più di mezz’ora di musica curata ed emozionante. La band metteva in mostra un sound particolare e stratificato ma piacevolissimo nella sua immediata accessibilità, in cui confluivano gli input forniti dai grandi nomi dell’alternative rock italiano, con pillole sparse di Radiohead, frequenti comparse di chitarre acustiche e cori d’atmosfera, più qualche spruzzata di elettriche riverberate e liquidi colpi di tastiere a rendere il tutto leggermente psych-rock. 
 
Verso”, secondo capitolo della discografia della band lombarda, è un breve EP, distribuito gratuitamente, che riprende il discorso esattamente dove era stato interrotto alla fine dell’album di debutto, senza stravolgere più di tanto la proposta del quintetto. E’ ancora forte l’attenzione riposta nella scrittura dei testi, gran parte dei quali prende spunto dalla quotidianità di una vita vissuta in un mondo imperfetto. Si parte con i piedi per terra, dal piccolo della nostra Italia, col cinico risentimento provato nei confronti di una società che non si preoccupa dell’individuo e del suo futuro, espresso nel “Che madre hai visto mai far figli e non volerli crescere?” della traccia d’apertura. Nella bellissima ballata “E L’Universo”, invece, ci si libra in volo nelle profondità dello spazio, accompagnati da solitarie note di piano, alla ricerca di un mondo migliore di quello in cui si è costretti a vivere, confidando nei limiti di chi l’ha creato. Ma non mancano soggetti meno impegnati, da ricercare soprattutto nella particolarissima “Non Si Muove”, un folle racconto in prima persona d’una storia d’amore finita nel sangue, dove “Volevo solo vedere se anche nel tuo di stomaco c’era amore per me” viene fornita come inappuntabile giustificazione di una coltellata nella pancia. 
 
Quello che colpisce, nella musica dei Karenina, è il legame strettissimo tra i testi e gli arrangiamenti strumentali, che non si limitano a esserne un semplice accompagnamento, ma ne seguono pedissequamente l’andamento emozionale, accentuando ed enfatizzando con efficacia i momenti più emotivamente sentiti. Basta pensare alle note dissonanti di piano che fungono da punto esclamativo per il verso “L’Italia è bellissima, ma ci vivono le bestie!” dell’opener, o alle montagne russe della seguente “Per Vederti Ancora”, con quel suo riffone iniziale di chitarre scorbutiche che sanno di A Perfect Circle, che finiscono per affogare nella silenziosa parte centrale, affidata a rarefatti cori a due voci su qualche sparuta nota di synth. 
 
Quattro pezzi brevi, per un totale di tredici minuti circa: neanche il tempo di lasciarsi rapire dalle sue note che “Verso” è già finito. Eppure, la soddisfazione regalata dall’EP dei Karenina non è qualcosa di così fugace: si è conquistati, invogliati a riascoltarlo più e più volte. Promossi anche questa volta, quindi. Adesso si aspetta con interesse il secondo album (o terzo, considerando la parentesi Triste Colore Rosa), sperando che continuino così, a non sbagliare un colpo.




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