Katatonia
Dethroned & Uncrowned

2013, Kscope Music
Alternative Rock

Recensione di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 23/09/13

Chi si ciba di rock depressivo e sbarella davanti a una foglia morta all'approssimarsi della stagione autunnale conosce la storia di questa band a menadito, ma in casi come questo un piccolo recap non fa male. Se nel giro di pochi anni dischi come “The Great Cold Distance” e “Night Is The New Day” hanno consacrato gli svedesi tra i mostri sacri delle sonorità più grige della scena rock/metal europea, il più recente “Dead End Kings” ha portato la musica di Jonas Renkse e soci su un livello ancora più importante, tingendola di affascinanti sperimentazioni ambient e elettroniche – tant'è che dalle parti di SpazioRock le lodi non si sono sprecate (piccolo salto temporale a questo link). Peccato che da lì in avanti la macchina sembra essersi inesorabilmente inceppata, e che al momento non ci è dato sapere se e quando tornerà a carburare come un tempo. E dire che la parabola ascendente dei Katatonia sembrava destinata a non fermarsi mai...

 

Nell'attesa di ritrovare l'ispirazione e di scrivere nuovi pezzi (magari), i Nostri – o chi per loro – hanno pensato bene di rimpinzarci di ristampe e progetti (forse dovremmo definirli “progettini”) estemporanei, come questo “Dethroned & Uncrowned”, praticamente la versione spoglia e semi-acustica di “Dead End Kings”. Un'idea niente male sulla carta, che tuttavia paga lo scotto di una frettolosità fino ad oggi impensabile per una formazione di questo calibro, nonché di un lavoro di (ri)arrangiamento che oscilla tra il povero e il non pervenuto. Le mirabolanti peripezie di Frank Default dietro alla consolle – già ampiamente sfruttate sulla release principale – questa volta non riescono nella difficile impresa di dare un nuovo volto al classico trademark dei Katatonia, tradite da un missaggio superficiale che non differenzia di molto queste nuove versioni rispetto ai brani originari. Inutile, quindi, eliminare le chitarre elettriche, se a farne le spese sono le ritmiche furiose di una “Buildings” e di una “Dead Letters”; inutile calcare la mano sui passaggi più soft di una “Ambitions”, che già nella prima versione era il non plus ultra dell'introspettività. Ancor più colpevole (e sconcertante) la controparte vocale, con un Jonas Renkse che non si sforza di apportare la minima variazione melodica.


Certo, i brani più ibridi potrebbero anche averci guadagnato qualcosa (limitiamo questa affermazione alle sole “The Parting” e “Hypnone”, le uniche a eguagliare le rispettive gemelle in fatto di pathos e bellezza), ma l'impressione è che il gioco non valga la candela e che “Dethroned & Uncrowned” sia un'uscita forzata da logiche commerciali abbastanza estranee alla band (e di certo più vicine a quelle della nuova label, la sempre più lanciata Kscope Music). Poco importa se i nomi coinvolti nel progetto venderebbero le proprie madri pur di spacciare l'autenticità di un disco francamente evitabile come questo. I Katatonia valgono più di mille ristampe e riedizioni, altrimenti non avremmo dischi come quelli citati in apertura a ricordarcelo.


Nota: Volete una bella raccolta di brani riarrangiati in chiave semi-acustica? Andate a recuperare “Sleepy Buildings” dei The Gathering, fate caso al lavoro certosino che vi sta dietro e poi veniteci a dire se l'entusiasmo che ha alimentato l'uscita di “Dethroned & Uncrowned” non vi sembra un tantino esagerato...





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