Kenny Wayne Shepherd Band
The Traveler

2019, Mascot Label Group
Blues rock

Recensione di Simone Zangarelli - Pubblicata in data: 31/05/19

Tirate fuori il cappello da cowboy, accendetevi una sigaretta e partite a bordo della vostra Ford Gran Torino verso le vaste distese del Tennessee. E allo stereo sentite la voce graffiante di Kenny Wayne Shepherd, da un quarto di secolo esponente del southern rock e dell'electric blues, che vi accompagna verso le Great Smoky Mountains mentre il sole lentamente si nasconde dietro l'orizzonte. Se invece non avete una decappottabile e non vivete nel sud degli USA non temete, ci pensa Kenny Wayne con la sua Band a trasportarvi nella dimensione sopracitata e con il nuovo "The Traveler" inizierà un road trip virtuale ed emozionale. Se lo stile del musicista non ha bisogno di presentazioni, (i suoi dischi "Trouble Is..." e "Live On" parlano da sé) qualche parola sul nuovo lavoro, giunto a due anni di distanza dal precedente "Lay It On Down", merita di essere spesa. Come lo stesso Shepherd tiene a sottolineare nella nostra intervista, il movente che spinge alla realizzazione di "The Traveler" è la ricerca di un'identità definita per questo nuovo capitolo. Dunque non reiterare una formula già testata, ma esprimere nel modo più autentico e consono (questa la parola chiave) la propria idea per il disco, realizzarla per coinvolgere l'ascoltatore e raccontare una storia. Uno dei punti di forza dell'album è proprio l'evocazione di un immaginario estremamente definito, a tratti stereotipato ma sempre affascinante. Così mentre da un lato si fa sentire la spinta ispiratrice, non mancano le influenze del passato a garantire "sicurezza" ad un sound felicemente collaudato.

 

L'attacco è esplosivo con "Woman Like You": le chitarre sempre in rilievo infiammano il blues rock di questo primo singolo e durante l'assolo dosato e raccolto, Shepherd dimostra di voler emozionare il pubblico e non stupirlo con virtuosismi sterili. Una furia travolge l'ascoltatore in "Long Time Running", scandita da un'intro percussivo in crescendo. Nel ritornello si scatena tutta la passione del cantante che non può non farci scuotere le spalle e due nuovi assoli stavolta sbalordiscono per la carica e l'espressività. Chitarre fiammeggianti richiamano lo stile di Stevie Ray Vaughan in un blues shuffle in 12 misure con tanto di trombe e organo Hammond, quello di "I Want You", pezzo dall'anima estremamente vintage. La lezione dei maestri risplende con abilità nello stile energico di Kenny Wayne Shepherd, che reinterpreta il linguaggio tradizionale mettendolo al servizio del proprio intento compositivo. Già perché è soprattutto nella scrittura dei pezzi che il frontman riesce a coordinare la band e allo stesso tempo a mettere in risalto di volta in volta elementi diversi a seconda del brano. Accade per esempio in "We All Alright", dove è il piano, a cui vengono affidate intro e coda, ad apportare novità al sound, andando a riempire la voce e a scandire il ritmo. Tra i pezzi più riusciti dell'intero plate c'è sicuramente "Take It On Home", forte del carattere blues-rock conferitogli dall'intreccio di chitarre, ma a tratti tendente al pop, grazie ad un groove e una melodia incantevole. Nelle rifiniture il pezzo si mostra semplice ma curato, dai fill di chitarra alle ghost notes, il tutto accompagnato da cori di stampo country per un testo che è una dichiarazione d'amore autentica. Sulla stessa lunghezza d'onda si colloca anche l'accattivante "Better With Time" (vagamente somigliante a una "Lazy Song" di Bruno Mars con più groove), destinata a raggiungere un pubblico ampio grazie al sapiente utilizzo degli stop e delle dinamiche, soft ma con personalità. Oltre agli 8 brani inediti, due cover vanno a completare "The Traveler" e sono un omaggio alle influenze artistiche di Kenny Wayne Shepherd: "Mr. Soul" dei Buffalo Springfield e "Turn To Stone" di Joe Walsh, ex chitarrista degli Eagles. Per quanto riguarda il primo brano, sarebbe riduttivo attribuire l'esigenza di reinterpretare il pezzo esclusivamente all'amicizia che lega il chitarrista della Lousiana a Stephen Stills, col quale dal 2013 condivide un progetto parallelo, i The Rides, ma si tratta piuttosto di una ripresa di quelle canzoni che lo hanno plasmato, più che semplici brani ma "testi" dai quali apprendere un mestiere. Non solo Shepherd rende omaggio in modo quasi maniacale, ma riporta ogni nota alla sua sensibilità, così come fa in "Turn To Stone", che per il sound rifulge di un'intensità apicale, non a caso posta in chiusura di questo lungo viaggio.

 

Sancito il nono capitolo della sua discografia, "The Traveler" è per l'autore una prova di maturità artistica: ci vuole tempo e esperienza per capire cosa può funzionare al meglio, quali aspetti mettere in risalto e come intrigare il pubblico. Forse è proprio questo il viaggio che Kenny Wayne Shepherd vuole raccontare, giunto ad una tappa importante per la propria carriera, tenta di ripercorrere a ritroso la strada che lo ha portato ad un nuovo livello di consapevolezza, cammino che l'ascoltatore intraprende parallelamente. Se dunque l'audacia della sperimentazione sembra messa da parte, il raggiungimento di un sound più solido e cauto può considerarsi una vetta su cui salire per scorgere cosa c'è oltre, tenendo costantemente bene in vista l'esecuzione dal vivo, da sempre stella polare del bluesman americano, dimensione che completerà la missione del disco. In attesa del prossimo viaggio.





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