Kodaline
In A Perfect World

2013, Sony
Pop Rock

Recensione di Riccardo Coppola - Pubblicata in data: 28/11/13

È un furbo escamotage quello che si cela dietro la comparsa (soltanto in apparenza dal nulla) di questo freschissimo quartetto che risponde al nome di Kodaline, e che veleggia sicuro verso le calme acque dell'assicurato airplay. Il moniker, infatti, altro non è che un nuovo e originale alias che regala l'interesse normalmente tributato agli esordienti a una band il cui battesimo del fuoco risale addirittura al 2007: venuti fuori da un talent show della natia Irlanda, Steve Garrigan e soci, che ai tempi si facevano chiamare 21 Demands, avevano già messo in mostra in un paio di album (discretamente venduti in patria) le peculiarità del loro delicato e romantico pop rock.

 

Tratti distintivi riproposti sostanzialmente invariati in occasione di questa seconda discesa in campo, i quali, anche se corazzati da una produzione iperpatinata e da armonizzazioni squisitamente stadium-sized, rivelano fin da subito d'essere pescati dai più disparati anfratti del mainstream contemporaneo (secondo una distribuzione più o meno equa, che indugia qualche volta di troppo dalle parti dei Coldplay o degli Snow Patrol), e cuciti uno dietro l'altro con mano palesemente inesperta e malferma. Così "In A Perfect World", ammantato com'è di una pesantissima aria di già sentito, comincia a stufare già dalla terza o quarta traccia, tra versi che trasudano irritanti cocktail di mielose carinerie e sciatte banalità (i due rovesci della medaglia della vita amorosa cantati nell'introduttiva "One Day" e nel singolo "Love Like This"), velleità folk esteriorizzate in inutili inserti d'armonica e pesantissimi cori simil-gospel (la terribile nenia "High Hopes"), linee di chitarra, vocalizzi e falsetti (incommentabili quelli in chiusura a "Brand New Day") che si arrabattano, in quello che assume i connotati di un mesto "vorrei ma non posso", nel tentativo di tirar fuori dall'assoluto anonimato un disco che rimarrà fino alla fine del tutto privo di personalità.

 

Saranno ben pochi gli episodi meritevoli d'esser conservati per qualche futuro rapido ascolto: la cupa ballata al piano "Pray", l'efficace climax di "All I Know" (entrambi i pezzi già comparsi su precedenti EP), forse anche la più concreta ballata - in bilico tra U2 e Feeder - "Big Bad World". Per il resto, "In A Perfect World" offre un pugno di brani perfetti per sigle di chiusura di serie tv per teenager di inizio millennio, e un rilevante quantitativo di dubbi su quanto i Kodaline possano effettivamente offrire a un ambiente musicale che di certo non soffre di sottopopolamento.





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