Le Luci Della Centrale Elettrica
Costellazioni

2014, La Tempesta Dischi
Alternative Rock

Recensione di Gaia Minozzi - Pubblicata in data: 15/06/14

Dopo tre anni di silenzio, Vasco Brondi si scrolla dalle critiche di staticità stilistica che lo hanno impolverato in seguito al secondo album e riaccende queste Luci Della Centrale Elettrica che ora illuminano uno spazio che fino ad ora avevano lasciato oscuro. "Costellazioni" è figlio di due diverse registrazioni: la prima vede un lavoro a due Brondi-Federico Dragogna (chitarrista de "I Ministri") accompagnato da riproduzioni al computer, mentre la seconda è frutto del lavoro di una band completa che apre il tanto accusato monostilismo brondiano a un sorprendente riscatto. Questo terzo capitolo esclude a priori un ripiegamento su di sé, ma si apre meravigliosamente a un sorprendente pluralismo di stili. Di fatto, la brondiana base synth trova pienezza in una sapiente composizione fra fiati, chitarre elettriche e acustiche, archi e pianoforte, che in ogni brano scoprono una diversa dinamicità.


Si riparte dalle classiche Luci con l'inaugurale "La terra, l'Emilia, la luna", dove già affiorano le chitarre acustiche che poi, nell'affettuoso vendittiano catalogo "Le ragazze stanno bene", coi loro giri puri chiameranno al loro seguito, come il pifferaio magico, sempre più strumenti. E seguendo la tensione ascensionale che passa per i cori apocalittici e solenni di "Destini generali" si giunge a "I Sonic Youth": esemplare ballata al pianoforte man mano sempre più avvolta da archi e chitarre, fino a venire completamente sommersa dalla seconda voce. L'efficacemente malinconica "Un bar sulla via lattea", oltre all'emozionante interazione musicale, presenta bene questo sorprendente Brondi che in "Costellazioni" accantona un po' i modi urlati, e pur mantenendo il divagante libero parlato modula la voce su vere e proprie linee melodiche, anche se non si può ancora parlare di vero e proprio cantato. Il miracolo di questa nuova luce sta proprio nella collaborazione fra il consolidato binomio synth-parlato e il più caldo aspetto musicale, come accade in "Destini generali", nel folk popolare di "Blues del delta del Po" e nella bellissima "40 Km".


Lascia a bocca asciutta il passaggio dall'avvolgente evanescenza e pienezza della prima grossa fetta dell'album alle ultime tracce, molto più essenziali e aride, ma comunque non meno efficaci. E nell'apparente caos pluristilistico (che giunge anche alla ritmica un po'scontata di "Questo scontro tranquillo") l'ordine è dato dal filo conduttore che Brondi riconosce nella "fine della gioventù", delle ormonali tempeste. Il disagio e i tormenti sono sempre prepotentemente presenti ma sono domati da una maggiore consapevolezza, tanto da non urlarci più sopra ma da essere in grado di fotografarli più lucidamente e commisurarli con il futuro più prossimo. Il risultato di questa fotografia esclude la Luna, la predestinazione, le stelle e i "Destini generali", guarda piuttosto al contingente, a quel poco di cielo variopinto che avvolge la ragazza in copertina e le prime 10 tracce dell'album. Come sempre Le Luci Della Centrale Elettrica non deludono l'aspettativa di un ascolto individuale riflessivo, contemplativo, sempre malinconico e rassegnato ma questa volta un po' meno arrabbiato e acerbo.





01. La Terra, l'Emilia, la Luna
02. Macbeth nella nebbia
03. Le ragazze stanno bene
04. I destini generali
05. I Sonic Youth
06. Firmamento
07. Un bar sulla Via Lattea
08. Ti vendi bene
09. Una cosa spirituale
10. Padre nostro dei satelliti
11. Questo scontro tranquillo
12. Punk sentimentale
13. Blues del Delta del Po
14. Una guerra lampo pop
15. 40 km

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