Jorn
Life on Death Road

2017, Frontiers Music
Hard Rock

Recensione di Marilena Ferranti - Pubblicata in data: 27/05/17

Jorn Lande è semplicemente una delle voci migliori sulla piazza e con questo nuovo album, per il quale è stato coadiuvato dal prezioso contributo di una nuova band, ci presenta un sound ancora più accattivante.
 
"Life on Death Road" ha richiesto diversi mesi di duro lavoro di squadra; Jorn voleva portare la sua musica ad un nuovo livello e quel che è scaturito da tale intenzione è un album profondo, con un groove potente e perfettamente ricamato addosso all'identità di un frontman che non è solo cantante, ma anche cantautore e paroliere eccezionale. Al basso un musicista già ben noto sulla scena, Mat Sinner (Primal Fear, Sinner, Kiske / Somerville) e alle tastiere (anche in veste di produttore) l'italianissimo Alessandro Del Vecchio (Hardline, Revolution Saints) che aveva già lavorato con Jorn in occasione della precedente release  "Heavy Rock Radio". Completano la formazione Francesco Iovino (Primal Fear) alla batteria e Alex Beyrodt (Primal Fear, Voodoo Circle) alla chitarra. Un personaggio visionario, che vanta milioni di album venduti in tutto il mondo e svariate presenze nelle Billboard charts, non poteva che realizzare un disco interessante.
 

L'album si apre col pianto di un neonato che si ode in lontananza e una chitarra malinconica che si diffonde nel vento: ed ecco che irrompe come un tuono la title-track: "Life On Death Road". La voce del norvegese è davvero qualcosa di unico e carismatico, ma una nota di merito va subito attribuita anche al tiro micidiale di coloro che lo accompagnano. "The power's in your hands" canta lui, ebbene dalle mani di questi musicisti escono onde d'urto che non possono lasciare indifferenti. 

 

"Hammered To The Cross" è un midtempo di facile ascolto, nonostante i toni epici accentuati dai cori poderosi è un pezzo che non stupisce ma si ascolta comunque con piacere; "Love Is The Remedy" esalta delle tastiere che tendono al prog e propone un tiro decisamente più incazzato con la voce di Jorn che sembra dire "provate a non credermi". Ed eccoci al momento ballad con "Dreamwalker": il tocco di Alessandro Del Vecchio, così riconoscibile e personale, introduce un meraviglioso riff che sembra lasciarci respirare, e anche la voce assume una sfumatura solenne e romantica che, diciamocelo, dopo i primi pezzi, forse ci voleva. Ma niente paura, mai troppo zucchero, solo tanto carattere e qualche brivido lungo la schiena. "Fire To The Sun" (un titolo che da solo merita un 8) è, fino a questo punto, il pezzo più crudo e diretto e quando Lande dice "I'm the leader of the pack" nessuno osa contraddirlo. "Insoluble Maze" è talmente oscura e solenne che potrebbe tranquillamente fare da soundtrack ad un film dark/vampiresco, forse un po' troppo rabbioso, sicuramente d'effetto. Si cambia completamente atmosfera (la versatilità vocale di quest'uomo ha dell'incredibile) con "I Walked Away", pezzo alla Whitesnake che fa onore alla chitarra di gran classe di Beyrodt (peccato solo per i cori esageratamente pomposi su un pezzo che starebbe già perfettamente in piedi con meno). "The Slippery Slope" inzia con le migliori intenzioni ma poi si perde per strada, forse per via della mancanza di una melodia orecchiabile in favore di un tornado di parti potenti ma confuse per chi ascolta. Stessa sensazione su "Devil You Can Drive" che inizialmente convince (bravissimo Francesco Iovino che picchia come un fabbro) ma poi di nuovo, risulta confusa, penalizzando le parti dei singoli strumenti in favore di un'esplosione di suoni che però non rimangono addosso. "The Optimist" è il pezzo che ci lascia finalmente tirare il fiato: una strepitosa chitarra che introduce un cantato meno feroce e colmo di pathos, condito da un'atmosfera sognante. I due ultimi pezzi "Man Of The 80's" e la chiusura con "Black Birds" non sono esattamente memorabili e spengono un po' l'entusiasmo nonostante su quest'ultimo la voce di Jorn sia tutto fuorchè banale e ci faccia sognare con delle evoluzioni alla Coverdale da 10 e lode.
 
Tutto sommato un disco piacevole, senz'altro di ottima caratura tutti i musicisti coinvolti e una voce che non stanca mai, ma non del tutto memorabile nel complesso, forse perchè a volte bisognerebbe provare a togliere invece che aggiungere, non è sempre detto detto che "di più sia meglio".




01 Life On Death Road
02 Hammered To The Cross (The Business)
03 Love Is The Remedy
04 Dreamwalker
05 Fire To The Sun
06 Insoluble Maze (Dreams In The Blindness)
07 I Walked Away
08 The Slippery Slope (Hangman's Rope)
09 Devil You Can Drive
10 The Optimist
11 Man Of The 80's
12 Blackbirds

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