Mike LePond's Silent Assassins
Mike LePond's Silent Assassins

2015, UDR Music
Heavy Metal / Folk Metal

Recensione di Claudio Maroni - Pubblicata in data: 06/12/15

Primo lavoro solista per Michael LePond, storico bassista dei Symphony X. Un album davvero sbalorditivo, se si considera il genere del gruppo da cui proviene il fondatore del progetto.
Oltre ai compagni di squadra Michael Romeo e Michael Pinnella (rispettivamente chitarrista e tastierista dei Symphony X), LePond si è avvalso della collaborazione di Alan Tecchio e Mike Chlasciak, celebre per essere il chitarrista del progetto solista di Rob Halford.

Dopo questa brevissima introduzione, finalmente parliamo di musica: il genere proposto, trova la sua collocazione nei decenni '80 e '90. E' una sorta di tributo alle origini e all'evoluzione del metal, tanto che possiamo trovare riferimenti, influenze, citazioni e chi più ne ha più ne metta, a qualsiasi band di questo "ventennio d'oro". Il disco si spande in lungo e in largo attraverso le sonorità di band storiche. Si parte con un'incalzante "Apocalypse Rider", il cui riff di chitarra urla Motorhead a squarciagola, per poi passare ad una "Red Death" che ricorda mostruosamente i Manowar dei tempi che furono. "The Quest" è un brano che racchiude in se forse tutte le influenze dell'album stesso. Si parte con un intro che pare un'ode alle origini del power metal, per poi passare ad un Thrash violentissimo direttamente dalla Bay Area, si riadagia su un letto di Heavy classico, cita i Blackmore's Night e finisce come una canzone dei Testament. Assolutamente fuori di testa e geniale allo stesso tempo. "The Outsider" con il suo intro di basso tipicamente alla LePond, fa del groove il suo punto forte, per poi passare all'immancabile ballad che (in un album quasi stereotipato) deve essere necessariamente presente, "Masad". "Silent Assassins" potrebbe tranquillamente essere stata scritta dai Riot, un inno Speed Metal. "Ragnarok" strizza invece un occhio -e qui mi verrebbe da dire anche il pugno sollevato in segno di gloria- a Joey DeMaio e soci. "The Progeny e "Oath of Honor" ci portano alla fine del viaggio, nella maniera più epica possibile.

Alle svariate rimembranze e continue allusioni a gruppi storici, ci si devono sommare le indiscutibili capacità tecniche di tutta la band, che contribuiscono alla riuscita di questo lavoro. D'altronde, quale fan dei Symphony X ed amante dell'Heavy più classico e sfacciato, non ha segretamente sognato di sentire Micheal Romeo eseguire un assolo su di un blasonatissimo ma storico giro Heavy Metal? Se siete amanti di un genere che ora è diventato di nicchia, se volete ripercorrere la storia musicale di questo artista, se volete fare un salto nel passato col livello qualitativo odierno... O semplicemente siete delle Metalheads intransigenti che non hanno mai accettato che il Metal virasse fuori dai canoni che lo contraddistinguevano, questo è l'album che fa per voi. In ogni caso, passerete un'ora veramente piacevole.




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