Mismountain Boys
Across The Country

2014, Autoproduzione
Country

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 04/02/14

Confrontarsi con i Grandi della musica, non è sempre impresa facile, vuoi perché i fans sono legati alla versione originale delle canzoni che si è deciso di coverizzare, vuoi invece perché la propria versione è troppo identica all’originale e non aggiunge nulla di più a quanto già espresso dalla canzone originale. Quando poi si decide di realizzare un intero album di sole cover, allora il rischio è totale, ed anche formazioni di rinomata fama e caratura internazionale sono spesso miseramente naufragate affrontando questa titanica sfida. I Mismountain Boys, americanissimi nel nome e nel genere di musica che suonano (il country) ma italianissimi per la provenienza (dalla bergamasca) hanno imperniato sulla rilettura di grandi classici della musica a stelle e strisce tutta la loro carriera e l’ultimo album da poco pubblicato, “Across The Country”, prosegue su questa linea.


Ascoltando per intero l’album ci troviamo di fronte ad un lungo viaggio, cronologico e geografico, all’interno di una nazione (gli Stati Uniti d’America) e di un genere (il country, ma non solo, visto che compaiono anche brani della tradizione religiosa o blues), un viaggio non solo mentale, ma anche quasi fisico, come se si stesse percorrendo la famosa Route 66 su di una Cadillac, alla scoperta del sogno americano, della vita on the road. Quindici brani, quindici cover, che rivisitano canzoni più o meno conosciute, ma che hanno fatto comunque la storia della musica americana. L’aspetto più importante della musica proposta dai sei componenti dei Mismountain Boys è proprio la rivisitazione/riscrittura dei brani, secondo un proprio stile che si rifà alla musica country ed al suo filone bluegrass. Non ci troviamo di fronte, quindi, ad anonime riproposizioni, bensì ad energiche riscritture che spesso stravolgono completamente i brani. Un esempio calzante è la traccia iniziale “Mary, Don’t You Weep” che perde i toni da spiritual per acquisire una coloritura ed una vivacità molto più vicina alla musica country. Lo stesso discorso è applicabile anche al brano “Life’s Railway To Heaven”, alle origini un gospel mormone, che viene presentato in ambito bluegrass, con un miglioramento in ritmo e coinvolgimento. Oltre alla musica delle origini viene dato largo spazio anche ad autori più recenti: il Bob Dylan di “Death Is Not The End” (che rispecchia abbastanza da vicino l’uso minimale degli strumenti dell’originale), il Johnny Cash di “I Walk The Line” (che acquista vigore grazie ai diversi strumenti a corda della tradizione bluegrass), il John Denver di “Take Me Home, Country Roads” e i Creedence Clearwater Revival di “Who’ll Stop The Rain” (questi due brani si segnalano per essere i meno rimaneggiati dell’intero lotto), gli Old Crow Medicine Show di “Wagon Wheel” (che non perde minimamente l’energia dell’originale). Essendo i Mismountain Boys legati al monte Misma (come giustamente segnala lo stesso monicker della band), non può mancare un brano di Gillian Welch, regina incontrastata di quel country rurale che fa della regione dei monti Appalachi il proprio cuore: in “Caleb Meyer” appaiono tutti gli elementi più folk delle origini del bluegrass, con il rimando alle ballate irlandesi ed inglesi dei primi immigranti della regione. A chiusura dell’album una divertente e divertita versione di un classico natalizio, “Jingle Bells (Suna Campanèll)”, per l’occasione ripresentato in versione country con una coda folk in dialetto, quasi a fare da unione spirituale tra gli aspetti folk del bluegrass americano e quelli del bluegrass italiano (o bergamasco) che propongono i nostri Mismountain Boys.


“Across The Country” si rivela quindi come una valida riproposizione di classici americani e la registrazione in presa diretta aiuta molto, evitando di dare alla musica un aspetto troppo pulito e rifinito che stonerebbe con l’immediatezza ed il tono alla base della musica country o bluegrass. Pur essendo un semplice album di cover si segnala comunque per la bravura nella riscrittura delle canzoni e nello sapere reinterpretare all’interno del country anche elementi esterni al genere. Prodotto di nicchia ma che farà la felicità degli appassionati, anche solo per l’energia ed il coinvolgimento che i cinque Mismountain Boys trasmettono in ogni singolo brano.





01. Mary, Don’t You Weep
02. Life’s Railway To Heaven
03. Caleb Meyer
04. Death Is Not The End
05. Coat Of Many Colors
06. Sitting On Top Of The World
07. Beyond The Great Divide
08. I Walk The Line
09. Wagon Wheel
10. Mercury Blues
11. Just Good Old Boys
12. Borrowed Love
13. Take Me Home, Country Roads
14. Who’ll Stop The Rain
15. Jingle Bells (Suna Campanèll)

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