Sum 41
Order In Decline

2019, Hopeless Records
Alternative Metal/Alternative Rock

Recensione di Dario Fabbri - Pubblicata in data: 19/07/19

Lo strano caso dei Sum 41: percepiti da molti come una band pop-punk poco più che emergente, la realtà dei fatti del 2019 è che il gruppo si è formato ormai 23 anni fa e del pop-punk non c'è praticamente più traccia nel nuovo "Order In Decline". Giunta al settimo album in studio, la band capitanata da Deryck Whibley ha deciso di sfornare il lavoro più heavy e crudo della propria carriera: scelta a dir poco coraggiosa, considerando le svolte pop compiute da molti gruppi simili ai Sum 41 recentemente. Annunciando un disco del genere, le aspettative dei fan erano altissime, per poi aumentare ancora di più quando, ad aprile, i nostri hanno deciso di pubblicare il primo singolo, "Out For Blood", la cui potenza aveva lasciato a bocca aperta anche i più scettici. Ma queste aspettative sono state rispettate del tutto? 


La risposta non è semplice. I nostri hanno sicuramente lavorato bene, infatti sin dalla prima traccia, "Turning Away", emerge appieno la voglia di stupire, di fare qualcosa di nuovo pur nel rispetto dei punti fermi della band: ritornello potente ma fortemente orecchiabile, atmosfere cupe e il classico assolo di Dave "Brownsound" Baksh, vera ancora di salvataggio della formazione canadese. Baksh è protagonista di un'ottima performance nella già citata "Out For Blood", con uno dei riff meglio riusciti del disco; inoltre rende il singolo "A Death In The Family" meno prevedibile grazie ad un assolo d'impatto che arriva proprio al momento giusto. Tornando alle novità, "The New Sensation" presenta forti affinità con i Muse, ma riarrangiata nello stile dei Sum 41, con un Whibley che riesce ad inserirsi con delle soluzioni convincenti a livello vocale, anche se rimane distante dalle impressionanti doti canore di Matthew Bellamy. Proseguendo l'ascolto di "Order In Decline", ci si imbatte in "Heads Will Roll", che inizia come una sorta di mashup tra "No One Knows" dei Queens Of The Stone Age e "Figure It Out" dei Royal Blood, per poi far ritorno ad un sound più simile a quello dei nostri. Con le potenti "45 (A Matter Of Time)" e "Eat You Alive", il gruppo dimostra d'essere sempre più vicino alla scena alternative metal piuttosto che a quella pop-punk, sia per quanto riguarda il sound sia per l'attitudine. Ma c'è anche spazio per momenti più intimi ed emozionanti grazie alle ballad "Never There" e "Catching Fire". La prima tratta del difficile rapporto che Whibley ha avuto con suo padre, del dover crescere praticamente senza una figura paterna al proprio fianco: è un brano semplice ma d'effetto, più efficace rispetto a "Catching Fire", un po' carente d'inventiva. Tra le più riuscite del disco, invece, va citata l'energica "The People Vs.": una canzone dall'animo puramente punk-rock, caratterizzata dalla batteria martellante di Frank Zummo e da un altro ottimo assolo targato Baksh-Thacker.

 

Dovendo trarre le somme, neanche questa volta la band canadese ha deluso, però "Order In Decline" non è nemmeno l'album "schiacciasassi" che ci si aspettava: certo il ritorno di Baksh ha dato nuova linfa vitale e ora tutto sembra più semplice, ma il singolo non basta. La scelta di aver reso ancora più aggressivo il proprio sound gioca a loro favore, però questo "Order In Decline" non è sullo stesso livello dei migliori episodi della discografia dei Sum. D'altra parte, però, forti dell'ennesimo album discreto, i cinque musicisti canadesi sono sempre più una garanzia per i fan più giovani e, con tutta probabilità, un'interessante scoperta anche per gli amanti della vecchia guardia del rock.





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