Placebo
MTV Unplugged

2015, Vertigo/Capitol (Universal Music)
Pop Rock

I Placebo regalano un'esibizione delicata e di classe, in un contesto unico e dal fascino ancora oggi intatto.
Recensione di Giovanni Maria Dettori - Pubblicata in data: 05/12/15

Un Live Unplugged per Mtv, nonostante quest'ultima sia diventata sempre più un rumoroso scatolone pieno di prodotti preconfezionati, continua a rappresentare un traguardo di un certo spessore musicale. La dimensione distesa e autentica del concerto acustico possiede un'alchimia capace di creare una dimensione estremamente intima e profonda, non solo tra chi suona ed il pubblico, ma tra l'artista stesso e la sua creazione musicale. Il primo a capirlo fu Kurt Cobain, che su quel palco nel '93 non volle suonare nessuno, a parte forse un paio, fra i suoi successi di culto, perché la sua paranoica mente temeva proprio di andare ad intaccare la sensibilità di quella cornice, in quello che ieri come oggi, purtroppo, rappresenta letteralmente il meraviglioso e malinconico funerale dei Nirvana. Ma questa è un'altra storia.

 

I Placebo invece hanno approfittato dell'occasione per trasformare un Unplugged in una sorta di festa d'anniversario, di quelle che si organizzano all'ultimo, con qualche giro di telefonate, solo con gli amici intimi, con la complicità e il gusto di chi vuole mettere in scena qualcosa di speciale ma non di pirotecnico. La voce rilassata di Molko, la sua voglia di raccontare i pezzi, di ricordare quello che c'è dietro, la sincerità della sua risata hanno fatto capire quanto lui si trovi a suo agio in un contesto come questo, davanti a persone con le quali poter condividere qualcosa di più di un semplice Live, dove non serve per forza spingersi oltre un certo limite per farsi accettare. E per farsi accettare il povero Brian ha dovuto lottare per una vita intera.

Le 17 tracce ripercorrono buona parte della carriera dei Placebo, con una predilezione per l'ultima fatica "Loud Like Love" e per l'iconico "Meds", senza lasciare da parte numerosi brani del passato, e con le Cover di Sinead O' Connor "Jackie" (che mancava dalle scalette della band britannica dal 2009) e "Where Is My Mind?" dei Pixies rispettivamente ad aprire e chiudere, o quasi, l'esibizione.

Se un live acustico può far pensare ad un qualcosa di più "frugale" e semplice, stavolta non c'è veramente nulla di più sbagliato. La gran parte dei brani proposti ha dietro una strumentazione estremamente ricca e variegata, grazie ad un eccellente ensemble di musicisti: il magnetico riff di "Post Blue" è suonato con un Kanun, strumento a corde Arabo, "For What is Worth" con un' Accordina, il tutto ad alimentare il lato melodico di questo Unplugged, che si concilia perfettamente con l'anima sensibilmente "femminea" del gruppo. "Song To Say Goodbye" accoglie sul drammatico finale la bellezza del Flauto e degli archi, come anche "Meds" che lascia da parte l'ibrido dualismo chitarristico, trasformandosi in una Ballad Romantica che ci abbraccia per 5 minuti. Molko sorride, introduce ospiti e musicisti, si sposta delicatamente i capelli dalla fronte per scambiare sguardi di intesa con il compagno di una vita Stefan Olsdal e con lo stesso pubblico, al quale regala una Performance intima, elegante e speciale come poche.

La ricercatezza estetica di molti brani non mette da parte alcune interpretazioni più semplicemente acustiche, ma non per questo meno toccanti: "Every You, Every Me" fa colpo sull'ascoltatore come la prima volta, grazie anche alla collaborazione della semi-sconosciuta Majke Voss Romme di "Broken Twin", così come "Too Many Friends", che Molko suona con la sua "Baby", la chitarra alla quale racconta, in uno dei vari momenti di confidenza con il pubblico, essere molto legato, e che racchiude nella sua "Perfetta imperfezione" un significato autentico e di ispirazione per l'artista.

Eppure non faticheremmo a dire che di "imperfezione" in questo Live ce n'è ben poca. Non fatichiamo nemmeno a dire che questo, ad oggi, è probabilmente uno dei migliori MTV Unplugged mai realizzati, nella sua autenticità e nella sua magnetica empatia musicale.
Terminata l'esibizione, Brian Molko umilmente ringrazia il pubblico per essere lì, con loro, per voler sentire ancora una volta la rabbia, l'angoscia, il malinconico senso di non appartenenza, ma anche l'improvvisa e quieta serenità che permea l'essenza dei Placebo stessi, in un trionfo di applausi, dopo una "The Bitter End" meno drammatica del solito, avvolta in una neve di tante piccole luci. Una serata "Terrificante quanto meravigliosa" a dire dello stesso Frontman, sereno e felice, perché i Placebo dopo 20 anni sono ancora una Band capace di stupire e di riuscire a comunicare non solo con il proprio, ma con qualsiasi tipo di pubblico.



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