Placebo
Loud Like Love

2013, Universal
Alternative Rock

Il Neo Glam dei Placebo è una bomba di suoni e colori: trova nuovi spazi da contaminare, divenendo sempre più attuale. 
Recensione di Francesco De Sandre - Pubblicata in data: 16/09/13

“I've got too many friends, too many people 
That I’ll never meet, I'll never be there for”

 

Bentornato al Neo Glam schietto e riflessivo, che penetra nelle vene delicatamente, fino a far vacillare l’intero sistema nervoso, specchiandosi nell’astrazione di un mondo sempre più dispersivo. Bentornati ai Placebo, che dalle critiche e dalle insinuazioni sanno succhiare la linfa vitale che permette la rigenerazione completa e costruttiva, nella solita implosione di vortici effettistici e distorsioni concatenate.

 

Basta una frase per capire quanto sociale ed attuale sia “Loud Like Love”; discostandosi momentaneamente dall’allitterazione nel titolo, un aspetto formale su cui la band scherza ormai da molti anni, le parole d’apertura del singolo “Too Many Friends” – hit che riporta ai piani alti la band britannica anche grazie a un discusso video in super slow motion – racchiudono un concetto molto più esteso di quanto possa apparire. “My computer thinks I'm gay”: la fotografia di un’epoca controllata dalla tecnologia, o meglio che si sta pigramente lasciando controllare da essa. Ma più di questo è importante sottolinere come il brano sintetizzi la banalizzazione dei rapporti umani, o forse solo il loro assottigliamento. E il dibattito si sviluppa in una gabbia melodica piuttosto semplice da disegnare, ma che tra le mani dei Placebo si trasforma in un globo mistico di domande e pensieri. 

 

L'album viene partorito dopo il grande successo che fu "Battle For The Sun" nel 2009, e da esso reinterpreta gli aspetti più maturi. Indagare nel significato esoterico del numero 7 sarebbe inadatto, ma secondo questa antica dottrina il numero è collegato a termini come completezza ed equilibrio. Il settimo disco dei Placebo è una grande lezione di esperienza e provocazione, impartita da chi ormai da anni interpreta il ruolo di paladino di un genere apprezzato, forse, troppo superficialmente. 

 

“For all of our youth
We have craved them
Their beauty and their truth

 

Breathe, believe that we are loud like

Love on an atom

Love on a cloud

To see the birth of all that isn’t now
Can you imagine a love that is so proud?
It never has to question why or how”

 

La profondità del disco si concretizza unendo due generici aspetti cardini della buona riuscita dello stesso: la popolarità – e conseguente propagazione su scala mondiale – dei signoli (“Loud Like Love” e “Too Many Friends”, brani come già accennato molto schematici e quadrati, ma che proprio grazie a questa quadratura prendono il volo e decollano attraverso le variazioni ritmiche), e la compattezza del blocco cumulativo delle dieci canzoni in successione. Ma come al solito la provocazione e l’invettiva non si fermano ai singoli, il mezzo che i Placebo impiegano per focalizzare l’attenzione sui numerosi temi scomodi che emergono di brano in brano: l’alcool, l’amore, la passione, la morte, la lotta di ogni giorno contro l’assuefazione moderna, la rivincita sono solo alcune delle orbite tracciate da brani poco altisonanti ma estremamente carichi di enfasi, come “A Million Little Pieces” o la conclusiva “Bosco”. In mezzo a tutto ciò orbitano testi per la maggior parte autobiografici, in cui Brian Molko, Stefan Olsdal e Steve Forrest riversano qualche goccia di istigazione: arrivati ad un punto di vertice della propria carriera, possono permetterselo. È assaporando lentamente le b-sides che si colgono particolari illuminanti del disco, come nel crescendo di “Begin The End”, la contrapposizione perfetta tra titolo e melodia, e nelle ripetizioni estenuanti di “Hold On To Me”. La voce molto particolare di Brian, quasi metallica, costituisce la saldatura definitiva di un’opera vincente.

 

“I ask you for another second chance, but then I drink it all away
And I get bellicose when you react for the frustration and dismay
I was so delicate when we began, so tender when I spoke your name
But now I'm nothing but a partisan to my compulsion and my shame”

 

Questi sono  i Placebo: colpiscono nell’ombra, muovendosi sinuosamente strisciando sulla voce del proprio vocalist, e quando emergono dall’oscurità urtano le emozioni più differenti del genere umano, in un bagliore di flash colorati.





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