Pretty Maids
Louder Than Ever

2014, Frontiers Records
Hard Rock

I Pretty Maids tornano con la raccolta più potente di sempre
Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 03/04/14

Se c’è una cosa bella e soprendente del variegato mondo del music business è che alla fine dei conti, comunque la si voglia vedere, non esistono regole o formule universali. Certo ci sono molti modi per gestire una carriera e uno stile, così come per celebrarla, e tutti con un diverso grado di efficacia a seconda delle situazioni. Uno di questi è da sempre il greatest hits e, da un po’ di tempo a questa parte, quello che definiremmo il greatest hits "arricchito", ora di brani inediti o nuove registrazioni. Capita poi che possa materializzarsi qualcosa di completamente diverso, come nel nostro caso. E’ un greatest hits parziale, composto da brani relativi a un determinato periodo, per l’esattezza dal 1995 al 2006. E’ un greatest hits arricchito da ben quattro brani inediti, e ci può stare, ma soprattutto, è un greatest hits dai suoni diversi rispetto al passato della band. Che i Pretty Maids fossero una band totalmente sui generis rispetto alla concorrenza, se ne erano accorti in pochi, compreso ahimè il sottoscritto. Partiti dal tipico hard rock melodico verso la fine degli anni ’80, i danesi capitanati dal massiccio Ronnie Atkins e del chitarrista Ken Hammer, hanno intrapreso un percorso evolutivo piuttosto interessante che li ha portati negli anni a quello che potremmo definire un perfetto sound revisitato, sul punto di massimo equilibrio fra tradizione e modernità. “Louder Than Ever” però è qualcosa d’altro, è il salto di qualità come lascia intuire il titolo, e sfugge alle facili etichette come alla più rosea delle aspettative.
 
Se non sapessimo che stiamo parlando dei Pretty Maids, ad ascoltare l’iniziale “Deranged” pare di essere alle prese con il nuovo disco dei Soilwork. L’appeal melodico dei  danesi non è affatto snaturato dal restyling generale, e lo dimostra l’altro inedito “My Soul To Take”. Per il resto i vecchi brani finiscono tutti per acquisire una carica dirompente,  le chitarre tagliano come rasoi, le vocals suonano rinforzate, le ritmiche telluriche e imponenti. E’ come se il suono dei Pretty Maids, un suono già costantemente al passo coi tempi, fosse stato gonfiato quasi a dismisura per spingere ancora più in là il limite oltre il quale il gruppo potesse spingersi, ripeto, senza perdere quel sound “catchy” che da sempre caratterizza la band. Così “Playing God” liscia il pelo ai Priest, “Snakes In Eden”, “Psycho Time Bomb” al power metal di stampo teutonico, mentre “With These Eyes” si trasforma in una ballata dai toni solenni, al pari della conclusiva e inedita "A Heart Without A Home". “Nuclear Boomerang” è ben più dell'ennesimo inedito di ottima fattura, è la quadratura del cerchio, con tutte le caratteristiche della killer track e con un chorus da cantare all’infinito.

Il risultato finale è ben più di una raccolta celebrativa: “Louder Than Ever” è una bomba H tirata in faccia all’ascoltatore, la fotografia di una band vigorosa e con le idee chiare, desiderosa di stare al passo coi tempi, come testimoniato dall'eccellente qualità dei brani inediti, sgomitando con la forza delle idee ma senza snaturare le proprie caratteristiche vincenti. Ben più di tanti nomi altisonanti.




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