Rammstein
Untitled

2019, Universal
Industrial Metal

I Rammstein non rischiano nulla: il risultato porta luci e qualche ombra.
Recensione di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 17/05/19

Dieci anni sono un'attesa lunga. Un'attesa che può diventare morbosa se la band in questione si chiama Rammstein. È passata infatti una decade dall'ultimo album dei teutonici, "Liebe ist für alle da", e se i membri della band non si sono mai fermati completamente (tra tour e progetti paralleli), il bisogno del pubblico di sentire qualcosa di nuovo si era ormai fatto impellente. Proprio per questo motivo, oltre al nome altisonante a cui sono legati, i musicisti hanno portato con loro in studio una grande dose aspettative di fan e critica, riuscendo a uscirne con la schiena dritta, anche se non in forma smagliante.

 

I Rammstein decidono di prendersi pochissimi rischi e di puntare tutto (o quasi) su formule già collaudate, scongiurando in questo modo di produrre un grosso buco nell'acqua. Se da un lato l'andare sul sicuro porta i suoi frutti, bisogna però considerare che durante l'ascolto sono diversi i momenti in cui le tracce appaiono prive del mordente che ha reso memorabili molti degli album precedenti della band. Le caratteristiche che hanno fatto la fortuna del sestetto sono comunque proposte immutate anche in questo frangente: l'istrionico e teatrale Till Lindemann si prende la scena insieme al deus-ex-machina delle tastiere Christian Lorenz, mentre Richard Kruspe e Paul Landers innalzano muri di chitarre sostenuti a dovere dalla sezione ritmica secca e mai fuori posto.

 

Quello che manca davvero a questo album è il cieco alternarsi di genio e follia che abbiamo potuto ammirare più volte in passato. In diverse occasioni il talento compositivo ha permesso ai tedeschi di volteggiare con maestria intorno alla sottile linea che divide l'irriverenza dal grottesco, senza mai varcarla completamente. Questa volta, tralasciando un paio di episodi, la band ha preferito stabilirsi ben lontano da questo limite immaginario, producendo quindi una serie di buone canzoni, incapaci però di farsi ricordare. Ed è proprio nei pochi momenti in cui ci si avvicina alla suddetta linea di demarcazione che i Rammstein mettono la firma sui tre brani migliori del lotto.

 

Nella tragica "Puppe" ritroviamo finalmente le dolci carezze alternate senza soluzione di continuità ai pugni nello stomaco e una performance da applausi di Lindemann, seguita da una sezione strumentale da far accapponare la pelle. La band splende di luce propria anche con l'irriverente inno tanz-metal "Ausländer", sostenuta da un ritmo irresistibile sul quale Lorenz sale in cattedra e con la opener "Deutschland", canzone prototipo dei migliori Rammstein. Passando ai restanti brani, piacevoli ma non memorabili, i fucilieri Kruspe e Landers sfoderano l'artiglieria pesante sul singolo "Radio", la granitica "Tattoo" e la mozzafiato "Zeig Dich" (che avrebbe forse richiesto più elementi sinfonici da affiancare al solitario coro epico), mentre Olivier Riedel si rende protagonista con l'efficace giro di basso su cui viene costruita "Hallomann", buona conclusione del lavoro. Meno convincenti sono invece "Was Ich Liebe" e "Sex", brano caldo e provocatorio, ma poco personale dal punto di vista musicale, fatta eccezione per la sezione strumentale della seconda metà. Tra le parti più soft del lavoro si mette in evidenza la desolante e spoglia "Diamant", che non riesce però a raggiungere l'intensità di capolavori come "Nebel".

 

Questo nuovo album è un lavoro che non aggiunge né toglie nulla a quanto già fatto e dimostrato dai Rammstein nella loro entusiasmante carriera. Guardando la questione dall'altra faccia era però comprensibile aspettarsi brani più incendiari, proprio a partire da come il sestetto ha abituato il proprio pubblico. Pur avendo una serie di pezzi validi e piacevoli, i colpi di mortaio e le esplosioni di genio e sregolatezza si riducono a pochi episodi, mentre in molti casi la fiammata espressa dai brani è tenue e poco duratura, esattamente come quella che sarebbe prodotta dal fiammifero illustrato in copertina. Rimane comunque un lato positivo: i Rammstein non hanno complemente perso lo smalto e chi non sarà pienamente sazio dopo l'ascolto delle nuove undici tracce potrà recarsi ad uno dei mastodontici show che la band proporrà in giro per l'Europa. Fuoco e fiamme non mancheranno.





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