The Smashing Pumpkins
Cyr

2020, Sumerian Records
Electronic Rock

La saga "Shiny And Oh So Bright" degli Smashing Pumpkins continua con "Cyr", realizzando ancora un volta il desiderio di Corgan di "essere la band che non siamo mai stati prima".
Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 27/11/20

Articolo a cura di Dario Fabbri e Simone Zangarelli

 

È faticoso essere fan degli Smashing Pumpkins. Quando ti aspetti qualcosa da loro, ecco che ottieni tutt'altro: accadde con il monumentale "Mellon Collie and The Infinite Sadness" nel 1995, quando stravolse le aspettative dei fan del grunge che dopo l'esordio impetuoso di "Gish" erano ignari delle possibili strade che i Nostri avrebbero spalancato al rock alternativo. Lo fecero di nuovo con "Machina/The Machines of God", stavolta snaturando il sound della band che con "Adore" sembrava aver attutito l'urto della separazione con il batterista Jimmy Chamberlin e trovato una propria estetica nel goth. Lo stesso spettro si è palesato all'annuncio di "Cyr" come doppio album (il primo dai tempi di "Mellon Collie"). Molti avranno pensato: "Ci risiamo, cosa avrà in mente Billy Corgan stavolta?".


Presentato come secondo capitolo della serie "Shiny And Oh So Bright", iniziata nel 2018 con "No Past. No Future. No Sun.", nonché undicesimo lavoro in studio degli Smashing Pumpkins, "Cyr" è una creatura completamente diversa. Mentre "No Past. No Future. No Sun" presenta solamente 8 tracce per una durata di 31 minuti, la nuova fatica della band di Chicago, invece, consiste in un album doppio di 20 canzoni, dominato da diverse forme di musica elettronica. "Farò un album di musica contemporanea, non importa come", ha dichiarato il mastermind Billy Corgan.

 

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E cosa c'è di più contemporaneo di un revival anni '80? Gran parte del disco richiama il famoso synthpop, la techno dei New Order, e le melodie delle hit radiofoniche vintage, un passaggio che sembra obbligato se si vuole fare musica appetibile nel 2020. È anche vero che Corgan non ha mai fatto mistero della sua passione per la musica degli Eighties, una band su tutte: gli ELO. Solo due tracce, "Anno Satana" e "Wytch", potrebbero essere descritte come "guidate dalla chitarra", il resto è caratterizzato da un equilibrio tripartito di sintetizzatori oscillanti, cori femminili fortemente effettati e drum machine (l'unico vero crimine di "Cyr" è lo spreco delle doti di Jimmy Chamberlin). L'immediatezza del disco è quasi sconcertante, talmente tanto diretto da far storcere il naso ai fan di vecchia data. In effetti sembra pensato più per i detrattori che per gli ascoltatori della prima ora. Se queste sembrano solo critiche c'è da aggiungere l'elemento più importante: Cyr è un disco di puro divertimento

 

Ciò che rende "Cyr" un prodotto ampiamente godibile è la produzione che si arricchisce di colore, e di nuovo ci svela l'imprevedibilità del frontman. Interrotta la collaborazione con la star dei produttori, Rick Rubin, curatore del precedente capitolo, Corgan ha scelto di autoprodursi. Ed ecco che la naturalezza dell'ascolto è dovuta in gran parte a una diretta manipolazione del materiale creato, senza passare per intermediari. Così le sfumature musicali si scontrano con il grigio "colore dell'amore", traccia d'esordio che ha il compito di catturare l'ascoltatore grazie al piglio up-tempo e la raffinatezza pop delle voci. Una costante notevole nel disco è la complessità delle strutture, ricche di stop, riprese, cambi di intenzione, dinamiche e finali prolungati come "Birch Groove", la già menzionata "Wyttch" e la modernissima "Telegenix" con il suo leitmotiv "if it's not suicide, than what is?". Elementi progressive che erano presenti anche nel meno patinato "Oceania" e che in "Cyr" trovano la loro espressione più naturale.


E se questa volta l'obiettivo fosse farci ballare, risulterebbe così scandaloso? La title track sembra nata per questo scopo, con la batteria, il synth e le voci in primo piano, mentre le chitarre si mantengono sullo sfondo. E quanto è strano pensare a un ritmo reggaeton in una canzone dei Pumpkins? Succede in "Dulcet in E", dove il ritmo sbarazzino si fonde bizzarramente alle melodie degne dei più bei dischi dream pop dei Cocteau Twins. Brano tra i più interessanti è "Purple Blood" che insegue la  chimera della modernità con beat distorti alla Finneas O'Connell, la voce multieffettata e il flow che tende alla chillout. Dentro ci sono i rudimenti dell'hip hop, la struttura dell'alternative, le sonorità synthpop à la Depeche Mode e le suggestioni del post-punk. Questo insieme a "Save Your Tears" e "Telegenix" costituiscono il nucleo più efficace dell'interlo lotto. C'è poi il pezzo acustico mid-tempo "Ramona", probabilmente una contro-citazione a Scott Pillgrim vs The World, film nel quale il protagonista indossava la maglietta di "Zero" degli Smashing Pumpkins con sotto la stella nera e tentava di conquistare il cuore di Ramona Flowers, alla quale dedica una canzone alla chitarra ("Ramona on my mind").


"Cyr" è un disco da velocisti, efficace sugli ascolti brevi. Purtroppo alla lunga diventa difficile distinguere nettamente le canzoni fra di loro. Lo stesso espediente del synth diventa logorante sui brani più deboli come "Tyger, Tyger" e "Black Forest, Black Hills". L'eccessiva coesione può essere un'arma a doppio taglio: da una parte la riconoscibilità, dall'altra l'appiattimento. Cionondimeno, non si può negare l'abilità di Billy Corgan nel creare una melodia, di dare forma a un'idea e di saperla mettere in pratica. Pochi i brani che spiccano e nessuno inascoltabile, si direbbe quasi un'eccellente mediocrità. Ma se c'è una cosa che "Cyr" chiarisce perfettamente è che gli Smashing Pumpkins non hanno mai avuto una forma finale. E proprio nel momento in cui pensiamo di averli inquadrati cambiano rotta, a volte rischiando il naufragio totale. Ma in tutto questo rimane costante l'emozione di esplorazione che questa band sviluppa in studio. "Cyr" emerge, quindi, come qualcosa che sostiene il desiderio di Corgan di "essere la band che non siamo mai stati prima".





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