ReVamp
Wild Card

2013, Nuclear Blast
Symphonic Metal

Recensione di Riccardo Coppola - Pubblicata in data: 22/08/13

In tanti, nell'ormai lontano 2009, si saranno chiesti cosa ne sarebbe stato dell'amatissima frontwoman degli After Forever, tragicamente e inaspettatamente scioltisi dopo una carriera più che decennale e un discreto numero di studio album fondamentali per il panorama symphonic metal. Verosimilmente, sarà stato nettamente inferiore il numero di fedelissimi che avrebbero scommesso su una rapida ascesa del personaggio Floor Jansen; eppure, mostrando di possedere una capacità di rimettersi in gioco pari quasi alle proprie straordinarie capacità vocali (attualmente prestate nientemeno che ai Nightwish), la trentaduenne vocalist olandese ha impiegato ben poco a diventare una delle figure di punta del nutrito roster Nuclear Blast, ripresentandosi in grande spolvero con una nuova band costruita a sua immagine e somiglianza.

 

Già dalle prime battute del secondo lavoro in studio dei ReVamp, però, comincia a percepirsi il sentore che qualche cosa sia andata irrimediabilmente storta. La sensazione è che si sia commesso il classico errore in cui si incorre quando ci si rende conto d''essere davvero troppo bravi, e si va ben oltre la giustificabile volontà d'esplorare e d'osare, finendo per fare il passo molto, molto più lungo della gamba. Se già con l'eponimo esordio d'un paio d'anni fa, infatti, si stazionava pericolosamente vicini ai limiti del buon senso, quel che si scopre con sgomento è che le temerarie giustapposizioni stilistiche di quei tempi non erano altro che pallidi abbozzi del vero delirio d'onnipotenza del sophomore: in "Wild Card" si prova tanto, troppo, tutto, frammentando continuamente i pezzi in una costante dissonanza di stili, toni e temi, che nel breve termine disorienta, nel lungo infastidisce.

 

Così ci si trova, nelle diverse parti della trilogia "The Anatomy Of A Nervos Breakdown", a sentire tastiere alla Dream Theater e rabbiosissimi riff in palm-muting sfumare in maniera piuttosto disarmonica in intermezzi tra il sinfonico e il teatrale, mentre più avanti delicate ballate al piano sfociano in mazzate pseudo-industrial (sfoderate per far trovare a suo perfetto agio l'ospite d'eccezione Devin Townsend). Il tutto suonato, forse casualmente o forse no, con un manierismo piuttosto svogliato (difficile, per esempio, trovare significative differenze tra i vari assoli di chitarra) che rende la voce della Jansen protagonista ancor più indiscussa della scena. Una voce che, anche lei, scivola con eccessiva audacia da uno stile all'altro senza preoccuparsi di quanto stridenti le transizioni possano apparire, passando da sussurri sommessi a urla praticamente abbaiate, da barcollanti vocioni operistici (i soffocati intermezzi di "The Limbic System") a violenti harsh.

 

E se le costruzioni melodiche interessanti e i ritornelli di buona fattura in fondo ci sono anche, il guaio è che ciascuno di essi si trova a essere immediatamente bilanciato se non completamente annichilito da accessi di megalomania che si fanno attendere, nel più fortunato dei casi, una trentina di secondi (sia lasciata ai posteri, come monito, la demolizione controllata a cui è crudelmente sottoposta l'inizialmente invitante title track). Va a finire che, tolta una discreta "Precibus" e una più tranquilla "Distorted Lullabies", è davvero difficile trovare pezzi da salvare nella loro interezza. Ed è una cosa che fa un po' rabbia, perchè le potenzialità in gioco sono di quelle che potrebbero ristabilire nuovi standard. Ma all'atto di tirar le somme la "wild card" dei ReVamp finisce per valere quanto un due di picche. A briscola.





01. The Anatomy Of A Nervous Breakdown - On The Sideline

02. The Anatomy Of A Nervous Breakdown - The Limbic System 

03. Wild Card

04. Precibus

05. Nothing

06. The Anatomy Of A Nervous Breakdown - Neurasthenia

07. Distorted Lullabies

08. Amendatory

09. I Can Become

10. Misery's No Crime

11. Wolf And Dog 

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