Crashdiet
Rust

2019, Frontiers
Hard Rock

Recensione di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 13/09/19

Sei anni senza pubblicazioni non è un periodo breve per una band, ma se la band in questione si chiama Crashdiet, nulla diventa impossibile. Parlare di carriera turbolenta quando ci si riferisce al quartetto svedese sarebbe solo un eufemismo. I terremoti interni sono stati molti (e molto gravi, come nel caso della scomparsa del frontman Dave Lepard), ma nonostante questo la band non si è mai data per vinta e proprio quest'anno ha pubblicato il nuovo album "Rust" dopo una lunga attesa, saziando l'appetito di una grossa schiera di fan.

 

Il cuore pulsante dell'album e della band rimane ben saldato alla tradizione anni '80, da cui gli svedesi attingono fin dai primi passi della propria carriera. Le costanti influenze da band come Guns N' Roses e Mötley Crüe vengono mantenute anche in questo nuovo lavoro, affiancate alla melodia che da sempre contraddistingue i Crashdiet, andando a formare un binomio forse un po' abusato, ma comunque efficace. I riff ruvidi e veloci si legano a passaggi più soft e melodici, in brani la cui struttura rimane sempre la medesima, ma che comunque non annoiano minimamente. Anche la prova del nuovo cantante Gabriel Keyes è più che discreta: la sua voce si presta perfettamente alle atmosfere create dal quartetto e lascia il segno in più di un episodio.

 

I brani migliori rimangono quelli più tirati, nei quali le sferzate di Martin Sweet cavalcano la scalpitante sezione ritmica di Peter London e Eric Young, come sempre autori di una buona performance. È questo il caso della titletrack, posta in apertura, la pesante "Parasite" e la velocissima "Reptile". Su altri standard, ma comunque su risultati simili, si attestano invece la dolce ballata "Waiting For Your Love" e la conclusiva "Filth & Flowers", in cui gli anni '80 risuonano con passione.

 

Tirando le somme, "Rust" rimane un album godibile, ma non memorabile, attraverso il quale i Crashdiet dimostrano di essere ancora vegeti e in forma, ma senza aggiungere (né togliere) nulla alla loro folle e travagliata carriera. Gli anni passano per (quasi) tutti e anche se la band non è più in grado di tirare fuori la stessa grinta di 15 anni fa, il lavoro del quartetto sarà sicuramente apprezzato dalla totalità dei fan, in attesa di vedere nuovamente la band impegnata sul palco.





Recensione
Bruce Springsteen - Letter To You

Recensione
Fever 333 - Wrong Generation

Intervista
Cindy Blackman Santana: Cindy Blackman Santana

Speciale
L'angolo oscuro #11

Speciale
Stardust - Highway To Heartbreak

Speciale
Sinner's Blood - The Mirror Star