Scar the Martyr
Scar the Martyr

2013, Roadrunner Records
Alternative Metal

Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 30/09/13

Tra i vari impegni collaterali dei membri degli Slipknot, l’unica realtà ormai in grado di camminare con le proprie gambe è rappresentata dagli Stone Sour, staccatasi completamente l’etichetta di puro progetto parallelo con il bellissimo “House of Gold & Bones Part 1”, apice di una discografia di tutto rispetto. Non ce ne voglia il paffutello (essì, guardatelo nella nostra recente videointervista) Joey Jordison, il suo primo tentativo coi “suoi” Murderdolls non ha lasciato molto ai posteri, destino che a giudicare da quello che ascoltiamo è in procinto di fare anche il secondo tentativo, i nuovi Scar the Martyr.

Da qui a metterci la pietra tombale ce ne passa, ma il debutto è la presentazione per qualsiasi band e questo primo approccio intitolato senza troppa fantasia “Scar the Martyr” non è un biglietto da visita troppo edificante. Formati per volere del batterista mascherato, i nostri annoverano nomi importanti in line-up, come Chris Vrenna (ex Nine Inch Nails), Jed Simon (Strapping Young Lad), Kris Norris (Threat Signal e Darkest Hour) e lo sconosciuto, fino ad ora, Henry Derek al microfono. Forte di un battage promozionale top-class, quello che poteva sembrare un progetto interessante si è scontrato con la reatà dei fatti: delusione.

Il più classico cerchiobottismo all’americana, “Scar the Martyr” è sostanzialmente un album sospeso tra la spinta metal/nu metal e le velleità radiofoniche/mainstream, in una posizione ibrida che in fin dei conti rischia di scontentare i più. Non dubitiamo sui buoni risultati nelle chart che raccoglierà, milioni di fan degli Slipknot saranno già pronti ad accaparrarsene una copia, ma Jordison fallisce dove Corey Taylor e Jim Root sono riusciti con gli Stone Sour, cioè nel mediare l’influsso Slipknot e stemperarlo in qualcosa di diverso, di più orecchiabile, di più esportabile ma con una identità ben precisa. Forse è proprio l’identità che manca a “Scar the Martyr”, un’idea di sound che possa essere riconoscibile, oltre a una buona dose di ispirazione, con un taglio decisamente sì più oscuro e spigoloso, ma che pecca su più fronti. Per prima cosa il songwriting: molto scolastico, per non dire povero. Uno stile che richiama a gran voce la formazione di Des Moines, in special modo nelle ritmiche, con i classici passaggi di batteria di Jordison sbattuti pedissequamente in ogni strofa (portandosi a ruota le chitarre), edulcorati di quel tanto per non gridare all’autoplagio, ma la radice è quella. Un alleggerimento che fa pendant con gli inserti  puliti, con il più scontato sali/scendi tra strofe e ritornelli, non convincendo negli uni come negli altri.

Atro grave errore è l’eccessiva lunghezza del disco, un’ora e un quarto (per la versione standard…) in cui la tentazione di skippare alla traccia successiva è sempre dietro l’angolo. Basandosi sostanzialmente su mid tempo e aperture melodiche senza un cambio di ritmo a stravolgere la tracklist, i brani vengono gravati da un minutaggio che (intro e brevi strumentali a parte) è assolutamente più abbondante del necessario, superando per ben sette volte i sei minuti. Decisamente troppo per un disco arido, in cui le poche idee vengono stiracchiate per allungare il brodo senza alcun motivo. Tutto da buttare? Facciamo gli ottimisti, su pezzi come “Cruel Ocean” e “White Nights in a Day Room”, tra i più convincenti, potrebbe ripartire la strada per gli Scar The Martyr, magari caratterizzando meglio il proprio sound.

È questo infatti quello che penalizza maggiormente questo debutto, un po’ Slipknot, un po’ Stone Sour (e siamo comunque lì a grandi linee), un po’ nu metal, un po’ alternative metal, rock, sprazzi di metalcore e melodia, un insieme di influenze assemblate senza un’apparente reale motivazione e convinzione. Vediamo se ci sarà una seconda chance per gli Scar The Martyr, la prima è andata sprecata.



01. Intro

02. Dark Ages

03. My Retribution

04. Soul Disintegration

05. Cruel Ocean

06. Blood Host

07. Sign of the Omeneye

08. Anatomy of Erinyes

09. Prayer For Prey

10. White Nights in a Day Room

11. Effigy Unborn

12. Never Forgive Never Forget

13. Mind's Eye

14. Last Night on Earth

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