Silent Planet
When The End Began

2018, Solid State Records
Metalcore

Recensione di Dario Fabbri - Pubblicata in data: 19/11/18

Per analizzare "When The End Began", la nuova fatica della band metalcore statunitense Silent Planet, è necessario adottare due metodi diversi. Emergono differenze non da poco se si compie questa scelta: qualora si rivolga l'attenzione alle singole canzoni, e non all'interezza del disco, quasi tutte le tracce risultano di altissimo livello e magistralmente composte. Appena si guarda alla totalità del platter, però, è possibile scorgere delle crepe in quella che sembrava un'opera quasi perfetta.

 

Per un disco di questo livello, è necessario osservare le sfumature più difficili da notare. Sono proprio i dettagli a far la differenza in un LP apparentemente ineccepibile. Sin dalla prima traccia, "The New Eternity" (preceduta dalla breve intro "Thus Spoke"), si coglie un ottimo lavoro di fondo, le parti rappate si mescolano straordinariamente alla potenza delle basi e dei growl tipici del genere, così come sono apprezzabili i testi enigmatici e per nulla immediati. Le successive "Northern Fires (Guernica)" e "Afterdusk" seguono la falsa linea della precedente, anche se entrambe presentano un ritornello più orecchiabile e una maggiore potenza della base. Il discorso non varia di molto con "Visible Unseen", la quale, però, si distingue per dei tecnicismi apprezzabili di chitarra e basso. Dopo il breve stacco rappresentato dalla strumentale "Look Outside: Dream", i nostri giocano i due assi nella manica: "Vanity Of Sleep", che combina alla perfezione il rap e le urla dei due cantanti e un abbrivio di straordinaria fattura che innalza ulteriormente il livello, e "In Absence", che costituisce l'acme del lotto per la sua natura criptica e, allo stesso tempo, orecchiabile. Un turbine di malinconia e rabbia che centra il punto senza troppe complicazioni.

 

Terminata "In Absence", inizia l'energica "Share The Body", da cui iniziano a farsi notare quelle crepe citate precedentemente: per descrivere questo brano e i due seguenti ("Firstborn (Ya'aburnee)" e "Lower Empire") si possono usare le stesse identiche parole utilizzate per i primi pezzi dell'album, tant'è che è difficile distinguerli. Se si ascolta "Firstborn (Ya'aburnee)" fuori dal disco, si rimane positivamente stupiti da tutti gli elementi già descritti e dalla grande abilità della band capitanata da Garrett Russell, invece se la si ascolta dopo aver già sentito canzoni come "Afterdusk" e "Visible Unseen", risulta una copia carbone di quest'ultime. Il finale, invece, è segnato dalla marcata aggressività di "The Anatomy Of Time (Babel)", tra le migliori del lotto sotto questo aspetto e per il ritornello catchy ma non banale. Il pianoforte, il monologo a tratti urlato di Russell e la disperazione che emerge dalla voce del cantante sono le migliori caratteristiche di "Depths III", che chiude l'album in perfetto stile Silent Planet.

 

Da un punto di vista prettamente musicale, si possono riscontrare ben poche ombre in quest'ultimo lavoro della band statunitense. D'altra parte però, sembra quasi che per non azzardare qualcosa in più, i nostri abbiano preferito continuare per la strada già battuta, risultando però ripetitivi nella seconda parte del disco. Le qualità dei Silent Planet sono ormai indubbie e questo "When The End Began" è solo l'ennesima conferma dello straordinario percorso intrapreso ormai dieci anni fa da questi ragazzi provenienti dalla bassa California.





01. Thus Spoke

02. The New Eternity

03. Northern Fires (Guernica)

04. Afterdusk

05. Visible Unseen

06. Look Outside: Dream

07. Vanity Of Sleep

08. In Absence

09. Share The Body

10. Firstborn (Ya'aburnee)

11. Lower Empire

12. Look I

13. The Anatomy Of Time (Babel)

14. Depths III

 

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