Sinner
Tequila Suicide

2017, AFM Records
Hard Rock

Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 01/04/17

Articolo a cura di Manuel Di Maggio 

 

A quattro anni di distanza dall'ultimo lavoro, Mat Sinner e la sua band ritornano a farsi sentire. Non che Sinner avesse fatto perdere tracce di sé, tutt'altro visto che a cinquantatré anni, questo tedesco dalla voce potente e gutturale pare ancora un ragazzino che si diverte a produrre, a creare e, perché no, a stupire.


"Tequila Suicide", questo il nome del nuovo disco dei Sinner, è concepito come una sorta di macchina del tempo che ci riporta indietro agli anni '80 glam, ai gruppi dell'hard & heavy come Whitesnake, Van Halen, Journey, ecc... Il tutto, però, in chiave moderna, con un sound fresco e levigato - merito anche dell'ottima qualità di registrazione. Ecco che, sin dal primo ascolto, l'album ci sembra quasi una strizzata d'occhio a quegli anni che sono ormai un cult.
Chitarre affilate come lame, riff potenti e accattivanti, ritornelli coinvolgenti e quant'altro, sono gli elementi predominanti in questo disco. E, a ben dire, c'era da aspettarselo. Tutti i fan non attendevano altro sin dall'annuncio dell'album.


Gli intenti si palesano sin dalla prima traccia, "Go Down Fighting", introdotta da un giro di chitarre vigoroso e molto orecchiabile. Stessa cosa per la title track nella quale, inoltre, avvertiamo delle sonorità vicine al power metal degli stessi Sinner di metà anni '90. Per i successivi due brani, "Road to Hell" e "Dragons", il canovaccio procede invariato.
A metà del disco, il quinto pezzo, "Battle Hill" ci appare già più variegato poiché vengono introdotti degli elementi più vicini al folk di matrice British. Ciò fa da preludio a quello che è il brano spartiacque dell'intero disco: "Sinner Blues", una sorta di power ballad in pieno stile fine anni '80 - inutile citare le band che fecero scuola all'epoca. La caratteristica del pezzo è la sua miscela di sonorità che, oltre alle già citate power ballad e a una struttura tipicamente blues (manifesta sin dal titolo), ricordano un po' quella malinconia che fece scuola negli anni '90, soprattutto negli states.
Finito "Sinner Blues", la band ci catapulta nuovamente nel mondo della potenza hard rock. Prima abbiamo "Why", altro brano che si riallaccia ai primi tre pezzi, anche se presenta alcune somiglianze con band e album dei primi anni '90 - un esempio su tutti "Bump Ahead" dei Mr. Big. Fa seguito "Gipsy Rebels", un brano che introduce un riff di matrice gitano(del resto il titolo non lascerebbe presagire altrimenti). Il penultimo pezzo, "Loud & Clear", come il titolo stesso lascia presupporre, è un altro brano "forte e chiaro". Potenza, energia e una struttura che, in questo caso, si avvicina molto più alla New Wave of English Heavy Metal, anche se con le dovute eccezioni.
"Dying on a Broken Heart" si pone come ideale continuazione di "Sinner Blues" ed è la perfetta chiusa di questo disco. Un altro brano, per così dire, più morbido. Anch'esso malinconico - già dal titolo - ma più incalzante e con un ritmo andante. Come nella tradizione del cosiddetto movimento hard ‘n' heavy, «la power ballad chiude».


In definitiva, possiamo tranquillamente affermare che i fan dei Sinner non rimarranno di certo delusi da questo disco il quale può essere benissimo apprezzato anche da ascoltatori casuali. È vero che si tratta di un album - orgogliosamente - non-innovativo, ciononostante rimane frizzante e coinvolgente dall'inizio alla fine.
Se c'è un neo in questo disco è da ricercarsi nella durata. I brani sono tutti sui canonici quattro minuti, e ciò va più che bene, ma, a conti fatti, le dieci canzoni che lo compongono, portano a una durata complessiva inferiore ai quaranta minuti. Nulla, comunque, che possa ledere la godibilità del disco.





01. Go Down Fighting
02. Tequila Suicide
03. Road To Hell
04. Dragons
05. Battle Hill
06. Sinner Blues
07. Why
08. Gypsy Rebels
09. Loud & Clear
10. Dying On A Broken Heart

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