Soulburn
The Suffocating Darkness

2014, Century Media
Doom/Black Metal

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 17/11/14

Storia travagliata quella degli olandesi Soulburn: nati all’indomani dello scioglimento degli Asphyx grazie alla volontà di due componenti di tale band (Bob Bagchus alla batteria e Eric Daniels alla chitarra) con l’intento di dare libero sfogo alle influenze black (leggi nello specifico Bathory, Venom e Celtic Frost) che ristagnavano nel DNA dei due musicisti, avevano dato alle stampe un ottimo album di debutto (“Feeding On Angels”, 1998), molto debitore nel suono al death/doom degli Asphyx. Il ritorno in vita della band “principale” aveva messo a riposo forzato questa formazione “di ripiego”, ma come spesso accade il caso è sempre pronto a stravolgere i piani e le decisioni, ed è bastato a Bagchus abbandonare gli Asphyx nel 2013 per tornare ad accarezzare le vecchie aspirazioni black metal e risvegliare i Soulburn da un lungo sonno durato 16 anni.

La formazione attuale della band rimane nuovamente incentrata sui due vecchi membri Bagchus e Daniels, con l’aggiunta questa volta di un ulteriore chitarrista (Remco Kreft, compagno di avventura dei due musicisti anche nei Grand Supreme Blood Court, altra band quasi completamente formata da membri degli Asphyx, presenti e passati) per una resa migliore dei brani in sede live. A completare il tutto è stato chiamato Twan van Geel (Flesh Made Sin, Legion Of The Damned) al basso ed alla voce, andando così a sostituire Wannes Gubbels.

The Suffocating Darkness” si distacca notevolmente da quanto fatto dalla band nel disco d’esordio. I toni “alla Asphyx” sono stati quasi totalmente abbandonati, anche se alcune influenze doom permangono ancora in brani quali “The Mirror Void” e “Claws Of Tribulation”, e tutto l’album suona molto più black che in passato. La presenza quale solista di van Geel riesce a non far rimpiangere l’operato di Gubbels, anche se il cambio potrebbe lasciare un po’ spiazzato qualche vecchio fan. La prestazione del nuovo cantante è in perfetta linea con quell’aura di oscurità che pervade tutto il disco. Le singole canzoni sono soffuse da un sound estremamente minimale asciugato di tutti gli elementi non necessari, e debitore in maniera quasi indecente di quelle influenze ottantiane per cui Bagchus va ghiotto. Le undici tracce che compongono questo album sembrano più un omaggio sfacciato (quasi una copia) ai Bathory che un’opera inedita dei Soulburn, e sebbene il livello qualitativo nel suo insieme possa essere considerato di buona fattura, la mancanza quasi totale di originalità ed il plagio più che evidente non giocano affatto a favore del prodotto.

Un album che piacerà sicuramente a chi stravede per i Bathory e per il decennio che li ha resi famosi, ma un grandissimo passo falso per i Soulburn.




01. Apotheosis Infernali (Intro)
02. Under The Rise Of A Red Moon
03. The Mirror Void
04. In Suffocating Darkness
05. Absinthesis
06. Hymn Of The Forsaken II
07. Black Aura
08. I Do Not Bleed From Your Crown Of Thorns
09. Wielding Death
10. Claws Of Tribulation
11. Eden's Last Sigh (Outro)

Intervista
Marathon: Mark Kelly

LiveReport
Architects - Live at the Royal Albert Hall - Londra 21/11/20

Speciale
Videointervista - Moonlight Haze

Recensione
Iron Maiden - Nights Of The Dead - Legacy Of The Beast, Live In Mexico City

Speciale
L'angolo oscuro #13

Intervista
Ellefson: David Ellefson