Thunder
Stage (Live in Cardiff)

2018, earMusic
Hard rock/Arena rock

Un sodalizio che ha ottenuto molto meno di ciò che avrebbe potuto meritare.
Recensione di Manuel Di Maggio - Pubblicata in data: 08/06/18

Erano i primi anni '90 e i Thunder avevano dato alla luce tre album che li avevano fatti balzare in posizioni di rilievo nelle classifiche, muovendo anche l'interesse della critica e di altri musicisti tra i quali David Coverdale che si disse interessato a una collaborazione coi suoi Whitesnake. Come molte band hard rock dell'epoca, quando il genere "passò di moda", anche i Thunder vennero dimenticati dal grande pubblico e dalla critica ma non per questo si sciolsero (vi fu uno split nei primi anni 2000 ma abbastanza breve), continuando a sfornare dischi e live di tutto rispetto, sino a questo nuovo lavoro, un album che raccoglie una performance dal vivo: "Stage".


Dischi dal vivo, dicevamo. Un tempo si diceva che per valutare appieno una band bisognava ascoltarla in concerto, pertanto gli album live erano considerati degli snodi fondamentali per le carriere dei gruppi. Oggi, con l'immediata fruibilità di cui disponiamo, un album live si connota per un sapore ben diverso, ci appare vintage; e così è stata questa esibizione interamente registrata la notte del 23 marzo 2017 a Cardiff, quasi un tributo al passato della band e a tutto il mondo hard rock. Certe idee, certe proposizioni appaiono abbastanza classiche, parecchio old style e anche un po' nostalgiche. Per certi attimi sembra di avere a che fare con un revival della musica dei Free, dei Mott The Hoople, dei Bad Company, dei Nazareth e, talvolta, persino degli Who di "Who's Next". Non mancano infatti i momenti clap your hands ("Back Street Symphony", "Higher Ground"), o i cori con il pubblico, senza dimenticare anche la ballata romantica, immancabile ("Right from the Start", "Love Walked") nella tradizione hard rock.


Una cosa che forse potrebbe far storcere il naso a coloro che non sono assidui seguaci della band - soprattutto negli ultimi due lustri - è la setlist scelta. Vengono quasi interamente riproposti brani estratti dagli ultimi due album in studio e alcuni tra i maggiori successi del primo storico disco "Back Street Symphony", tra cui, oltre la già citata title track e "Higher Ground", compare anche "Dirty Love", il primo singolo a raggiungere una posizione di rilievo nelle classifiche di allora. Tutto ciò che intercorre tra "Laughing on a Judgement Day" e "Bang!" è come se fosse stato cancellato. Scelta plausibile per creare un ideale ponte generazionale ma comunque piuttosto azzardata.


Una caratteristica che ha fatto sì che i Thunder siano, a tutt'oggi, così amati in Gran Bretagna è di certo la formazione che, a parte i due cambi al basso negli anni '90, è rimasta pressoché invariata sino a oggi, proponendo un ottimo duetto tra Luke Morley e Ben Matthews alle chitarre, accompagnate da un Chris Childs parecchio presente alle quattro corde - in questo live vero e proprio mattatore - e dalla voce quasi imperturbabile di Danny Bowes, uno degli elementi più riconoscibili del gruppo. Il suo cantato appare praticamente immutato e sembra non aver subito l'usura del tempo. Anche Harry James - da non confondere con l'omonimo compositore jazz degli anni '20 - , lo storico batterista, in questa performance, riesce ad esprimersi al massimo delle proprie capacità, mostrando una pulizia e uno stile quasi metronomico. A rendere ancora più variegato e, perché no, più vintage, il suono, ci pensano anche le tastiere suonate da Matthews, il quale non sarà un chitarrista solista paragonabile al suo collega Morley, ma nasconde un estro maggiormente assimilabile al polistrumentista o al compositore. Basti pensare che in "In Another Life", Matthews tira fuori un pianoforte elettrico e si esibisce in un intermezzo che non ha nulla da invidiare ai migliori pianisti jazz, estraendo dal cilindro addirittura l'organo hammond per i ritornelli, riproponendolo in altri brani successivamente come la lunga "Don't Wait for Me".


A concludere l'album, ovviamente, non poteva che esserci proprio "Dirty Love", il già citato singolo che lanciò i Thunder nel 1990. Come nella migliore tradizione live, Bowes allunga un po' il brodo insieme ai suoi compari creando attesa nel pubblico che esplode quando il brano inizia. E, citando i padri fondatori dei live hard rock - i Led Zeppelin - i Thunder prendono un brano di cinque minuti e lo trasformano in uno di dieci, concludendo così un live classico, fatto con uno stile di certo non innovativo ma perfetto nella sua essenza. Un album che è una macchina del tempo in grado di farci riassaporare la musica di trenta o quarant'anni fa. "Stage" è un live fatto da mestieranti piuttosto navigati, un tempo astri nascenti del mondo hard rock i quali, a quasi trent'anni di distanza, appaiono come un sodalizio che ha ottenuto molto meno di ciò che avrebbe potuto meritare.





CD 1

01.No One Gets Out Alive
02.The Enemy Inside
03.River of Pain
04.Resurrection Day
05.Right from the Start
06.Back Street Symphony
07.Higher Ground
08.In Another Life

 

CD 2

 

01.The Thing I Want
02.Don't Wait for Me
03.Rip It Up
04.Love Walked in
05.I Love You More than Rock N' Roll
06.Wonder Days
07.She Likes the Cocaine
08.Dirty Love

 

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