Stone Temple Pilots with Chester Bennington
High Rise [EP]

2013, Play Pen LLC
Post Grunge

Fuori Scott Weiland, dentro Chester Bennington: la rinascita degli Stone Temple Pilots
Recensione di Francesco De Sandre - Pubblicata in data: 13/10/13

Uno dei ritorni più attesi del 2013 coinvolge una delle band californiane più discontinue e imprevedibili del Grunge, che dal 1986 tra rinvii, successi imparziali, tossicodipendenze, reunion, soundrtacks e qualche singolo piazzato in alta classifica è ormai divenuto Post Grunge. Succede però che un giorno Scott Weiland si ritrovi fuori dal gruppo, sostituito dal Linkin Park Chester Bennington: ne viene a conoscenza, a suo dire, leggendo i giornali. Ora, indagare sulle motivazioni che hanno spinto gli Stone Temple Pilots a licenziare il proprio fondatore, la cui reazione non è stata poi così sconsolata o coraggiosa – limitata per lo più a rivendicazioni a livello giuridico, con una querela risolta in tribunale – non fa testo a fronte della pubblicazione del nuovo, generoso EP “High Rise”. A seguito di tali movimenti, il marchio di fabbrica è cambiato: la label di produzione è l’indipendente Play Pen, e la nuova denominazione del gruppo è, ufficialmente, Stone Temple Pilots with Chester Bennington.

 

On Air il singolo circola già da qualche mese: non c’è tempo per riflettere sulle motivazioni o sugli sviluppi futuri, l’intro di “Out of Time” sgorga veloce ed eleva la voce di Chester in un coro sfrenato. L’effetto surreale di non udire più Scott a traino della sua ormai ex-band è sorprendente e lascia inizialmente spaesati. Il secondo singolo estratto dall’EP, “Black Heart” riflette l’eredità raccolta indirettamente dai fratelli DeLeo dall’esperienza Velvet Revolver. Nel complesso, pare proprio che gli Stone Temple Pilots vogliano fare sul serio: le cinque tracce – sette nell’edizione giapponese – si susseguono piacevolmente, ed ognuna presenta un aspetto che merita una nota di lode, come il più classico dei CD promozionali che una giovane band agli esordi spedisce in giro per farsi notare ed apprezzare. L’EP è valido e poliedrico: i brani più commerciali sono i primi 2, e nelle successive “Same on the Inside”, “Cry Cry” e “Tomorrow” viene lasciato molto spazio sia alla capacità correlativa di mr. Bennington sia allo sfogo artistico di riff assortiti.

 

C’è davvero del buono nella proposta innovativa dei Pilots, ora che Weiland è solo un ricordo: grazie a Bennington il gruppo acquisisce una nuova identità, più professionale: il nuovo frontman eleva il livello di classe della band. Come se lasciasse ai Linkin Park l’onere della continua progressione e sperimentazione, rivivendo il sound più classico grazia alla sua nuova collaborazione, Chester si getta in questa nuova avventura con grande entusiasmo: le previsioni sono davvero ottimiste, specialmente in chiave live.   





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