Symphony X
Underworld

2015, Nuclear Blast
Progressive Metal

Recensione di Eleonora Muzzi - Pubblicata in data: 25/07/15

Che ogni disco dei Symphony X possa venir assimilato a un viaggio (mentale o effettivo a gusto vostro) ormai è un dato di fatto. Questa volta però si parte davvero per andare a rivisitare le varie rappresentazioni dell’inferno offerte da letteratura e leggende. Traendo spunto da Dante, o dalla mitologia greca e nordica, la band americana ci accompagna in undici diverse rappresentazioni dell'oltretomba. Lanciata alla massima velocità, quest’ultima release è una corsa a rotta di collo attraverso i corridoi di una strana, e a tratti inquietante, galleria d'arte dove i quadri prendono vita.

 

Ne è passata di acqua sotto i ponti da Iconoclast. Dai problemi di salute di Jason Rullo, apparentemente risolti come dimostrato da quest’ultima performance, ai side project di un infaticabile Allen, molto è successo negli ultimi quattro anni. E questo molto ha contribuito a un’ulteriore maturazione del sound, già palese in Paradise Lost e confermata dalla precedente fatica datata 2011. E Underworld ne è la definitiva consacrazione. Si tratta infatti di un album al limite della perfezione, coinvolgente dall'inizio alla fine e soprattutto costituito da composizioni incredibilmente ricche senza risultare pesanti o eccessivamente "piene".

 

Il carattere del disco si intuisce già dalla breve "Overture": diretto, devastante e a tratti solenne. Segue poi il singolo "Nevermore". Chi l'ha già ripetutamente ascoltato concorderà che è proprio l’introduzione azzeccata. Essa fornisce infatti un'idea abbastanza precisa dei brani successivi. Dopo la splendida titletrack, ricca di tastiere che ricordano i primi tempi della band, troviamo il secondo singolo "Without You", gran prova vocale di Allen che si gioca tutta l'espressività in canna e dona un'anima a una traccia già perfettamente caratterizzata a livello musicale. Lo stesso vale per "Kiss Of Fire" e "Charon", ovveri i brani più ispirati all'Inferno dantesco nonché i pezzi più tirati, i più heavy e dark. Merito delle chitarre downtuned che prendono il sopravvento e, assieme alle pesanti orchestrazioni, soprattutto nel caso della prima, donano un tocco di solennità ai brani centrali.

 

"Underworld" tocca il suo apice con la mini-suite "To Hell And Back". Il brano non solo è lungo, come nella miglior tradizione del progressive dai Jethro Tull al giorno d’oggi, ma anche articolato in più sezioni ben integrate le une con le altre. Si parte con un'introduzione di tastiere e chitarra, quasi sommessa, che ricorda vagamente il brano "The Grid" dei Daft Punk (dalla colonna sonora di Tron: Legacy), poi lo scatto in una strofa estremamente aggressiva, quindi un ritornello più melodico. Una canzone abbastanza standard per una band come questa ma arricchita dal valore aggiunto negli ultimi anni tanto da diventare un piccolo capolavoro.

 

Uscite quasi dallo stesso stampo di "To Hell And Back", "Swansong" e "Legend" chiudono in maniera splendida l'album. Del resto, più è complicato il puzzle, maggiore è la soddisfazione di posare gli ultimi due pezzi. Soprattutto la seconda racchiude in sé tutte le caratteristiche principali del disco. Veloce, dal sapore un po' ottantiano merito del sintetizzatore dal sound retrò, ha una forte anima drammatica data soprattutto dalla voce. Il tutto rafforzato dagli assoli di tastiera e chitarra con Romeo e Pinnella impegnati ad inseguirsi sul pentagramma ad alta velocità in uno dei momenti solisti più alti di "Underworld".

 

Ricco di sfaccettature, caratterizzato da riff granitici e orchestrazioni di altissima caratura, "Underworld" è la riprova che i Symphony X, per molto tempo relegati a versione fantasy dei Dream Theater, sono riusciti a distinguersi nel panorama progressive metal odierno, con un sound tutto loro, ben definito e caratterialmente molto forte. Sostenuti dai virtuosismi di Romeo e Pinnella, e capitanati dal poliedrico e intenso Allen, ci regalano un album al pari, se non migliore, dell'acclamato predecessore al punto da elevare, se possibile, un livello qualitativo già sorprendentemente alto. Se avete amato "Iconoclast" difficilmente rimarrete delusi dal successore.





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