Underworld & Iggy Pop
Teatime Dub Encounters [EP]

2018, Caroline International
Elettronica

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 24/07/18

Due anni orsono James Newell Osterberg Jr. smaltiva i postumi di una provvidenziale "Post Pop Depression" in compagnia di Josh Homme, crogiolandosi al sole rovente nel deserto della California, mentre ricordi berlinesi e viaggi mentali in Paraguay ne riempivano le interminabili giornate. Nello stesso periodo, dotato del dono dell'ubiquità che spetta soltanto agli immortali, lo ritroviamo a sorseggiare un infuso tipicamente albionico al Savoy Hotel di Londra, conversando con gli Underworld circa la possibilità di un musicale ménage à trois: l'esito dell'amabile discussione viene ratificato dalla realizzazione di "Teatime Dub Encounters", un EP di quattro pezzi così rifinito nei minimi dettagli da apparire in realtà frutto di un progetto ben studiato a tavolino. Del resto il nostro si conferma un habituè in tema di collaborazioni: sebbene l'artista di Muskegon da sempre metta  a segno i colpi migliori quando si lascia guidare e disciplinare dalla longa manus di altri colleghi, ebbene, questa volta tocca a lui dare lustro all'opera del duo elettronico britannico. Non che Karl Hyde e Rick Smith appartengano alla categoria dei parvenu: nonostante siano stati costretti ad attendere l'inclusione del brano "Born Slippy" nella soundtrack del film "Trainspotting" (1996) per assaporare il successo planetario, gli inglesi costituiscono comunque un punto fermo nel panorama della club culture mondiale. Indubbiamente però la pubblicazione di un lavoro con la presenza di lusso di Iggy Pop determina un innalzamento del valore di pezzi che altrimenti avrebbero corso il pericolo di finire non tanto nel vortice dell'anonimato, quanto piuttosto nel carnaio della serialità usa e getta.


In apertura, lo spoken word dell'ex Stooges sillabato sull'alternative trance a 130 bpm di "Bells & Circles" risulta straniante, eppure efficace: fa sorridere e inquieta il contrasto tra l'atmosfera tenebrosa evocata dalla cadenza quadrata della cassa dritta e dalla sequenza martellante dei beat e la narrazione sbilenca dello statunitense incentrata su come fosse piacevole viaggiare e fumare sugli aerei negli anni '80. E perché no, magari tirarsi un grammo di cocaina in santa pace e chiedere alla hostess un numero di telefono subito dimenticato a causa di un cervello totalmente prostrato dalle sregolatezze: il profondo timbro da predicatore apocalittico del singer contribuisce ad accrescere il battito groovy dell'eccentrica traccia. E laddove cinematici loop percussivi irrorano le frenetiche orbite dark di "Trapped", nell'ambient lounge di I'll See Big" il vocalist racconta, su un tappeto ritmico rilassato e sognante, del sostegno ricevuto, nei momenti difficili della propria esistenza, da una combriccola di amici bizzarri e socialmente disadattati. Il timbro dell'ugola rimane ancora dalle parti del sermone, ma in chiusura, nell'ipnotica danza progressive house di "Get Your Shirt", il cantato diviene più mobile e avvolgente: una metamorfosi necessaria al fine di rendere meno amari i ricordi di scelte sbagliate e delusioni d'ogni risma, per un uomo che, nella coppia dei versi conclusivi "It's getting harder to be free / It's getting so much harder to be me", sembra quasi voler sintetizzare la storia di un intenso percorso personale affrontato con inesauribile vitalismo scenico.

 
Dopo una catena di album dignitosi, benché non memorabili, Iggy Pop, in combutta con gli Underworld, torna ai livelli che gli competono e prosegue in quell'esplorazione coraggiosa dei generi caratteristica dell'intera carriera. Il camaleontismo dunque sinonimo di scoperta di nuovi orizzonti: l'Iguana si insinua, ironica e sorniona, tra le piste da ballo e le camere di decompressione dei rave party, custodendo gelosamente l'alchemico elisir dell'eterna giovinezza.

 






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