Destrage
The Chosen One

2019, Metal Blade Records
Alternative Metal

Stessi ingredienti, ricetta rinnovata: i Destrage fanno di nuovo centro.
Recensione di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 24/05/19

Esistono band per cui è impossibile sedersi sugli allori, senza mettersi alla prova ed evolvere costantemente la propria idea di musica. I Destrage sono uno degli esempi più fulgidi di questa ideologia. Nella propria carriera ormai ultradecennale, il quintetto milanese ha sempre applicato alla lettera quanto dichiarato nella traccia di apertura di "Are You Kidding Me? No.", distruggendo, creando, trasformando e sublimando il proprio sound, in un'ammaliante e riuscita ricerca continua e senza meta. Come da miglior tradizione, non fa eccezione neanche il quinto album in studio, "The Chosen One", nel quale la band riesce a sorprendere ancora una volta il pubblico con un lavoro camaleontico e ben riuscito sotto ogni punto di vista.

 

Come dichiarato dal cantante Paolo Colavolpe nella nostra intervista, l'approccio al disco si è differenziato rispetto al precedente "A Means To No End" per una scrittura dei brani inizialmente individuale, che ha portato quindi a un minuzioso lavoro finale di selezione. Quanto raccontato è facilmente riscontrabile nell'album: le otto tracce che lo compongono sono schegge impazzite che viaggiano in ogni direzione, ma che allo stesso tempo risultano in un lavoro estremamente compatto e coerente. In una serie di pezzi che passano in rassegna un numero spropositato di generi e influenze diverse, nulla è fuori posto e, in mezzo alla pura follia che ha sempre contraddistinto i Destrage, tutto è pensato e collocato in modo perfetto.

 

Soluzioni e arrangiamenti di primo livello vengono affiancati a suoni pieni e corposi, che mettono in risalto lo straordinario talento tecnico di tutti i musicisti. Ritmi forsennati, riff intricati, stacchi dal sapore -core: gli ingredienti tipici dei Destrage sono sempre gli stessi, ma anche questa volta la ricetta viene rielaborata e proposta in modo nuovo e fresco, senza mai risultare noiosa o pacchiana. Un ulteriore punto di forza dell'album è la capacità di infilare parti melodiche ed orecchiabili in equilibrio con le componenti del sound che un orecchio poco allenato troverebbe più "ostiche": ogni canzone è una continua sorpresa che si lascia ascoltare con estrema facilità.

 

La band riesce a sorprendere fin dalla titletrack posta in apertura, che dopo una lunga intro sfocia in una tempesta che viene interrotta sul più bello. Ma il divertimento è appena iniziato. I Destrage dilagano infatti già con l'intricata e veloce "About That", nella quale Colavolpe mette immediatamente in mostra la sua versatilità, alternando con efficacia cantato melodico ed estremo. Passando per la più spigliata "Hey, Stranger!", fanno coppia le dissonanti "At The Cost Of Pleasure" e "Rage, My Alibi", nelle quali Ralph Salati e Matteo Di Gioia alternano con maestria riff ribassati a passaggi da lasciar stordito l'ascoltatore, fino ad arrivare a parti più soft e delicate. La sezione ritmica a dir poco intricata di Gabriel Pignata e Federico Paulovich costituisce il forsennato e instancabile motore di ogni brano, a maggior ragione in pezzi come la devastante "Headache And Crumbs" e la folle "Mr. Bugman". Il lavoro si chiude con "The Gifted One", magnifico pezzo in crescendo che va a legarsi alla opener, sugellando una sorta di ciclicità dell'opera.

 

Sembra che i Destrage non siano in grado sbagliare un colpo. "The Chosen One" è un altro prodotto accattivante e realizzato con cura, con il quale la band continua la scalata ai vertici del metal nazionale (e non solo). Genio e sregolatezza si inseguono e si alternano, raggiungendo un equilibrio sostanziale. Oltre alle certezze sempre rimarcate e garantite dal quintetto, quello che rimane è la speranza che possa rivaleggiare in breve con i pesi massimi internazionali anche quanto a fama e successo. Il talento, invece, c'è già da tempo.





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