Eunomia
The Chronicles Of Eunomia, Pt.1

2018, Pride & Joy Music
Symphonic Power Metal

Recensione di Fabio Polesinanti - Pubblicata in data: 21/08/18

Purtroppo è diventato ormai inevitabile inforcare gli occhiali e mostrare la nostra espressione più severa quando si tornano a vedere battaglie, elfi, orchi e guerrieri, perfettamente impacchettati e confezionati in un concept su un nuovo mondo epic-fantasy. E' una tendenza quasi naturale prepararci con la penna rossa dietro la scrivania, per tracciare e segnalare tutti gli errori che troveremo, come dei severi e anziani maestri, ben consapevoli che ci potrebbero essere molto probabilmente delle copiature o riferimenti mai troppo velati. Inevitabile poiché il mercato è stato fin troppo alimentato da produzioni del genere, inflazionando tematiche e songwriting in maniera decisamente eccessiva. Questo non vuol dire certo partire prevenuti, ma è più che altro un inconscio desiderio di poter rimanere piacevolmente stupiti a livello di musica e testi, su un terreno che rischia di fare scivolare nella banalità chi ha il coraggio di affrontarlo nuovamente. Ci provano i due fratelli norvegesi Peter e Marius Danielsen con il progetto Eunomia, nato nel 2011, e che porta alla luce, dopo 2 anni di gestazione "The Chronicles Of Eunomia Part 1" dove si narrano per l'appunto vicende e storia dell'omonimo mondo incantato. Il disco vanta numerosi artisti come special guest, tra i quali spiccano il nostro Alessandro Conti (Trick or Treat, Luca Turilli's Rhapsody, Twilight Force) Henning Basse (Firewind) e Victor Smolski (Almanac, ex Rage).


Non si rimane di certo impressionati dalla partenza: "Crystal Sword", dopo il classico intro fantsy-recitato, ci introduce alla release, ma risulta una canzone abbastanza piatta e banale, che di sicuro manca di quell'energia che l'inizio di un lavoro del genere deve per forza possedere. Peter Danielsen, pur avendo un timbro di voce interessante, manca un po' di quelle sfumature e quei virtuosismi tanto cari al genere proposto. I ritmi accelerano con "Dark Horizon" ma si continua a percepire quella sensazione di "già sentito", estremamente enfatizzata da una qualità compositiva non all'altezza, soprattutto da chi ha il coraggio di riproporre un concept su tematiche largamente sfruttate. Il tiro si aggiusta un pochino con la successiva "Freedom Call", dove il chorus e l'epicità a tratti marziale riesce a conquistare timidamente l'ascoltatore, cercando di portarlo nelle terre fantastiche e sognanti di Eunomia, anche grazie al buon intreccio vocale di Marcus, Peter e lo special guest Anders Skøld che qui si alternano dietro il microfono. Rimane interessante anche "Glory Of The King", che presenta una cadenza epic-power convincente grazie all'ospite Francesco Cavalieri (Wind Rose, Fairyland) alla voce. 

 

"We Will Not Surrender" ha finalmente qualche barlume di originalità e riesce a catturare l'attenzione di un ascoltatore che già da un po' brama di lasciarsi trasportare dalla musica, che parte lenta ed intrisa di melodia, per poi proseguire con una cavalcata power-heavy degna di nota. La successiva "March for Freedom" è un'altra speed-song, che trasmette almeno in parte quella velocità e potenza che sicuramente ci si aspettava di sentire all'inizio del disco. Sulle stesse coordinate è la successiva "Eternity", con alla voce David Henriksson (ex Insania, HeeL), che si muove su note decisamente più alte. Anche grazie a lui questa risulta una delle migliori canzoni del disco. Se la prima parte del concept peccava di mancanza di pathos, potenza e coinvolgimento, la seconda parte, pur recuperando parzialmente queste caratteristiche, non riesce a catturare l'ascolto e l'attenzione e brani come "Stand Up And Fight" si perdono tra il piacevole e l'innocuo. Le successive "The Last Stand" e "Dangerous Times Ahed" risultano ambiziose, anche per il loro elevato minutaggio. Mentre la prima gioca su ritmi veloci, epici e cori, la seconda si muove su coordinate più fantasy con ritmi marziali e un songwriting che passa da parti più lineari, sino ad arrivare ad improvvisi cambi e accelerazioni, risultando molto più originale e gradevole. Ma è molto probabile che l'attenzione degli ascoltatori abbia faticato non poco ad arrivare sino a qui, e la conclusione con la song/outro "Until The End", più recitata che suonata, chiude il concept lasciando non poche perplessità. 

 

Nel pieno dell'anno 2018, proporre un prodotto del genere è davvero rischioso, e chi si imbatte in un'impresa di questo tipo deve esserne consapevole. Pur apprezzando il lavoro che si cela dietro la creazione della storia, i testi e l'insieme di ospiti più o meno noti che ha collaborato al progetto, quella che risulta la pecca più grande è l'aspetto musicale e compositivo di tutta l'opera. Non si punta il dito solamente sulla mancanza di originalità, che poteva sembrare già palesemente scontata, ma ad essa si aggiunge la mancanza di coinvolgimento, di tiro, e soprattutto la presenza di ben poche canzoni perlomeno orecchiabili e che rimangono in mente, pur nella loro semplicità. Anche la scaletta dei brani proposti risulta non vincente, facendo perdere il focus e l'attenzione da parte di chi ascolta. Per fare questo tipo di musica e questo tipo di concept ci vuole qualcosa in più, sotto molti punti di vista, altrimenti si rischia di cadere nel dimenticatoio senza troppi e lunghi viaggi epici.





01. The Beginning
02. Crystal Sword
03. Dark Horizon
04. Freedom Call
05. Glory Of The King
06. We Will Not Surrender
07. March For Freedom
08. Eternity
09. Stand Up And Fight
10. Last Stand
11. Dangerous Times Ahead
12. Until The End

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