Explosions In The Sky
The Wilderness

2016, Temporary Residence Limited
Post Rock

Variazioni entropiche ed empatia sono gli elementi chiave che echeggiano nella nuova creatura degli Explosions In The Sky
Recensione di Pamela Piccolo - Pubblicata in data: 17/10/16

Settimo album in studio per gli Explosions In The Sky, "The Wilderness" apre una nuova pagina nella carriera musicale del quartetto di Austin, Texas, rivelandosi una conferma del loro temperamento musicale post-rock e un album intriso dell'elemento elettronico, nonché di rimandi alla musica classica austriaca di metà Ottocento.

 

Temporali di distorsioni echeggiano lungo l'intero disco. E mentre la prima traccia del disco, "Wilderness", aprendosi con una chiave elettronica imponente lascia entrare, facendole spazio, la chitarra elettrica, ecco che sembra spegnersi al solo minuto 2:38. I ritmi sono cadenzati, tuttavia la quiete non dà modo alla tempesta di seguitare.
Un balletto sembra aprire "The Ecstatics", seconda traccia di "The Wilderness". Nessun brano poteva ricalcare così alla lettera il titolo scelto per esso. "The Ecstatics" è estasi. Una composizione immensa cui fa seguito "Tangle Formations", track che vede il gruppo texano all'apice di ciò che li rese famosi a inizio anni 2000. Mentre la componente elettronica ha rivestito i primi due brani dell'album, "Tangle Formations" è un marchio registrato degli Explosions In the Sky, dove la batteria torna a rifarsi noise e le chitarre vi si sommano pulite.

 

Gli Explosions In The Sky hanno distrutto e ricostruito il proprio suono dandogli una sferzata di vitalità e dinamicità. Ma quanta, realmente?

 

Un orecchio poco critico potrebbe pensare che "Logic of a Dream" apra alla presenza di un organo. E invece si tratta sempre dell'astuzia del quartetto strumentale, in grado di sviluppare suoni e rumori con un solo pizzicar di corde.
Rullo di batteria e doppio pedale. E poi si apre alla dissolvenza. Musica classica in un crescendo armonioso e bellico. Niente urla, bensì distorsioni chitarristiche. Vogliono raggiungere l'Alto per poi ridiscendere. Ed ecco che, a metà brano, veniamo introdotti in un paesaggio fiabesco. I quattro ragazzotti ci trasportano quindi da una stagione dell'umore ad un'altra. Non è rassicurante tornare al proprio porto?
La classica non abbandona "The Wilderness". Ne è un altro esempio calzante "Disintegration Anxiety".
I sali/scendi musicali non sono meno attenutati o accentuati rispetto ai precedenti lavori degli Explosions In The Sky, sono semplicemente più brevi. Ecco perché questo album ci lascia talvolta a bocca aperta, proprio per la rapida, anche se forse non cercata, chiusura del cerchio.
Mentre "Infinite Orbit" è con i suoi 2:38 minuti il pezzo più brevilineo dell'album, è un concentrato delle qualità artistiche della band viranti verso quel genere etichettato come post-rock che da sempre denigra.
"Colors in Space" ci dà in pasto uno stile grunge/rock al raggiungimento del cui climax termina di getto impunemente. Al contrario "Landing Cliff" rappresenta il manifesto del post-rock. Una lievissima distorsione fa sperare a qualche sferzata shoegaze, invece è solo pace e morbidezza di spirito.

 

La frammentarietà che è quindi tornata in casa Explosions è anche sinonimo di una ricerca stilistica che lascia lievemente incerti. O forse è necessario qualche ascolto in più, che permetta di capire come anche il troncamento netto della ottava traccia sia un bene e non un male.





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